Da sarrista dico “halma”

Una vittoria netta, dominando, sfiancando e umiliando l’avversario più detestato. Cosa può contribuire maggiormente a invertire la percezione dell’andamento di una stagione come questa – la prima di Maurizio Sarri – iniziata per la maggior parte del popolo juventino con perplessità e senso di sfiducia? La risposta è semplice, proprio nulla. Ma attenzione. L’Inter dell’ex eroe senza macchia, ora infeltrito, Conte, è stata azzerata sul piano del gioco; nel secondo tempo, chi ha visto la partita in tv, ha saputo il colore della maglia di Szcesnzy soltanto al 69esimo, in una serata in cui il verdetto del campo ha ribadito che il percorso di crescita verso una Juventus che ambisce a dominare il campo per larghi tratti continua.

È giusto, tuttavia, che un risultato pur importante, ma arrivato in questa fase ancora iniziale della stagione, produca il ribaltamento emotivo che è in corso verso la squadra, e conduca la massa dei tifosi scettici fino a sabato alle 20.45 a vedere già un nuovo scudetto cucito sul petto? “Haaaalma” direbbe qualcuno, lì dal gabbione, dove vincono sempre gli stessi. Perché la stagione è lunga e difficile. Da sarriano della primissima ora, (a puro scopo documentale riporto che già il 4 giugno ero entusiasta delle voci su Sarri come futuro tecnico) sono felicissimo di questo inizio, ma sarà importantissimo nel corso dei prossimi mesi mantenere un equilibrio emotivo nel giudicare la squadra ben più solido di quello mostrato dall’universo del tifo juventino fino a questo momento. Per vincere il campionato bisogna arrivare in condizione a primavera, per pensare di arrivare in fondo in Champions League sarà necessario sbagliare il meno possibile in fase di gestione della rosa, ed evitare i trabocchetti del destino (infortuni, episodi sfavorevoli, vulcani islandesi). In Champions un battito d’ali di farfalla a Parigi o una parata di Alisson su Milik ad Anfield all’ultimo minuto fanno la differenza su chi arriva in finale o esce ai gironi.

Per adesso, quello che va accettato con enorme soddisfazione è l’armonia che si è creata tra squadra e staff tecnico. Nel calcio la routine è una nemica insidiosa, e cinque anni con lo stesso allenatore, la stessa impostazione di gioco e gli stessi metodi di allenamento, oltre al normale logorio dei rapporti tra professionisti, possono rivelarsi più ostici di qualsiasi avversario da Milano a Napoli, passando per Roma. Inoltre, altro dato non scontato, era l’attitudine di una rosa di calciatori per nulla rivoluzionata ad adattarsi a un gioco completamente diverso, fatto di gestione proattiva, di pressione alta e palleggio. Una risposta così positiva dalla maggior parte dei nostri campioni (per l’inserimento dei nuovi ci sarà tempo) e la centralità progettuale di Sami Khedira e Matuidi, sono dati molto rassicuranti. Sangue freddo quindi, pazienza e grande attaccamento a una squadra che inizia a mostrare quell’identità da top club anche nel rettangolo verde. Non arriveranno soltanto gol con 25 passaggi, per fortuna, ma saranno tante le azioni indimenticabili.


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