Sarri rimane (per ora): quel che resta di una storia sbagliata

di Mauro Bortone |

“Non c’eravamo mai amati”: s’intitolerebbe così forse una canzone sulla storia d’amore mai nata tra Maurizio Sarri e la Juventus. Il tecnico toscano da tempo è dato a un passo dalla rescissione del contratto che lo lega ai bianconeri ma al momento resta al suo posto, in attesa di avere una chance di rilancio, dopo l’esonero traumatico. Le incertezze della proprietà della Fiorentina sul destino di Beppe Iachini sembravano aver aperto il varco decisivo per il Sarri-exit ma la scelta, un po’ a sorpresa, che ha riportato l’ex tecnico della Nazionale, Cesare Prandelli, sulla panchina viola ha interrotto quello che poteva essere un piano avviato. Stando alle informazioni di Luca Momblano, invece, Sarri-Fiorentina non è mai stata una strada davvero in discesa per via anche di rapporti pessimi, se non mai ricuciti con Pradè per una vecchia storia relativa a un possibile passaggio del tecnico toscano dall’Empoli all’Udinese.

Eppure per settimane diversi media hanno dato l’accordo per fatto. Ma nonostante le voci, Sarri è ancora lì con un lungo addio, ipoteticamente già consumato nella sua testa ma che, nella pratica, resta ancorato alla formalità di un contratto in essere.

Una storia, per certi aspetti persino incredibile, quella del tecnico toscano che, da rivale acerrimo della Juventus, interprete del calcio di provincia che dalle categorie più basse, ha saputo affermarsi lentamente anche con esperienze al limite del traumatico fino a conquistarsi panchine prestigiose, approdando in serie A con l’Empoli, per poi vivere il triennio del “gioco” a Napoli, aggiudicarsi un’Europa League sulla panchina del Chelsea e poi, nel disegno più contorto del destino, accomodarsi proprio sulla panchina più “lontana” dal suo mondo per mettere in bacheca uno scudetto. Una parabola da utopista che diventa risultatista.

D’accordo, non è stato vero amore e forse neanche una infatuazione estiva quella tra Sarri e la Juve, visto che fin da subito è stato chiaro il cortocircuito tra la volontà annunciata (“Mai visto una società così determinata a prendere un allenatore”, ipse dixit) e quella praticata. Ma le colpe non sono tutte addebitabili al tecnico toscano, accolto, va detto, da molti juventini con diffidenza sin dalla prima ora per i trascorsi partenopei e per quel suo stile sopra le righe: del resto, se una squadra importante chiama per un cambio di mentalità, non puoi dire no (e Sarri non poteva farsi sfuggire quell’occasione); ma se quella squadra che ti ha scelto poi decide, forse perché poco convinta della propria mossa, di non supportare completamente le tue idee, la colpa non è solo di un tecnico se il disegno generale non viene come immaginato.

Sicuramente, alla resa dei conti, quel che resta di Sarri è un pragmatismo indotto e necessario (a tratti allegriano), che ha sconfessato il suo credo primordiale dinanzi a una squadra che ha cassato perentoriamente ogni progetto di cambiamento: ma quel pragmatismo ha comunque portato tra mille difficoltà a uno scudetto. Restano poi poche partite giocate davvero bene, una squadra spesso in confusione, pensata in un modo ma rimasta sulla carta d lontana parente di quella effettivamente vista sul campo. È una storia passata quella di Maurizio Sarri, al di là di tutto e della firma decisiva che segnerà l’addio definitivo alla Juve. Una storia sbagliata. Per colpa sua. Ma non solo.


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