Sarri, la Supercoppa e la caccia all’untore

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Antonio Ventimiglia

Lo attendevano al varco col fucile spianato, pronti a impallinarlo alla prima débâcle. I detrattori di Maurizio Sarri hanno trovato finalmente un argomento valido per giustificare i loro pregiudizi. La sconfitta in Supercoppa, a giudicare dal tenore di molti commenti social, macchia indelebilmente questa prima parte di stagione. Tutto sbagliato, tutto da rifare. Il primo posto in campionato? Un atto dovuto. La qualificazione agli ottavi di Champions con due turni di anticipo? Sì, ma avete visto come ha buttato la vittoria al Wanda Metropolitano!
Il partito del “de profundis” anticipato, ultimamente, conta più simpatizzanti della Lega. C’è chi agita lo spettro di Maifredi e chi quello di Delneri. Sarri è un altro morto che cammina, già a dicembre.Eppure anche Allegri era stato accolto male dai nostalgici di Conte, che nel frattempo sono diventati i nostalgici di Allegri e che nei prossimi anni si ricicleranno in chissà quale altra veste, come i transfughi in Parlamento, specializzati nel battezzare in differita il cavallo vincente.
L’importante è rimpiangere il passato, perché cambiare spaventa. La caccia all’untore è ufficialmente partita, ma c’è chi rivendica di averla iniziata già sei mesi fa, a scatola chiusa, pressappoco intorno al 20 giugno.D’altra parte, sarebbe disonesto affermare che va tutto bene. Nessuno ignora i difetti di crescita della squadra: le lacune difensive, la scarsa produzione in zona gol, il lento inserimento dei nuovi. Ma bisogna dare a Sarri il tempo che chiede, se non altro per togliergli ogni alibi.

Quando Agnelli lo scelse, sapeva perfettamente che tipo di allenatore si sarebbe trovato davanti: uno che non cerca scorciatoie, né compromessi tattici, che persegue ciecamente un piano di gioco da mandare a memoria. Uno per cui vincere è l’unica cosa che conta, a patto che lo si faccia a modo suo.

Da questa sua apparente intransigenza e dalla risposta (fin qui intermittente e poco convinta) dei calciatori, dipenderà il destino della squadra. Se tra cinque mesi alzeremo di nuovo un trofeo, i nostalgici dovranno ammettere di essersi sbagliati.


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