Sarri vs Guardiola: è anche sfida di stile

di Silvia Sanmory |

Vi sono cose che volano – recita una poesia di Emily Dickinson – uccelli, ore, calabroni”.

Aggiungerei la fantasia, infiammata in questi giorni di attesa per il successore di Allegri persino nelle premonizioni e nei segni che popolano i sogni notturni di molti autori di Juventibus (da scriverci un pezzo, quasi quasi…) o nei messaggi subliminali che si “vedono” ovunque.

Aggiungerei al computo delle cose che volano, attinenti al tema allenatore,  un cappotto dall’impeccabile taglio sartoriale, di quelli disegnati con il gessetto per perfezionarne la vestibilità, uno di quelli che fanno esclamare: “Davvero non lo toglierei mai di dosso” (almeno a parole).

Un cappotto protagonista dei rocamboleschi voli aerei ai quali ogni tanto ci ha abituati il nostro ex comandante Max Allegri; come non ricordare Carpi – Juve del 2015, bianconeri ormai prossimi alla vittoria per 1 – 3 ma al 91’ arriva inattesa una rete degli avversari che riapre i giochi; la paura al 95’, una clamorosa palla gol di un improbabile Lollo che, non si sa come, fallisce il tap-in che avrebbe pareggiato, incredibilmente, la partita.

Via, il cappotto è pronto a volteggiare nel cielo modenese rischiando poveretto di sgualcirsi il bavero, lontano dallo sproloquio dell’imbufalito mister livornese che già in precedenza aveva rimbrottato la difesa un pò distratta.

“Meglio gettare via indumenti che punti” dirà commentando l’episodio. Considerazione sacrosanta (che io sino ad un paio di anni fa avrei considerato sacrilega…).

Il look “da campo” di Massimiliano, classico, sobrio  e con immancabile scarpa lucida, è stato più volte indicato dallo stesso tecnico come un diktat di stile per tutti gli allenatori. 

Molto lontano dalle tute sociali in acrilico e dalla sigaretta dal filtro masticato con cui Maurizio Sarri, uno (l’ordine è puramente casuale, credetemi) dei due papabili, è solito presentarsi in campo, in un mood che secondo gli esperti di look è scelto per comunicare vicinanza ai calciatori, per fare squadra, per mandare in copertina, eventualmente, solo il calcio.

In realtà il “trasandato forse studiato” Sarri è stato in parte ripulito dal direttivo del Chelsea che almeno nelle conferenze stampa lo pretende per contratto in giacca e cravatta perfettamente annodata, barba perfettamente rasata, occhiali perfettamente in bolla sul naso. Un quasi damerino da ippodromo di Ascot, altro che il Sarri sbragato con cappellino da rapper  per colpa del quale i social lo hanno preso di mira nel febbraio 2018, Napoli – Spal sotto la pioggia, ironizzando sul fatto che poteva essere lui l’identità nascosta dietro al partenopeo cantante Liberato…

Se arriverà Sarri a gestire la panchina della Madama, a volare davanti alle telecamere schierate in campo potrebbero essere il sopra (si spera non il sotto) delle tute di rappresentanza in ripstop ultraresistente, con stemma del club che si staglia in un colore a contrasto. Una sciccheria.

C’è un divertente aneddoto che riguarda invece Pep Guardiola, l’altro papabile (salvo sorprese mi fermerei a due); l’anno scorso al termine della semifinale di Carabao Cup contro il Bristol City, il difensore Aden Flint invece di scambiare la maglia con un avversario ha pensato di chiedere all’allenatore del Manchester City di scambiare la maglietta sudaticcia con la giacca Stone Island indossata da Pep. Richiesta rifiutata gentilmente da chi, come lui, ha il concetto di sacralità del guardaroba.

 

Sempre ineccepibile, pantaloni sempre slim, maglioncino sempre con le maniche di misura; possibilmente ai piedi le Sneakers Dsquared2, la sciarpa come must tra gli accessori. E sulla panchina torinese, se fosse Pep il prescelto, e se proprio qualcosa dovesse volare potrebbe essere un capospalla avvitato (ma non troppo, considerato che deve sfilarsi velocemente in caso di perdita delle staffe) o uno scaldacollo in lana con il quale ogni tanto viene avvistato.

Forse uno dei pochi elementi del suo look sul quale dissento, ma se dovesse essere lui il nuovo mister bianconero vi giuro che chiuderò un occhio.


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