Sarri alla Juve: primo bilancio e un interrogativo

di Giulio Gori |

Dopo il primo mese e mezzo di campo vero, l’ambiente attorno a Maurizio Sarri è entusiasta.

La Juventus è prima in A con sei vittorie e un pareggio ed è partita con apprezzabile spunto anche in Champions con 4 punti dopo 2 gare.

Se è possibile fare un primo mini-bilancio, vanno prima messi in chiaro 2 punti, che valevano lo scorso anno e che valgono anche oggi: la Juventus ha nettamente la migliore rosa del campionato italiano, ma, malgrado questo, vincere lo Scudetto non ha niente di banale.

Fin qui, Sarri ha dimostrato di essere in grado, come nelle sue precedenti gestioni, di trasmettere rapidamente alla squadra i suoi concetti di gioco:

– grande possesso,

– velocità di trasmissione del pallone,

– grande concentrazione attorno al portatore,

– posizioni scaglionate con sapienza,

– capacità di insegnare ai giocatori un orientamento efficace per valorizzare le imbucate centrali.

Alla squadra ancora mancano, invece:

– continuità nella capacità di portare pressing,

– sincronia dei movimenti tra difesa e centrocampo nelle transizioni difensive (il centrocampo già avanza, la difesa ancora scappa troppo presto),

– solidità nelle situazioni di palla inattiva.

Ma questi sono senz’altro piccoli problemi che è normale debbano essere ancora limati.

Tra i limiti intriseci del gioco di Sarri, emergono piccoli scricchiolii che riguardano l’eccessiva abitudine di svuotare l’area avversaria per consolidare il possesso (col risultato che spesso il giocatore in fascia è costretto a non crossare anche se ha spazio per farlo), oltre a una spiccata abitudine del pacchetto difensivo ad arretrare in linea, senza che uno dei quattro esca a ostacolare l’avversario.

Tra i nodi non risolti, ancora, dal tecnico bianconero c’è invece l’atteggiamento difensivo da adottare in occasione dei cross avversari: in questo caso si ha la netta sensazione che ancora prevalgano le attitudini individuali (de Ligt marca, Bonucci si sistema davanti all’avversario) e che non ci sia ancora una linea dettata dalla panchina.

Il bilancio, fin qui, alla luce dei risultati, è senz’altro positivo anche se si ha la netta sensazione che la Juve potrebbe e dovrebbe tirare molto di più rispetto alla mole di gioco prodotta. E che abbia la necessità, come dice giustamente il suo allenatore, di fare ancora più possesso, perché quando difende bassa non appare solida come in passato.

In particolare, e questo è un altro nodo da risolvere, quando il terzino viene attratto sul lato forte, il resto della difesa è lento a scivolare alle sue spalle verso di lui. Così tra il terzino e il centrale sul lato forte si crea uno spazio vuoto che solo in alcune partite è stato occupato dalle mezzali.

Di certo, rispetto al passato, non è positivo –anche se il caso è valutabile solo sui tempi lunghi– il bilancio degli infortuni muscolari, un fronte su cui il nuovo allenatore era noto per avere risultati estremamente positivi; di contro, gli infortuni lo hanno costretto a gestire continui cambi di formazione che fin qui, non senza sorpresa, ha assorbito e fatto assorbire con grande facilità.

Fin qui il Sarri allenatore, con un bel 7 di buon auspicio. E la sua gestione? Il caso di Emre Can è stato governato malissimo. Al contrario, le esternazioni di un allenatore abituato a scivoloni clamorosi sono state quasi sempre molto prudenti, tranne piccoli e trascurabili peccatucci. La sensazione, o meglio, la speranza, è che la Juventus stia cambiando Sarri più di quanto Sarri non stia contribuendo a degradare l’ambiente come invece aveva fatto a Napoli e a Londra.

Finora, però, le cose sono andate bene sul piano sportivo. Gliene va dato atto. E reso merito. Ma il dubbio resta sempre lo stesso: sarà in grado di reggere la pressione negli inevitabili momenti di difficoltà?

La bomba a orologeria degli alibi e del «il mio gioco è perfetto, non capisco perché perdiamo» non si può certo disinnescare in due mesi.