Alla scoperta tecnica del Porto: il 4-1-3-2 reparto per reparto

di Matteo Viscardi |

Lunedì 12 dicembre, a Nyon, è andato in scena l’attesissimo sorteggio degli ottavi di finale di UEFA Champions League. Il primo posto ottenuto nel gruppo H (4 vittorie, 2 pareggi con Lione, Siviglia e Dinamo Zagabria) garantiva ai bianconeri la certezza di evitare lo spauracchio Barcellona, ma teneva aperte le porte a scontri durissimi contro corazzate del calibro di Bayern Monaco e Real Madrid, senza dimenticare PSG e Manchester City. I Galacticos erano l’avversario più probabile, in base al calcolo combinatorio effettuato analizzando tutti i possibili incroci, ma l’estrazione svizzera ha portato in dote, alla banda Allegri, i più morbidi Dragoni del Porto, secondi in Primeira Liga. Se il sorteggio sarà stato effettivamente clemente, lo potremo dire solo al termine dei 180 (o 210) di gioco, tra do Dragao e Juventus Stadium, anche se i bianconeri partono ampiamente con i favori del pronostico in questa prima tappa sulla strada di Cardiff.

 

Ma il Porto 16/17 che squadra è?

Dando uno sguardo superficiale alla rosa del presidente Pinto Da Costa e rimembrando il Porto del recente passato, si potrebbe pensare a un team che basa le proprie fortune (stagionali) su una qualità offensiva sopra la media (anche in un palcoscenico scintillante e glitterato come quello della massima competizione europea), magari senza eccellere quando si tratta di proteggere la propria porta.

La prima parte di annata ha però messo in luce un cambio di rotta notevole rispetto agli anni precedenti così come la doppia sfida di playoff contro la Roma, ad agosto. In avvio di estate, la panchina del Porto è stata affidata a Nuno Espirito Santo, tecnico emergente della scuderia di Jorge Mendes, reduce da due esperienze da capo allenatore decisamente positive. Il tecnico nativo di Sao Tomè ha fatto sognare i tifosi di Rio Ave e Valencia (l’avvio della seconda stagione spagnola è stata difficoltosa, ma, di fatto, il suo addio è coinciso con l’inizio di un nuovo periodo nero per i ‘Taronges’) e viene scelto dal numero uno Da Costa per riportare la squadra a livelli consoni al proprio valore. Nuno conosce molto bene la nuova realtà, avendola assaggiata da calciatore (era un portiere di discreto livello, ndr) in un paio di segmenti di carriera, ed effettivamente ha impiegato poco tempo per apportare migliorie tecnico- tattiche.

Uno dei difetti più evidenti dell’antecedente gestione Lopetegui, e dell’intermezzo del traghettatore Peseiro, era l’inquietante disorganizzazione sulle palle inattive in ambito difensivo. Fantasma, questo, che è riapparso anche contro i giallorossi nel preliminare, ma pian piano è stato disinnescato dal lavoro dell’ex estremo difensore del Depor e del suo staff. Piazzati che sono invece un punto di forza in fase offensiva, anche e soprattutto grazie alla presenza di battitori di grande qualità: si pensi ad esempio a Brahimi o ad Alex Telles (terzino di spinta, visto anche all’Inter). Nuno non si è però limitato a tamponare l’emergenza palle ferme, costruendo in pochi mesi uno scheletro difensivo di primo livello, in grado di garantire una solidità sin qui con pochi eguali in Europa. I numeri parlano chiaro: solo 5 i gol incassati in campionato (con ben 9 clean-sheet in 13 gare) e 3 in Europa. Il tutto assume contorni ancora più interessanti se si pensa che il modulo proposto con maggiore continuità dal Porto è un 4132 flessibile, che flirta talvolta col 4312, e prevede la presenza contemporanea di almeno 4/5 giocatori prettamente offensivi.

porto

 

Quali le chiavi del “successo”?

Uomini ed atteggiamento. La spina dorsale è l’autentico ago della bilancia. Casillas, ad esempio, dopo alcuni anni di appannamento è tornato su buonissimi livelli.

https://www.youtube.com/watch?v=azArnNQcTq0

 

Dietro – La coppia di difensori centrali composta da Marcano e Felipe (colonna del Corinthians campione di Brasile 2015) è molto ben assortita: a tratti dominante sui duelli aerei, abile in marcatura e dotata di discreto senso tattico, è pure ben protetta dallo schermo Danilo Pereira. Il nazionale portoghese è uno perno imprescindibile in mezzo al campo, in grado di filtrare una mole impressionante di palloni e di dominare, sul piano fisico, a qualsiasi livello. La sua presenza consente a Nuno, soprattutto tra le mura amiche, di schierare due terzini di spinta. La fascia di sinistra è solcata da Alex Telles che, sollevato da rigidi compiti difensivi, offre con costanza prestazioni di spessore, impreziosite dalla sua perizia nei traversoni (137 cross effettuati dai Dragoni in UCL, non pochi e non per caso). A destra, solitamente, spazio per Layun (meteora atalantina). Il messicano è un mancino naturale che ama rientrare sul suo piede e calciare in porta, per sfruttare le eccellenti doti balistiche (a segno, proprio così, contro il Club Brugge). Entrambi positivi quando il Porto tiene il possesso del pallone (ha un notevole 56% in questa edizione Champions), rappresentano, però, l’anello debole della catena difensiva dei Dragoni. Ecco perchè non sorprenderebbe l’utilizzo dell’esperto e ruvido Maxi Pereira, sulla destra, in un contesto come lo Juventus Stadium dove verosimilmente i lusitani non potranno concedersi troppe sbavature.

