Cosa manca per il Sarriball? La continuità

di Gianluca Garro |

Sarri? «Ha un modo completamente diverso di attuare il gioco. Per me e, forse anche per il resto degli attaccanti è più divertente. Abbiamo più palla e creiamo più occasioni. Ti consente di rischiare e fare qualcosa di diverso perché sai che avrai un’altra opportunità. E questo ti dà molto: impari, giochi veloce e attacchi tutto il tempo. Ci sono partite in cui creiamo 20 occasioni, immagina cosa sia per un attaccante».
Se uno come Paulo Dybala parla così, almeno sul gioco d’attacco della nostra Juve possiamo stare tranquilli. I risultati arriveranno (a livello numerico e di “posizione” nelle varie competizioni già ci siamo) e soprattutto arriverà il Sarriball. tanto atteso da estimatori del tecnico toscano .

Ma perché non arriva? E quanto dovremo ancora aspettare per vedere la Juve fare quel gioco europeo, veloce, di aggressione, di fraseggio stretto, di sfruttamento delle tante occasioni che possono prodursi?
Il problema principale di questo momento, novembre 2019, ha un nome ben preciso e si chiama continuità. Con l’Atalanta per 10 minuti eravamo riusciti a dare un seguito alla preparazione della partita. Oppure in occasione del gol contro il Milan, o negli ultimi minuti del confronto sporco di Mosca contro il Lokomotiv, o per un quarto d’ora con gli stessi russi a Torino. Ci sono state alcune partite in cui quel gioco è parso invece palese e hanno effettivamente esaltato gran parte della tifoseria. E le diciamo rapidamente: l’andata a Madrid con l’Atletico, buona parte della partita contro il Bayer Leverkusen a Torino, ma soprattutto la sfida all’Inter di Conte.

Ma quali sono le motivazioni per cui questi campioni non riescono a mettere in pratica il gioco del proprio allenatore?
Intanto come premessa deve valere l’assunto che la Juve non può “perdere tempo”, non può aspettare con pazienza magari lasciando punti in giro che la quadra faccia suoi i meccanismi del gioco dell’allenatore e che li riproduca in partita. Questo inevitabilmente porta a cercare il risultato in diverse occasioni anche adottando un gioco magari più simile a quello estremamente pratico di Massimiliano Allegri.

Torniamo alle ragioni che sono sostanzialmente due. Una di carattere fisico e l’altra mentale.

Il “freno” fisico si traduce nella spiegazione per cui il gioco di Maurizio Sarri è molto dispendioso e “logorante” (anche se subito, spontanea, giunge la domanda su come faranno mai in Premier League che corrono sul serio tutte le partite), soprattutto nel 4312 per le mezz’ali costrette a correre quasi il doppio degli altri. Non sempre allora i difensori centrali tendono a rimanere alti e quindi a “cucire” il gioco per permettere alla squadra di rimanere cortissima anche in fase di recupero del pallone. Ci si abbassa al centro e si lascia purtroppo spazio ai laterali avversari ( i cosiddetti “quinti” dei 5 di centrocampo) che portano pericoli costanti a tutto il reparto difensivo come è sistematicamente successo contro l’Atalanta.

L’altra ragione è mentale. E qui confessiamo di avventurarci su un terreno sconosciuto. Mai accennato da Sarri in conferenza e men che meno da giocatori e dirigenza. L’assunto però giunge dall’assioma di questa squadra durato per anni: la Juve riesce a stare in partita soffrendo maledettamente e trovando ora con uno, ora con un altro protagonista i gol decisivi e riesce a vincere cinicamente. Questa capacità è quella che spesso i giocatori richiamano nelle interviste. Viene un dubbio al tifoso partecipe delle sorti della squadra bianconera. Non è che ogni tanto la squadra, guidata dai senatori, rinuncia momentaneamente al gioco dell’allenatore (pur stimandolo e seguendolo) e prova a resistere e poi vincere “a suo modo”, come è successo molto spesso negli ultimi 3 anni? Quasi un mettere da parte temporaneo le velleità da calcio totale di sarri per sprazzi di allegrismo, ops scusate, praticità italiana, e intanto fare qualche passo in più in attesa di tempi migliori?

Chissà. Rimane una certezza, e lo diciamo lontani da qualunque preferenza per questo o quell’allenatore. Quando la Juve riuscirà a giocare a suo modo con continuità non ce ne sarà più per nessuno. Chiedere ad Antonio Conte.