Sarri e la comunicazione artigianale

di Riceviamo e Pubblichiamo |

La Juventus storicamente è forse la squadra (tra i top club) più operaia di tutte.

Difficilmente tra le Juventus vincenti ce n’è mai stata una che non avesse qualche gregario sfacchinatore tra le proprie fila. Ma la Juventus 19/20, la prima targata MS (tipo le sigarette che fumava mio nonno), è ancora diversa, è più provinciale, artigianale, senza sovrastruttura.

Ovviamente non mi riferisco al modo di giocare, forse mai stato più europeo di così, ma piuttosto dal punto di vista delle connection comunicative. Mentre il rapporto con la stampa della Società continua ad essere asettico e distaccato ormai al limite dello snob, le relazioni interpersonali portate da mister Sarri (anche così la sigla rimane MS) conservano quel misto di sudore e fango tipico dei campetti in terra battuta.

La carriera di Sarri la conosciamo ormai tutti: mai stato un giocatore professionista si è affacciato in serie A soltanto ultracinquantenne ai tempi di Empoli, dopo una vita fatta di campi di provincia alternando delusioni e soddisfazioni. Certamente una carriera molto diversa dalla media degli allenatori dei Serie A solitamente ex-giocatori con carriere fulminee a volte saltando a pie’ pari la gavetta.

Questa differenza è sostanziale dal punto di vista comunicativo; infatti mentre gli ex giocatori ora allenatori sono da sempre circondati da uffici stampa che li tutelano e li indirizzano verso le interviste più “gradite” alle società, Sarri è scevro da queste sovrastrutture avendo avuto la possibilità di intessere i propri rapporti autonomamente stringendo amicizie con i giornalisti più avvezzi a calcare i campionati minori. Lo dimostra il rapporto confidenziale con un giornalista storicamente vicino alle leghe inferiori come Alfredo Pedullà: il giorno della presentazione di Sarri sulla panchina della Juve in conferenza stampa l’unico a chiamarlo per nome ed a ricevere altrettanto in segno di saluto (peraltro a suo tempo mi sembrò strana la stessa presenza di Pedullà in sala stampa Juventus).

Da lì si può spiegare anche l’enorme investimento fatto dallo stesso giornalista calabrese in termini di fiducia nello scommettere su Sarri allenatore delle Juventus con tanta veemenza mentre giravano voci insistenti intorno a Guardiola.

Altro giornalista (mamma mia che mi tocca scrivere!) che Sarri è stato capace di portare dalla sua, e di conseguenza dalla nostra parte, è stato Maurizio Pistocchi. Inutile ricordare quanto il giornalista Mediaset sia ostile a Madama, ma da quest’anno caso strano, risulta particolarmente benevolo nei nostri confronti sia dal punto di vista tecnico-tattico sia dal punto di vista arbitrale (continuando a contestare invece l’operato societario). Fu proprio Pistocchi infatti a dichiarare di aver consigliato ai dirigenti del Milan di tenere in seria considerazione l’allenatore attualmente sulla panchina della Juventus. E fu lui stesso ad esternare più volte, ai tempi della rimozione di Allegri, la sua preferenza per Sarri, per “rivoluzionare” la Juventus partendo dal campo.

Lo stesso Pistocchi da sempre morbido e zuccherino nel giudicare i fatti di casa Inter quest’anno sembra più velenoso e spinoso (con moderazione) nei confronti di Marotta e Conte (non proprio due a caso). La sensazione infatti è che l’unica cosa che riesca a smuovere i più antijuventini dalle loro posizioni ottuse e conservatrici, laddove hanno fallito evidenze reali e fatti dimostrati, sia l’egocentrismo; la soddisfazione di poter dire “ve lo avevo detto”, “io lo conosco, è un mio amico”, “se mi aveste dato retta”, “avevo ragione io”.

di Claudio Pellegrini