Carlos Soler – Scheda Scouting

2018: oggi è possibile diventare professionista e guadagnare discretamente grazie ad una PlayStation e tanta tanta abilità col joypad. Quindici anni fa quest’occasione non c’era e i videogiochi erano solo semplici valvole di sfogo per tanti tifosi e appassionati di calcio di sbizzarrirsi col pallone anche virtualmente. Nel 2002 un bambino valenciano di 5 anni venne “corrotto” dal nonno Rafael con un GameBoy i cambio dell’iscrizione alla scuola calcio. Oggi è diventato professionista e guadagna discretamente grazie al pallone vero, ed è nel nostro mirino. Lo Juventibus Scouting Team torna ancora in Spagna e questa volta è il turno del valenciano Carlos Soler.

 

 BIOGRAFIA 

 

Carlos Soler Barragán è nato il 2 gennaio 1997 a Valencia. E’ soprannominato El Chino per la forma “mandorleggiante” dei suoi occhi (appellativo condiviso con un altro ex canterano del Valencia, un certo David Silva). Primi calci alla scuola calcio Querubin ma passa velocemente alle giovanili del Valencia, dopo essersi messo in mostra giocando con i bambini di due anni più grandi e mettendo a segno una tripletta proprio contro la squadra “Benjamin C” dei Murciélagos.

Dopo oltre 500 gol(!) segnati giocando da punta durante la trafila, arriva nella selezione Juvenil A allenata da Ruben Baraja, che lo sposta sulla trequarti. Successivamente nella squadra B, sotto la guida di altri due ex, Curro Torres prima e Miguel Angulo poi, viene impiegato come playmaker davanti alla difesa. Qui si consacra, tanto che nel 15/16, oltre a disputare la Youth League, viene inserito regolarmente negli allenamenti della prima squadra da Gary Neville e Pako Ayestarán. Tuttavia, il debutto arriva solo nella stagione 2016/17, dopo la gestione di Ayestarán sarà il subentrato Cesare Prandelli a lanciarlo il 10 dicembre 2016, in sostituizione di Mario Suárez.

Da questo momento Carlos entra in pianta stabile tra i calciatori più utilizzati, nonostante i vari cambi della guida tecnica.
La svolta totale arriva però nella stagione in corso, con l’avvento di Marcelino e il nuovo impiego da esterno destro nel centrocampo a 4, con risultati nettamente positivi.

 
 

 NOTE SUL FISICO 

 

 
 

180cm x 76kg, è un perfetto ectomorfo: longilineo con una muscolatura non particolarmente sviluppata sia negli arti superiori che in quelli inferiori. Spalle un po’ spioventi.

La stazza non troppo pronunciata ma nemmeno irrisoria gli consente di muoversi con leggiadria. E’ dotato di un innato senso dell’equilibrio, di un perfetto controllo del proprio corpo e dunque di una coordinazione pressoché perfetta.

 
 

 
 

Durante la corsa assume una postura eretta, la sua progressione è essenziale ed elegante. Non è dotato di grandi doti velocistiche né sul lungo né sul breve, ma l’agilità gli consente di disimpegnarsi egregiamente anche in situazioni più dinamiche. Non possiede nemmeno una prorompente forza fisica, mancanza che colma con un intelligente uso del fisico (1.3 contrasti  e 0.4 duelli aerei vinti a partita).

 
 

 PUNTI DI FORZA 

 
 
Carlos è un concentrato di tecnica, intelligenza calcistica e capacità balistiche.
Possiede una tocco essenziale e sopraffino, difficilmente lo si vede esibire funambolici tricks ma la consapevolezza ed il controllo maturo del proprio corpo gli permettono di tenere il pallone sempre incollato al piede, agevolandone gli spostamenti e le incursioni.

 
 
Piede destro potente e preciso. Già da bambino la tecnica e la potenza di tiro attirarono l’attenzione degli osservatori del Valencia. Una capacità di calcio straordinaria che è stata sfruttata nel corso degli anni allontanandolo dalla porta e sfruttandone la facilità di lancio per trasformarlo in regista.

