Sassuolo-Juve: errare è umano, perseverare è diabolico

di Milena Trecarichi |

Ci risiamo.

Al Mapei la Juve approccia bene la gara nei primi 15′, riuscendo addirittura a portarsi sul 2-0. Tutto fa presagire ad una serata tranquilla, ma la Juve delle ultime tre partite tutto è fuorché tranquilla.

Il Sassuolo inizia a macinare gioco, facendo girare la testa sia ai calciatori, sia all’allenatore. Il primo tempo si chiude 1-2, con l’ansia di vedere nuovamente in campo un film trito e ritrito. La Juve non deluderà le aspettative, perché una pennellata su punizione di Berardi (che durante tutta la partita ha fatto girare la testa al trio delle meraviglie Alex Sandro, Matuidi e quel che resta di Chiellini) porterà la partita sul 2-2, causando la rabbia del povero Szczesny, resosi protagonista di ben 7 parate decisive, evitando un passivo che poteva essere di gran lunga peggiore.

La barca sta affondando, ma Sarri anziché ricordare la rimonta subita dal Milan, continua a non fare cambi (eccetto quello di Rugani al posto della sagoma di Chiellini) il carpe diem non fa per lui. Cambi che arriveranno come in quel di San Siro sul 3-2 per gli avversari, cambi che fatta eccezione per il solo Rabiot, non hanno avuto un impatto devastante. In un secondo tempo che di calcio professionistico non ha nulla, perché sembrava più un torneo tra scapoli e ammogliati, con squadre lunghissime e spezzate in due, la Juve riesce a fatica a pareggiare con la spizzata di Alex Sandro su corner.

Fischio finale e cala il sipario su una prestazione indecorosa e su una Juve veramente indegna, nell’atteggiamento superficiale, nello scarso impegno profuso in campo, nei blackout ormai diventati di casa.

Le considerazioni da fare sono essenzialmente tre:
la rosa andrà profondamente rinnovata, o per meglio dire, rivoluzionata. Troppi elementi indegni vestono la maglia della Juve, i nomi sono sempre i soliti, inutile menzionarli ogni volta.
Sarri è l’allenatore adatto per la Juve? Se vuol essere riconfermato anche lui deve battere un colpo. In queste ultime tre partite anche l’allenatore ci ha messo del suo, sia nell’undici titolare, sia nei cambi tardivi. Giocando ogni tre giorni, la capacità di saper leggere le partite, di azzeccare il momento giusto per i cambi, diventa fondamentale. L’impressione è che ultimamente il blackout riguardi anche l’allenatore. A discapito di equivoci, il ciclo di Allegri si era già concluso abbondantemente dopo Cardiff, quindi era giusto cambiare.
Il duo Nedved-Paratici è perfettamente in grado di ricoprire ruoli di elevata responsabilità? Portare de Ligt e Ronaldo, non li esula da altre colpe evidenti, prima fra tutti l’eccessiva sopravvalutazione di molti elementi della rosa bianconera.

Questa sessione di calciomercato sarà l’ultimo grande banco di prova per entrambi. Il paradosso è che proprio negli anni in cui la Juve spendeva meno (i primi tre anni di Conte, il primo anno di Allegri), si riscontrava la presenza di un progetto tecnico, logico e coerente, mentre dall’acquisto di Ronaldo in poi, il banco è saltato, non vi è più un filo logico. La Juve naviga a vista, dalla dirigenza all’allenatore, passando per i calciatori, mai come adesso serve l’intervento deciso dell’unica persona che può tracciare la rotta e riportare tutti sulla retta via: Andrea Agnelli.