Sassuolo-Juve dal Mapei: l’impero di Cristiano

di Alex Campanelli |

sassuolo juve

Se una decina d’anni fa, quando ho iniziato a seguire attivamente il calcio, mi avessero detto che avrei avuto la possibilità di vedere Cristiano Ronaldo dal vivo, avrei probabilmente riso in faccia all’autore di tale affermazione. Pensarlo con la maglia della nostra squadra, che segna sotto la nostra porta e viene ad esultare sotto la nostra curva, pensare tutto questo non era proprio possibile, pareva imbarazzante anche solo sognarlo.

Andiamo con ordine, perché c’è tanto da raccontare dalla Tribuna Nord del Mapei Stadium. Ad esempio c’è Szczesny che nel riscaldamento non sbaglia mezza parata, si esalta sui tiri di Filippi e piazza rilanci dal fondo a destra e a sinistra con una precisione che somiglia inquietantemente a quella di quel numero 21 di Brescia che giocava in mezzo al campo lì con noi qualche anno fa. Ci sono Perin e Pinsoglio che ridacchiano e lo guardano, voglio pensare tra l’ammirazione e l’amichevole sfottò, per un polacco davvero di ghiaccio che non sembra tradire mezza emozione.

Escono i giocatori di movimento e gli occhi sono tutti ovviamente alla ricerca di Cristiano, quasi troppo umano con quella tuta uguale agli altri, vicino ma abbastanza distante per esser inizialmente confuso con un De Sciglio o un Khedira, mentre spiccano la crocchia di Caceres e le maniche corte di capitan Mandzukic, curiosamente il peggiore nei tiri di riscaldamento assieme proprio al portoghese.

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Dopo l’ormai consueto (ma sempre apprezzabile e trash) inno del Sassuolo cantato da Nek, decisamente più orecchiabile di quello della Serie A, cominciano le danze, con Szczesny che si lascia addirittura andare a un saluto verso la nostra curva prima di sistemarsi tra i pali. L’inizio è traumatico, il pressing posizionale del Sassuolo sembra non lasciare sbocchi alla Juve, la palla regalata a Djuricic fa tremare lo stadio finché il numero 9 del Sassuolo non sbatte su Wojciech. Dal vivo la sensazione è che il nostro prenda la palla, ma l’attesa del Var senza poter visionare in anticipo alcun replay è ancora più ansiogena che dal divano di casa e al Mapei serpeggia la sensazione che “alla fine lo darà”.

Così non è stato, si riparte dalla rimessa laterale e di lì a poco arriverà il vantaggio di Khedira; che Sami sia a (lunghi) tratti impalpabile è palese anche dal vivo, ma quando contrasta dà la sensazione di poter sempre portar via il pallone e, non si sa né come né perché, arriva in area sempre nel momento più opportuno, trotterellando fino alla trequarti e poi sbucando come un fantasma proprio lì dove arriverà il pallone. Misteri del calcio.

Tante le aspettative per il secondo tempo: perché si spera in una Juve più convincente, certo, ma più che altro perché i bianconeri verranno ad attaccare proprio sotto alla tribuna ospiti, e chissà se…no, non oso nemmeno sperarlo. Invece arriva, Cristiano la mette dentro ma non corre verso di noi, bensì verso il guardalinee reo di aver (giustamente) sbandierato il fuorigioco. Al di là del gol, fa impressione l’elettricità pura emanata dal 7, che letteralmente si accende non appena il pallone gravita dalle sue parti, sprigiona potenza a ogni scatto (e sono davvero tantissimi) e non sembra più quell’umano tra gli umani del riscaldamento.

Breve intermezzo: in che ruolo gioca Cristiano Ronaldo nella Juve? Non lo sappiamo, non lo sa nessuno, probabilmente nemmeno lui. Puoi trovarlo a destra così come a sinistra, che si getta a capofitto su un pallone, punta un avversario e mette in mezzo un cross, oppure al centro vicino a Mandzukic pronto a raccoglierne una sponda, magari anche in area in occasione dei piazzati e dei traversoni sul lato opposto al suo, o ancora al limite della nostra area quando c’è da difendere sulla palle alte. Cristiano è ovunque.

Poi accade. Un giocatore del Sassuolo manda la palla in corner, forse col braccio, forse no, è ancora Var, stavolta basta un silent check. Pjanic accenna la battuta dell’angolo un paio di volte, Mazzoleni lo ferma, poi riceve la comunicazione che no, non era rigore, e dà il via libera. La palla spiove in area, Cristiano parte lontanissimo e si avventa su di essa come un falco. Il resto lo vedete qui sotto.

L’attesa spasmodica termina, la Juventus è due reti avanti e Cristiano ha segnato davvero, l’aria si fa più leggera e anche la squadra sembra giovarne. Forse è anche grazie a questo che la Juventus mette in piedi una delle azioni più belle della stagione, quella che termina ancora con il colpo da biliardo di Emre (che poi esulta come un matto sotto la curva del Mapei, prima di indicare il cielo come al solito) servito ancora dal 7.

La partita scivola via, coi soli cori per Dybala (chiamato a gran voce anche dai tanti bambini delle varie scuole calcio presenti tra i distinti) degni di nota, e la curva che al momento dei saluti chiede alla squadra quella coppa lì, quella con le orecchie grandi. In serate come questa, con quell’uomo lì davanti a guidarci, mi sembra veramente possibile.