In mezzo – Detto del formidabile rendimento del reparto arretrato, spostandoci qualche metro più in avanti, il faro del gioco dei biancoblu è senza dubbio Oliver Torres, trequartista ventiduenne, tornato nel nord del Portogallo in prestito dall’Atletico Madrid. Il talento di Navalmoral de la Mata sta vivendo la stagione della definitiva consacrazione sulle rive del Douro. Il nazionale under 21 spagnolo gioca dietro le due punte, ma ama abbassarsi per ricevere palla anche nella propria metà campo per impostare l’azione. Il suo destro è educato come pochi in circolazione e gli permette di districarsi senza problemi tra lanci di 40 metri e filtranti delicati nei pressi della porta avversaria. Non disdegna la giocata ad effetto, e non si dimentica mai di garantire un valido apporto difensivo. Un aspetto non da poco, visto che, anche nel calcio moderno, restano rare le mezze punte con la medesima voglia ed applicazione in transizione difensiva.

La scelta dei compagni ai lati di Torres, nel trio dietro le punte, determina l’atteggiamento del team di Nuno. Hector Herrera e Andre Andre (in questo momento non propriamente dei titolari) offrono decisamente più equilibrio, ma soprattutto in casa la titolarità appartiene principalmente al ventunenne brasiliano Otavio, mentre l’altro spot se lo giocano Brahimi e Corona. L’ex Internacional di Porto Alegre staziona sulla sinistra, pur essendo un destro naturale. Tende spesso ad accentrarsi, favorendo le sovrapposizioni di Telles, e dispone di un interessante bagaglio tecnico-tattico. La sua velocità, nel breve, è un valore aggiunto che gli permette spesso di saltare il primo uomo anche grazie a una sorprendente capacità di usare il corpo nell’uno contro uno nonostante la stazza non imponente. Se a questo si abbinano velocità di pensiero ed esecuzione, e grande diligenza in ripiegamento, capirete perchè Nuno rinunci raramente alla sua presenza sul rettangolo verde, nonostante veda poco la porta. Brahimi, dopo i problemi extracampo in avvio di annata, generati dalla mancata cessione ad una big di premier, sta risalendo nelle gerarchie anche grazie alla propria duttilità tattica, oltre che al talento abbagliante. L’altro titolare, però, resta il Tecatito Corona.

Il messicano è uno dei veri emergenti nel panorama europeo, pur non essendo ancora giunto all’esplosione definitiva attesa dai tifosi dei dragoni e da tanti addetti ai lavori. Le doti tecniche sono sotto gli occhi di tutti: Jesus inebria come un bicchiere di buon vino rosso. Con i suoi dribbling stordenti, la sua facilità di passaggio e la capacità di duettare nello stretto con i compagni di reparto lascia il segno nella mente di chi lo osserva. Peccato che manchi sempre un centesimo per fare la lira: freddezza sotto porta ed efficacia nell’ultimissimo passaggio sono i due aspetti su cui deve ancora lavorare, senza dimenticare l’assenza di continuità all’interno di una stessa gara. Non sono lacune da nulla, ma a 23 anni ha ancora tempo per limare le falle del proprio gioco e trasformarsi in una macchina da calcio totale (magari senza fretta, e dopo marzo…). Le tre mezzepunte presentano qualità eccelse e variegate, ma hanno il difetto (pesante) di segnare pochi gol. Motivo per cui la squadra non sempre raccoglie per quanto semina, ed è incappata in qualche pareggio di troppo in patria.

Davanti – Le castagne dal fuoco, in fase realizzativa, le tolgono quindi, quasi sempre, le due punte. Una coppia giovanissima, ben assortita e dal futuro radioso. Parliamo ovviamente del duo composto da Andre Silva, già protagonista anche con la nazionale di Fernando Santos e sui taccuini dei direttori sportivi di mezza Europa, e Diogo Jota, già di proprietà dell’Atletico Madrid. Andre è una prima punta a dir poco completa, nonostante sia solo un classe 1995. Molto ben strutturato e decisamente competitivo dal punto di vista aereo, sa attaccare la profondità con tempi eccezionali, mostrando, sul campo, una scaltrezza da veterano. La sua tecnica di base è buonissima e gli consente di duettare con qualità con gli altri avanti, favorendo e premiando proprio i movimenti di Jota, o finalizzando in prima persona, con notevole fiuto del gol. Quattro (con due penalty) i punti sin qui, per lui, in UCL. Un bottino di tutto rispetto per un rookie del torneo, che rappresenta poco meno della metà delle reti totali di squadra nel group-stage.

 

Il  doppio confronto con la Juve, in sintesi

Se le tre reti subite sono il dato che permette a Nuno di dormire abbastanza sereno, le nove segnate (inflazionate dalla scorpacciata finale ai danni del Leicester già qualificato), invece, sono un neo che mette pesantemente a repentaglio la prosecuzione oltre gli ottavi, soprattutto dovendo affrontare una difesa d’acciaio come quella di Max Allegri. I bianconeri saranno dunque chiamati a un doppio confronto insidioso, ma assolutamente alla loro portata. La chiave starà nello scardinare la roccaforte difensiva lusitana, che come detto mostra falle laterali, e nel contenere, soprattutto al do Dragao, le due bocche da fuoco, cercando magari di spegnere Torres, vera luce sulla costa atlantica.

Sempre che il mercato invernale non cambi le carte in tavola…