Sarri, e se il 4-4-2 fosse la svolta?

di Milena Trecarichi |

Juventus-Lecce è stata una partita dai due volti, che ha visto la squadra bianconera soffrire, anche troppo, durante il primo tempo, contro un Lecce ordinato, compatto, per poi cambiare registro alla mezzora del secondo tempo. Galeotto è stato il cambio Rabiot-Douglas Costa, che ha permesso alla squadra di varare un 4-4-2 con il brasiliano e Bernardeschi larghi, modulo che ha permesso di allargare il gioco e di sfruttare la superiorità numerica attraverso le catene laterali, con annesse sovrapposizioni dei due terzini. Il modulo prescelto da Sarri è il 4-3-3, utile quando si hanno degli interni di centrocampo abili negli inserimenti in area e aggressivi nel recupero palla.

La lentezza del centrocampo juventino fa sì che la squadra diventi talvolta alquanto prevedibile e facile da incartare tatticamente, motivo per cui Sarri dovrebbe insistere col provare, come modulo alternativo, in base all’avversario che si troverà di fronte, il 4-4-2. Ad onor del vero, non sono tantissimi gli interpreti in grado di fare gli esterni in questo modulo, in rosa ne sono presenti soltanto tre: Bernardeschi, Cuadrado e Douglas Costa, il quale non dà garanzie dal punto di vista fisico.

A questo va aggiunta anche l’emergenza cui verte il reparto terzini, anche se contro il Genoa, rientrerà dalla squalifica Danilo. Contro il Lecce, una Juve in versione Dottor Jeckyll & Mister Hyde, qualcosa di buono ha lasciato oltre al risultato: la mentalità del non volersi accontentare sul 2-0, ma di continuare a giocare per cercare il terzo e poi il quarto gol. Contro il Genoa, presumibilmente Sarri inserirà forze fresche in campo (Higuain, Danilo, Ramsey), motivo per cui sarà lecito aspettarsi una squadra più in palla e meno stanca, al di là del modulo varato in campo.


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