Sarri, che fine ha fatto Tranquillo?

di Sandro Scarpa |

Per i bookmakers la Juve può perdere lo scudetto solo in 4 casi su 100. Nonostante con Milan, Atalanta e Sassuolo abbia subito 9 gol, fragile e malmenata come una piccola allo sbando, le giornate si riducono e le ipotesi di combinazioni non pronosticabili si assottigliano.
Non siamo bookmakers, sappiamo che una gara può essere casuale, ma una sequenza di gare pazze, che aggiornano tutti i record negativi di fragilità degli ultimi decenni, non sono affatto casuali.

La Juve deve fare 9 punti per scongiurare, ad es., un eventuale filotto Inter che avrà Spal, Roma e Genoa, e poi Napoli e Atalanta forse prive di ogni scopo se non la preparazione alla UCL.

Dopo il 2-2 con l’Atalanta, Sarri alla domanda “È tranquillo” ha risposto con una citazione anni ’60 “Tranquillo ha fatto una brutta fine“, alludendo a Tranquillo Allevi, commerciante di formaggi al centro un episodio di cronaca nera che ebbe molto richiamo mediatico e che sostanzialmente fu tradito dalla moglie, beffato per non aver accettato una proposta indecente dall’amante di lei e infine avvelenato.

Sarri in 9 giorni è stato, come Tranquillo, cornuto, mazziato e avvelenato.

Passato attraverso la tempesta perfetta dei 4 gol del Milan, lo schiacciasassi Gasp e il frullatore De Zerbi. Tradito dai suoi giocatori, sotto l’aspetto mentale fisico e tattico, e dalle sue scelte, mazziato da una gragnuola di gol e portato a scuola da Pioli, Gasp e De Zerbi (e in effetti anche all’andata…) e avvelenato ora da un clima tossico da Sindrome da Ancelotti o da 5 Maggio al contrario.

Ancelotti perse il primo scudetto con la Juve andando a +9, poi a +5 prima a 4 dalla fine; Cuper perse il suo arrivando a +6 punti sulla Juve (e finendo a -2 il 5 Maggio). Chissà i bookmakers che quote davano per la Juve a +9 e per l’Inter a +6.

La tempesta perfetta è diventato un uragano in cui si mischia tutto: i giocatori si spengono sentendosi già vittoriosi, le fragilità viste tutto l’anno esplodono nell’acceleratore post-lockdown, gli enigmi tattici squarciati da squadre rodate che vanno a mille, le carenze fisiche singole e collettive, le incapacità gestionali nel “coprire” i Cali e anticipare i crolli o almeno tamponarli.

La Juve poteva “tranquillamente” perdere queste tre gare, così come, immeritatamente, vincerle. Resta una “pazza Juve”, alcuni minuti benino, altri folli, schiantata quando si tratta di soffrire e salvata dal naufragio grazie ad episodi o alla qualità dei singoli.

La solidità difensiva e i miglioramenti visti contro -le pessime- Lecce, Genoa e Toro e un Bologna arrugginito, sono stati demoliti ai primi venti contro le prime tre prime post-lockdown (in ordine Atalanta, Milan, Sassuolo).

Sarri non ha il controllo ora. Così come non lo ha Inzaghi (di una squadra ex-macchina perfetta che allena da 5 anni) o ha dimostrato di non averlo Conte. Così come in 5 anni era capitato solo 2 volte ad Allegri: all’inizio del 2° anno (KO da Berardi e co. e 15° posto), e dopo Madrid, Oliver e i fruttini, quando in 3 gare passò da +6 a +1 sul Napoli. Entrambi gli anni a perdere lo Scudetto fu Sarri.

Questa è l’incognita personale che va ad aggiungersi a quelle di squadra.
Con Sarri pensavamo a gare pirotecniche, come il 4-3 col Napoli, o i 2-2 e i 3-3 delle ultime gare. Eppure per mesi il problema principale è stata la scarsa prolificità offensiva, mentre fino al derby lo stesso Sarri aveva una delle migliori difese in Europa.

Pensare che la Juve possa aver passato le tre tempeste e sperare in una Lazio dimessa è lecito, ma la Juve deve uscire da un suo caos interno prima di sperare di trovare squadre messe peggio di lei.

Tutte le certezze sono sgretolate: de Ligt con la spalla, Chiellini col polpaccio, Bonucci in calo, Rugani sempre ballerino, Pjanic in ciabatte, Bentancur senza fiato, esterni che alternano sgroppate e tenuta ad amnesie, Douglas che non può miracoleggiare nei 30′ finali, Ronaldo non più una macchina, Bernardeschi applicato ma con 15′ buoni in 7 gare, Ramsey che in lockdown ha disimparato a camminare. E in effetti se un Rabiot si prende la scena, con personalità e strappi, è chiaro segno che la Juve naviga a vista, tra iceberg e secche.

Tutto è possibile, nulla è già vinto.
La Juve dovrà leccarsi le ferite, raccattare i pezzi e non sprecare il quarto match point di fila.
Per il gioco e l’Europa ripassare l’anno prossimo…con Sarri, se ci riesce.