Le indigeste sceneggiate di Pavel Nedved

di Toccoditacco |

Pavel Nedved, da quando è entrato nei quadri dirigenziali bianconeri, non perde occasione per andare a salutare la sua curva prima di ogni partita, durante il riscaldamento.
Una passeggiata applaudendo i suoi tifosi e “rimandando” il supporto ai giocatori che si stanno allenando.
Sono loro quelli da sostenere” mima Pavel indicando i ragazzi.

Pavel Nedved, 327 gare e 65 gol con la Juventus, un Pallone d’Oro, 4 scudetti, in bianconero dal 2001, per qualcuno non avrebbe i gradi per presentarsi davanti alle telecamere per difendere la sua società e i suoi giocatori, accusati dal presidente viola Commisso (che il 6 Febbraio invece festeggerà 8 mesi di presidenza) dopo i due rigori di domenica.

“Un consiglio gratis alla Juventus: per fare la morale agli altri sul comportamento da tenere a fine gara non mandi Nedved, spesso protagonista di sceneggiate irrispettose e intimidatorie verso gli arbitri”.

Questo il tweet del noto ex conduttore e telecronista Sandro Piccinini che ha lasciato interdetti (scusate il prefisso inter) molti tifosi bianconeri e esaltato mezza Italia.

Ma quante e quali sono queste abominevoli sceneggiate, quali cadute di stile e comportamenti irrispettosi di Pavel nel corso della sua lunga carriera?
Forse Piccinini si riferisce al Marzo 2003. Scontro diretto Juventus-Inter a Torino. Bianconeri e nerazzurri appaiati in classifica.
Moggi che si sogna il risultato esatto (3-0) due giorni prima (strano non sia stata considerata valida come intercettazione).
Pavel Nedved dopo pochi minuti cade malamente sulla schiena e chiede il cambio. Ma poi no, non rispetta le consegne, fa lo stoico, fa ciò per cui è nato con la mentalità con cui è nato. Resta in campo. E alla prima palla ricevuta si gira e scarica il pallone da fuori area alle spalle di Toldo.
Che sceneggiata, ragazzi.

O forse la colpa principale di Nedved è averci regalato 3 punti in quel Bologna-Juventus del dicembre 2004 quando a Bologna, contro i padroni di casa falcidiati dalle assenze per squalifica di Petruzzi e Nastase, segnò con una punizione a 5 minuti dalla fine, che in effetti a rivederla ancora oggi denota una certa arroganza tipica della Juventus di quel periodo.
Certo sarebbe stato molto meglio evitare quel gol tirando la palla fuori ed evitando tutte quelle polemiche, specie contro una squadra già palesemente in ginocchio per via di quelle due assenze.

Magari la colpa di Nedved invece è stata rifiutare l’Inter di Mourinho (toh, già cercavano un bianconero…) che lo cercò nel 2009, rifiuto che gli è costato una Champions ma che gli ha fatto guadagnare l’affetto eterno della tifoseria bianconera.
In effetti sentire Pavel dichiarare “sono interista e lo sarò per sempre” lo avrebbe ripulito di quelle sceneggiate bianconere e trasformato in un vero professionista, ma avrebbe rovinato la battuta a Conte 10 anni dopo. Meglio cosi.

Ma no, forse ci sono, la vera macchia nella carriera di Pavel Nedved resta quella stecca al cantante Moreno in una Partita del Cuore
a Torino dopo un tunnel subito e prontamente restituito all’azione successiva. Un gesto di grande arroganza juventina, che in maniera intimidatoria fece capire come i bianconeri vogliano tarpare le ali a chiunque si metta sulla proprio strada. Insomma il classico Stile Juve. O ostile juve.

Quindi, cara Juve, pensaci bene la prossima volta che devi difenderti dalle accuse di chi ti dice che rubi le partite.
E guarda il pedigree di chi mandi davanti alle telecamere per rispondere ai Preziosi, ai Pulvirenti, ai Galliani… ci vuole gente per bene e senza macchia, dello stesso livello insomma.
Su una cosa però personalmente concordo: che Nedved non sarebbe dovuto andare a rispondere a Commisso davanti alle telecamere.
Per quello bastava mandare il magazziniere.