Davanti alla sconfitta siamo tutti interisti

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Minimamoralia

L’ultimo contributo che chiesi a Juventibus di pubblicare risale ormai al 2018 quando, in piena sbornia dell’arrivo di CR7, mi permisi di mettere nero su bianco alcuni dubbi sull’operazione dal punto di vista economico e sportivo. Non che mi aspettassi che le cose sarebbero precipitate in questo modo, anno dopo anno, fino all’attuale incubo del 5 posto, ma insomma, l’operazione CR7 era talmente fuori da ogni coordinata storica della prassi dirigenziale juventina, che era lecito per me pormi delle semplici domande. In quell’articolo mi presi tante di quelle pernacchie tra i commenti di chi si era già messo in tasca 4 triplete anticipati, che mi passò la voglia di confrontarmi con gli juventini, sui cui comportamenti da tifosi in questo formidabile decennio mi ero già espresso, e molto negativamente, diverse volte.

L’anno abbastanza crudele che stiamo vivendo conferma, se ci fosse poi stato bisogno di conferme, che una buona fetta di juventini ha vissuto questo decennio malamente, gioendo poco quando c’era da gioire tanto (i famosi “scudettini” festeggiati come si festeggiano gli onomastici) accanendosi contro la squadra quando c’era solo da ringraziarla (vedi le due splendide cavalcate di champions), e infine dedicandosi all’attuale delirio iconoclasta di chi, dopo aver vinto per 9 anni di fila, non sa più come gestire una sconfitta sportiva come quella di quest’anno e sbarella di brutto. Alla prima vera sconfitta dopo 9 anni di trionfi stiamo reagendo nel peggiore dei modi: con irriconoscenza nei confronti di una dirigenza che ci ha sollevato da uno stato non dissimile da quello degli zimbelli (due settimi posti consecutivi e figure barbine in patria e all’estero), ha costruito eccellenti sessioni di mercato portando a casa quasi sempre i giocatori giusti e scegliendo, fino ad un certo punto, i tecnici migliori sulla piazza, ed ha elevato il prestigio europeo di questa squadra riportandoci a giocarci l’Europa con le grandi squadre, prospettiva ad un certo punto impensabile dopo calciopoli.
9 scudetti consecutivi sono una enormità, una eccezionalità che non si ripeterà mai più, ma la cui grandezza noi per primi abbiamo ridimensionato in tempo reale, sopratutto dopo le delusioni europee e la depressione, meritevole di psicanalisi, dovuta a prevedibili sconfitte europee contro squadre ben più forti della nostra. Noi per primi abbiamo smesso di festeggiare i nostri scudetti, noi per primi ci siamo dati alla sbronza triste per non aver alzato la coppa, e abbiamo derubricato questo decennio ad ordinaria amministrazione, laddove in altri campionati, ben più squilibrati del nostro, Bayern e PSG si perdevano per strada dei titoli. E poi chiaramente, non si poteva credere che avremmo vinto per sempre. Che avremmo fatto per sempre le scelte giuste. Che non avremmo commesso errori. Che le altre non si sarebbero rinforzate. No. Credevamo che la nostra supremazia fosse basata sul diritto divino.
E adesso che lo scudettino che avevamo smesso di festeggiare da anni va meritatamente in altri lidi, non ci limitiamo ad essere delusi come è lecito che sia. No, smadonniamo contro questi dilettanti che ci hanno portato al disastro, chiediamo teste, pretendiamo scuse, sfanculiamo CR7, rimpiangiamo Allegri che troppi di noi avevano accompagnato alla porta danzando, e strepitiamo contro il cielo, noi poveri sfigati che in questi dieci anni abbiamo vinto solo nove scudetti. Avevamo già dimostrato in questi anni di essere una tifoseria che non sapeva vincere e non sapeva perdere, virtù sulle quali in decenni passati potevamo scrivere trattati per le altre tifoserie. In questi giorni dimostriamo a noi stessi che non esiste purtroppo un modo diverso di vivere questa malattia del cervello chiamata tifo se non in maniera illogica, incoerente e ridicola. Gli interisti erano solo dei tifosi che perdevano più spesso degli altri, ecco il motivo per cui ci sembravano pietosi. Oggi, che la sconfitta tocca a noi dopo 10 anni, ci accorgiamo che siamo tutti interisti, quando si perde e non si accetta la sconfitta con dignità e senza mantenere ferma la barra della riconoscenza nei confronti di chi ci ha fatto vivere un sogno irripetibile.
Una bella fetta di noi tifosi, questi dieci anni non se li meritavano, ecco la verità. E se questo anno disgraziato può contribuire a farci togliere dai piedi gente che qua stava bene solo fin quando si vinceva a nastro, allora evviva la stagione 2020-21.

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