Lo scavetto di Bernardeschi

di Mauro Bortone |

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Quattro stagioni di Juventus e una consacrazione mai arrivata e divenuta una celere involuzione: Federico Bernardeschi non è forse più neanche un caso alla Continassa. Ogni anno si riparte con l’idea che sia più opportuno cederlo ma, dinanzi alle resistenze del fantasista a intraprendere un percorso altrove, si ritenta il rebus della sua collocazione tattica adeguata a sfruttare le sue caratteristiche.

Così anche Andrea Pirlo, come i suoi predecessori, sta provando a dare spazio al giocatore, un po’ per la fase di emergenza della rosa un po’ per le numerose partite ravvicinate, con scarsi risultati. L’immagine che racchiude tutto è quella del 18’ contro il Bologna, nell’ultima giornata del girone d’andata, quando Weston McKennie trova una verticalizzazione sontuosa che mette l’ala bianconera davanti a Skorupski: Bernardeschi, invece di piazzare il colpo magari cercando l’angolo si esibisce in uno scavetto senza senso che spedisce in tribuna.

Solo dieci minuti più tardi ha un’altra opportunità sulla respinta di lato del portiere felsineo su un tiro di Ronaldo, ma riesce a colpire l’estremo difensore. Eppure solo tre giorni prima, il suo impatto in Supercoppa era stato decisamente positivo, dopo tante prestazioni opache: e da lì sembrava poter partire un nuovo inizio. Niente di tutto questo.

In quattro anni sulla posizione di Bernardeschi e sull’atteggiamento in campo si è sentito di tutto: dall’ex Paulo Sousa, che ai tempi della Fiorentina, lo aveva schierato in fascia perché “lì dà il suo meglio” ai rimproveri di Allegri che lo schierava anche mezzala e lo redarguiva di non essere più in viola, perché sbagliava troppe scelte e non passava quando serviva il pallone.

Bernardeschi per un po’ è parso recepire il messaggio e, dopo la partita che ha illuso tutti i tifosi bianconeri (quella della rimonta pazzesca all’Atletico Madrid), ha assicurato anche nelle interviste di “essere un leader”. E non lo ha assicurato solo lui ma altri illustri commentatori che lo hanno descritto come un giocatore “diventato grande”.

Sarri, arrivato alla Juve, ha tentato di risolvere l’equivoco tattico sottolineando la necessità di trovare una posizione specifica per Bernardeschi. Ma qual è la sua posizione? Quale il suo ruolo specifico? A distanza di un anno e mezzo dall’avvento del tecnico toscano, Sarri non c’è più e Bernardeschi continua ad essere un equivoco tattico, ora persino svuotato della personalità giusta per restare aggrappato alla Juventus. Non gli mancano, invece, abnegazione e spirito di sacrificio, perché si è dimostrato disponibile ad una duttilità persino eccessiva. Ma può essere sufficiente questa caratteristica per indossare una maglia così importante?

In 128 partite in bianconero sono appena 10 i gol realizzati (arrivati spesso con distanze siderali uno dall’altro) e tante le occasioni sprecate. Di mercato e di destinazioni alternativo, il talento di Carrara non sembra volerne sapere. E così contro la Spal avrà ancora un’altra possibilità, mentre negli occhi dei tifosi resta l’immagine di quello scavetto insensato. O che può trovare spiegazione solo nelle meccaniche celesti: Bernardeschi avrà capito che il calcio è fare un patto con le stelle e per sancirlo ha piazzato la palombella direttamente in cielo.