L’evoluzione tattica multiruolo ha reso Carlos un calciatore completo, che fa della duttilità una delle sue armi migliori. Partendo da esterno destro si muove con grande libertà, interscambiandosi spesso con i compagni di reparto e occupando sapientemente l’halfspace per liberare la fascia per le discese dei terzini. Si può definire a buon diritto un centrocampista totale.

Dimostra una conoscenza dei tempi del gioco propria dei grandi registi, gioca indifferentemente il pallone su tracce interne che esterne, sempre in verticale quando possibile (grazie anche alle precise consegne tattiche e la rapidità di giocata richieste da Marcelino).

Con quel piede destro è un’arma potentissima in fase di possesso, riuscendo ad essere decisivo in fase di sviluppo e rifinitura del gioco (83% di passaggi riusciti e 1 key pass a partita, 4 assist in stagione) e pericolosissimo anche nelle conclusioni dalla distanza.

 
 

 
 

La grande astuzia per i tempi di gioco gli permette di essere un ottimo finalizzatore, sfoggiando anche doti d’inserimento.

 
 

 
 

Nonostante come detto non sia un fulmine di guerra, è decisamente abile nel dribbling nello stretto ed in generale nelle giocate che richiedono precisione e rapidità in situazioni di spazio ridotto.

Un mix di caratteristiche che hanno convinto Marcelino a trasformarlo in un esterno abbastanza atipico, decentrandone il riferimento in fascia per poter essere prezioso per la squadra nelle uscite e catalizzare il pallone attirando le difese su zone periferiche.

 
 

 DEBOLEZZE 

 
 
Carlos ha il difetto di essere un calciatore fondamentalmente monopiede. Il mancino lo utilizza pochissimo, solo in situazioni di estrema necessità, e principalmente per concludere (mai in conduzione, raramente forza i passaggi).

In fase di non possesso non si lesina, riuscendo a fornire sufficienti raddoppi e adempimento ai compiti difensivi richiesti ad un esterno di ruolo. La generosità è però un’arma a doppio taglio, forse per questa ragione Marcelino lo impiega in una posizione in cui, nella sua squadra, l’apporto difensivo è limitato a situazioni periferiche e sempre coadiuvato dal resto della catena laterale. Grazie alla sua competenza e versatilità tattica, il ragazzo può sicuramente riuscire ad apprendere i meccanismi fondamentali di difesa posizionale anche in altri ruoli.

Soler punta tutto sui recuperi posizionali, non essendo la forza e l’intensità fisica prettamente il suo forte. Ha però margini di miglioramento nella lettura delle linee di passaggio avversarie, come dimostrano i solo 0.2 intercetti a partita, specialità che se affinata andrebbe a completare ottimamente la sua abilità nelle verticalizzazioni, tanto preziose nelle ripartenze Valenciane, nelle quali è chiamato ad aprire il campo agli uomini offensivi più rapidi.

A livello fisico/atletico potrebbe essere desiderabile un miglioramento, soprattutto dal punto di vista muscolare: un aumento della stazza non pregiudicherebbe il suo stile di gioco e lo renderebbe più resistente e capace di proteggere il pallone e far salire la squadra.
 
 

 JUVENTUS (?) 

 
 
In ottica Juventus è decisamente interessante l’ultima evoluzione come laterale del 4-4-2: non solo completerebbe il reparto esterni della formazione bianconera, già ben fornito di estrosi, ma rappresenterebbe con una crescita nella fase di non possesso un’ottima soluzione alternativa con aspirazioni di titolarità a molti dei problemi avuti in questi mesi nello sviluppo della mole offensiva.

Schierato nel 4-2-3-1 (4-4-2) come esterno destro, con un esterno sinistro più dedito all’uno contro uno e alla ricerca del fondo (come Costa), andrebbe ad occupare sovente l’halfspace nel settore destro, giocando dunque stretto come è solito chiedere ai suoi esterni offensivi Mister Allegri, liberando lo spazio per le discese del terzino, o liberando l’altro esterno per servirlo sfruttando la sua visione di gioco con un cambio campo sul lato debole della difesa avversaria. Sarebbe anche una soluzione alternativa nella regia offensiva, sgravando il giusto Paulo Dybala, e un sicuro appoggio nella costruzione bassa della manovra.