Sarri e la grande illusione della supremazia territoriale

di Michael Crisci |

Supremazia territoriale. Possesso palla. Pallino del gioco. Tutti concetti molto cari ad allenatori come Maurizio Sarri, che pur da maniaco della difesa, da buon italiano, prepara la squadra per fare la partita, avere sempre il pallone tra i piedi e per riuscire a campeggiare nella metà campo avversaria.

La supremazia territoriale che può rivelarsi e, anzi, molto spesso si rivela come un’arma a doppio taglio, intessuta in una catena di dibattiti filosofici che nell’era del calcio ideologico vanno per la maggiore.

Sarri è riuscito a dogmatizzare questa supremazia a Napoli, cresciuto e pasciuto in 3 anni, con maniacale pazienza, e ha avuto invece enormi difficoltà a Londra e Torino, figlie delle famigerate “caratteristiche dei giocatori” di cui spesso fa menzione durante le conferenze stampa, pre o post partita fa oramai poca differenza.

All’atto pratico, il cardine della supremazia territoriale della Juve di quest’anno è sicuramente racchiusa nel piccolo grande fallimento dell’esperimento Pjanic, che doveva essere il metronomo della squadra, toccare con continuità oltre 100 palloni a partita, ma che poi si è perso . Ed è anche vero, comunque, che la Juve è riuscita alle volte ad avere numeri importanti a livello di possesso, rivendicati dallo stesso Sarri, ma che spesso sono coincisi con gare tecnicamente mal riuscite.

Un esempio è sicuramente l’andata contro il Lokomotiv Mosca, quando la Juve raggiunse il 78% di possesso palla; questi andava però a infrangersi sul muro eretto dai russi, e alla fine per venire a capo di quella partita, la Juve dovette ricorrere a due tiri da fuori, di Sandro e Dybala (con l’argentino abile a ribadire in rete con un tap-in la respinta sul tiro del brasiliano).

Sarri ha ribadito il concetto sulla supremazia anche in relazione alle ultime due desolanti uscite, tradendo così qualche punta di estremismo. Anche se non è sbagliato dire che la Juve ha spesso il pallino del gioco nella semifinale contro i rossoneri (contro il Milan, per un’ora, l’area avversaria è stata occupata da tanti giocatori, come spiegato e dimostrato nella JBZona successiva alla partita) ma è la sterilità di questo che forse porta gli avversari a non curarsi di questo aspetto, e a permettere ai bianconeri di palleggiare senza costrutto, e con un ritmo compassato.

L’idea, forse favolistica, è che già da Bologna questa supremazia si traduca in occasioni da gol, il vero vulnus che rende tutto vano e frustrante. In maniera tale che Sarri non sia costretto ad esaltarla per difendersi, ma per compiacersi di come abbia permesso alla Juventus di avere sempre in pugno la partita. Dal Dall’Ara cominceremo a capire, chi vivrà vedrà.


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