Sarri-Guardiola, la tomba del giornalismo

di Giulio Gori |

Maurizio Sarri è il nuovo allenatore della Juventus e ora il tormentone di molti giornalisti, che nelle scorse settimana avevano battuto la pista dell’allenatore toscano, è diventato l’insulto verso chi aveva invece creduto alla possibilità che Pep Guardiola arrivasse in bianconero. «Il giornalismo ha battuto il web», è l’espressione più sobria di questi giorni. Ma è davvero così? Al contrario, il caso Sarri-Guardiola è la morte del giornalismo sportivo italiano, che è arrivato a violare ogni norma deontologica, persino a mettere in discussione i principi basilari della libertà di stampa.

Primo perché, piaccia o no, la pista Guardiola aveva basi solidissime. In primis, la logica non ci suggerisce altra spiegazione, se non quella che la Juventus lavorasse su più tavoli, rispetto ai 19 giorni trascorsi tra la finale di Uefa disputata dal Chelsea e l’annuncio di Sarri alla Juventus. Tanto più che la data del 15 giugno era stata indicata dai giornalisti che seguivano la pista Guardiola, come la dead line di una clausola con cui l’allenatore avrebbe potuto liberarsi dal City, a talune condizioni. In secondo luogo, il fatto che a sostenere la pista Guardiola fossero giornalisti e  testate anche di grande credibilità. E non perché il primo a sostenerla (senza mai a dire che fosse conclusa) sia stato il fondatore di questo sito web – che è un giornalista, e tra l’altro il giornalista che ha intercettato e anticipato notizie come l’arrivo di Cristiano Ronaldo alla Juventus, Neymar al Psg o il recente esonero di Allegri – ma anche perché a darle credito c’erano, tra le altre, l’agenzia di stampa Agi e il quotidiano Il Sole 24 ore. Non esattamente spacciatrici di fake news.

L’affaire Guardiola, quindi, non è affatto in contraddizione con l’arrivo alla Juventus di Maurizio Sarri. Una trattativa non esclude l’altra. Eppure, molti sostenitori della pista che portava all’allenatore toscano non si sono semplicemente limitati a dare le notizie che avevano in mano e che avevano verificato. Hanno invece sistematicamente insultato chiunque avesse notizie diverse. Ora, premesso che chi ha avanzato, oltre a quello di Sarri, i nomi più disparati e improbabili (nell’ordine Inzaghi, Mihajlovic, Pochettino, Gasperini, Carrera, Mourinho, Zidane, Conte e chi più ne ha più ne metta) dovrebbe aver cura di avere maggiore pudore, il punto è il rispetto del giornalismo: chi ha una notizia solida la pubblica, chi ha una smentita solida la pubblica allo stesso modo, ma gettare
discredito su chi ha notizie diverse dalle proprie è incompatibile con le regole formali della disciplina. Sia chiaro, qui non stiamo parlando di buone norme di cavalleria, ma di leggi scritte, come l’articolo 2 del Testo Unico dei Doveri del Giornalista:

  • Comma 1: «Il giornalista difende il diritto all’informazione e la libertà di opinione di ogni persona».
  • Comma 3: «Il giornalista tutela la dignità del lavoro giornalistico e promuove la solidarietà fra colleghi».
  • Comma 6: «Il giornalista rispetta il prestigio e il decoro dell’Ordine e delle sue istituzioni».
  • Comma 7: «Il giornalista applica i principi deontologici nell’uso di tutti gli strumenti di comunicazione, compresi i social network».

Norme puntualmente violate da chi alla notizia ha voluto anteporre il giornalista, tra l’altro ricorrendo sistematicamente (non stiamo parlando di sfoghi casuali e isolati) a un lessico incompatibile con il decoro e la dignità.

Ma in questa storia, malgrado l’evidenza della trattativa della Juventus per Guardiola (un’evidenza testimoniata proprio dal livore di chi, sentendosi colto in fallo per aver bucato una notizia enorme, reagisce in modo scomposto), c’è chi è andato ben oltre il discredito e l’ingiuria. C’è chi, e parliamo di giornalisti di fama nazionale, ha cercato di tappare la bocca a colleghi di testate rivali, evocando per loro l’intervento della magistratura e persino la galera. L’avesse fatto un politico, l’Ordine dei Giornalisti avrebbe giustamente reagito in modo durissimo. In questo caso invece silenzio, anche di fronte a chi ha usato la tv per accusare chi coltivava la pista Guardiola di un reato grave come l’aggiotaggio. Senza neppure sapere cosa sia davvero: a compiere aggiotaggio, secondo la legge è «chiunque,
al fine di turbare il mercato interno dei valori o delle merci, pubblica o altrimenti divulga notizie false, esagerate o tendenziose o adopera altri artifizi atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, ovvero dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili nel pubblico mercato». Per compiere aggiotaggio, quindi, non basta diffondereuna fake news (e non era comunque questo il caso) ma ci deve essere la volontà esplicitadi creare turbamento ai mercati, di speculare o di far speculare altri su questo turbamento.

La legge è chiarissima: «Al fine di». E invece, nel nostro caso, ci sono stati noti esponenti della categoria che hanno tentato di usare lo spauracchio della legge penale per limitare la libertà di stampa, va da sé la libertà altrui. Non solo, ma c’è un notissimo esponente della carta stampata nazionale che, durante una trasmissione radio, ha addirittura evocato la «galera» per chi dava credito alla pista Guardiola (dimenticando che il suo stesso giornale, qualche mese prima, aveva parlato dell’interesse della Juve per lo spagnolo): anni di battaglie contro i giornalisti in prigione, per la libertà di stampa, per l’emancipazione dal controllo del potere, gettati alle ortiche.

La querelle Sarri-Guardiola non è stata la vittoria del giornalismo. Ma la sua tomba.


JUVENTIBUS LIVE