Sarri è intelligente, ora gli esami intermedi

di Sandro Scarpa |

La reale critica preventive a Sarri era quella dell’integralismo: gioca sempre con lo stesso modulo, con  gli stessi principi, gli stessi uomini, pretende sempre le stesse cose e cade sempre negli stessi errori.

In questo primo mese i tifosi Juve si stanno fissando troppo su un punto d’arrivo, alto e indefinito nel tempo: quando la Juve giocherà come vuole Sarri, quando ingraneremo, quando ci sarà il SarriBall. Così contiamo i tiri, il possesso, i passaggi di Pjanic, la tenuta difensiva, l’affinità davanti, il livello fisico.

E’ sbagliato immaginare quello a cui si arriverà.

Tocca dare importanza ad ogni giornata e target intermedio, ad ogni scelta di Sarri.

Finora il tecnico ha annientato le perplessità da talebano tattico:

– titolari Khedira, De Sciglio e Matuidi, l’opposto dell’idea pre-costituita della “mezz’ala sarrista”,
– ha utilizzato 22 giocatori (tranne Pinsoglio, Mandzukic e Rugani) e 2 moduli (433 e 4312),
– ha chiesto cose diverse a interni e terzini  (buttarsi dentro o palleggiare, stare bassi o avanzare),
– ha modulato i ritmi in modo diverso: primi tempi compassati e secondi più intensi (Atletico, Brescia, Spal) o prima ora più tonica e finale in calo/gestione (Parma, Napoli, Verona).

Spazzando via le idee pre-concette Sarri ha anche disatteso alcuni miti che si portava dietro:

Zero infortuni muscolari: De Sciglio, Douglas, Danilo out, ma lì davvero serve tempo e “storico”,
Nuovi subito in campo: Rabiot, Demiral, Ramsey solo dopo rodaggio, Danilo e de Ligt “obbligati”,
– Nessuna “gestione” delle vittorie per “corto muso“. E invece l’unica vittoria “larga” è con la Spal.

Un uomo che, nell’incarico più importante della sua vita, riesce a spezzare alcuni cliché e adattarsi dimostra la sua intelligenza.

Un allenatore serio e impeccabile ai microfoni (tranne lo scivolone amplificato del caldo fiorentino), che “pesa” le vittorie iniziali importanti come e più del lievito del suo gioco, dimostra la comprensione del nuovo status.

Il Sarri che capisce l’importanza dei vecchi -rivitalizzati- e che non espone subito i nuovi a brutte prove ci piace. Il Sarri che comprende l’utilità di rendere partecipi tutti i 20-22 e di sperimentare 2 moduli (433/4312) ci conquista per la sua serietà. Il Sarri che, per ora, non “forza” la volontà dell’unico indispensabile (Ronaldo) ha idee giovani ma è saggio come un uomo di 60 anni.

Il primo mese è da 6,5, più che sufficiente, con due esami (Napoli e Wanda) da 30, sporcati da 4 gol presi da piazzato che abbassano il voto a 25-26. Ora Sarri affronta due esami intermedi fondamentali: vincere “bene” le gare che tocca vincere “bene” in Champions e reggere all’urto tattico, fisico, emotivo e smaliziato dell’unico ostacolo apparente in Serie A: Antonio Conte, colui che passò da integralista talebano a fenomeno in una sola stagione, sulla sua stessa panchina.