Sarri pressa, la Juve compensa

di Luca Momblano |

Difendere in avanti. Difendere di squadra. Difendere come ti concedono di difendere gli avversari. Difendere una determinata situazione di partita. Difendere anche secondo la verve di chi ti deve permettere di respirare. A un certo punto, poi, difendere e basta. Avete mai pensato al verbo difendere da quando si è insediato Maurizio Sarri? Eppure me l’hanno assicurato da subito, e allora se non ci avete mai pensato pare che abbiate fatto male le vostre considerazioni: Sarri, in primis un maniaco della fase difensiva, da lì è partito in estate, da lì si muove la coperta del cambiamento, da lì per esempio Barzagli eccetera eccetera.

Sì, ma chi difende nella nuova Juve? In questi primi mesi si è visto un bel minestrone, inteso come assortimento di modalità (non di sistema, ma appunto di modalità attitudinali) e badate bene che parlarne oggi – primi in campionato e con la miglior posizione possibile in griglia di partenza degli ottavi di Champions dopo le qualificazioni – è più importante di parlarne quando gli imbarazzi difensivi sono stati più evidenti, per qualcuno allarmanti, per qualcun altro inevitabili nella transizione da una filosofia all’altra. E non è neppure questione di parlarne perché la fobia da reparto dovuta all’assortimento di sfighe e infortuni sia tornata nuovamente di moda in inverno dopo il grave infortunio di Demiral, l’attesa per capire che sarà di Chiellini e l’idea di dover credere, per esempio e all’occorrenza, ancora e fortemente in Daniele Rugani.

Con Sarri parlare di difendere è ancora meno sinonimo di parlare di difesa. E quindi in tanti ne hanno parlato parlando di attacco quando la Juve si è mostrata per alcuni tratti di questi mesi aggressiva, spregiudicata e pericolosa attraverso l’applicazione dei nostri attaccanti. Lo dico subito, così mi tolgo il fastidio latente: secondo chi scrive, Ronaldo e Dybala sono due tra i peggiori interpreti da avere in mano per fare prima pressione, laddove si intenda primi uomini di un pressing strutturato e strutturale che comprende una catena (virtuosa, positiva) che coinvolge e agevola il resto della squadra.

Fa impressione scriverlo, magari dopo che nelle ultime due gare la Juve ha segnato proprio grazie all’aggressione della palla, per di più in posizione centrale, dei due attaccanti di riferimento. Ronaldo contro il Cagliari e Dybala in occasione del rigore sacrosanto all’Olimpico. Ma il punto è proprio questo: con Sarri, per ottenere il passaggio allo stadio evolutivo richiesto, bisogna togliere situazioni ed episodi e guardare inevitabilmente alla partita come un intero, e alla squadra come a un astratto che sappia ripetere i canoni nel tempo e nello spazio. Da questo punto di vista la dicotomia romana salta all’occhio: “preferisco prendere gol in contropiede piuttosto che prendere gol in mischia” reclama il tecnico nel dopo partita, “preferisco prendere gol in mischia che passare per pollo” reclama un vecchio adagio molto bianconero.

In questi casi si va di compensazione, perché giustamente Sarri non si sottrae alla questione delle caratteristiche dei calciatori (“non alleno me stesso, quindi ne devo tenere conto” oppure ancora “questa non è una squadra con brillante sotto il punto di vista atletico”, ma non fraintendete, credo intendesse che il suo Napoli – ovviamente citato dal tecnico – non era una squadra di passisti, di cui è invece intrisa questa Juventus). Compensazione sul campo che non equivale al meno proattivo termine, a volte abusato, di “compromesso”. L’aggressività congenita di Demiral per esempio, ma anche Ramsey, uno che tende sempre e comunque a giocare e muoversi in avanti, rispetto alle più cerebrali interpretazioni di Bernardeschi nel ruolo dietro le punte.

Insomma, abbiamo visto tante Juventus diverse, difensivamente parlando. L’abbiamo vista concedere contropiede a chi sa fare contropiede, accettare due contro due, lasciare per scelta anche due uomini sopra la linea della palla. L’abbiamo vista lottare con tutti e tre quelli davanti che erano i primi a farlo, l’abbiamo vista chiudersi a riccio, l’abbiamo vista a volte anche disordinata. Con una forte sensazione finale, ottenuta soprattutto al termine delle partite migliori di questo primo semestre: la Juve può certamente difendersi meglio, ma con la palla tra i piedi può difendersi meno. Sentendosi finalmente diversa, se (come vien detto) è quel che cerca. Anche se va preso atto che quella che è un’eterna critica permane come dote: questa Juve non va in frustrazione con palla all’avversario. Anzi.


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