Sarri, Conte e… il calciomercato

di Milena Trecarichi |

Che rapporto hanno i due tecnici di Juventus e Inter con il calciomercato?

Da una parte Maurizio Sarri, da uomo di campo qual è, incalzato dalle domande dei giornalisti si è sempre mostrato distaccato dalle vicende di mercato, dicendo a più riprese che il mercato lo annoia, che preferisce allenare il materiale umano che ha a disposizione. Recentemente si era detto addirittura talmente felice che il mercato della Juve fosse chiuso, tanto da rendersi disponibile ad invitare addirittura a cena Paratici. Bluff o verità? Sarri non ha chiesto nessun rinforzo alla società e di questo ne siamo abbastanza certi, ma da qui a dire che non si aspettasse nemmeno un regalino soprattutto in quella porzione di campo riconosciuta da tutti come la più debole o forse quella con giocatori meno affini alla sua idea di calcio, ne passa. A tal proposito si sono fatti tanti nomi per la mediana della Juve, dal più esperto Rakitic (scambio con Bernardeschi) passando per il gioiellino Tonali fino ad arrivare ad Allan, pupillo del tecnico. Ad onor del vero manca ancora qualche giorno alla chiusura del mercato e in caso di uscita di Emre Can e/o Bernardeschi chissà che non possa arrivare un cadeau. Nel frattempo nella conferenza stampa pre Napoli-Juve alla domanda su quale fosse il suo pensiero in merito allo scambio De Sciglio-Kurzawa Sarri ha risposto tranquillamente dicendo che non ne sa nulla e che in ogni caso Kurzawa non lo conosce benissimo. Gli è stato chiesto un parere anche sul mercato Inter, in particolar modo sull’arrivo di Eriksen, da lui definito come un calciatore sicuramente talentuoso, ma non in grado di spostare gli equilibri in ottica campionato, ribadendo che la rosa della Juve è abbastanza competitiva così.

Per un Sarri tranquillo, vi è un Antonio Conte inquieto, almeno apparentemente. Nonostante gli sforzi che l’Inter sta compiendo per venire incontro alle richieste del proprio allenatore, Conte in conferenza stampa non ha perso occasione per far notare come Young, Moses, Eriksen e Giroud, non siano titolari del Real Madrid e che ad ogni acquisto corrisponde una cessione (Politano, Lazaro, forse Vecino). Per gli juventini che conoscono bene Conte, queste dichiarazioni non rappresentano di certo una sorpresa. Basti pensare alle lamentele dopo la cessione di Matri e Giaccherini (“ci siamo indeboliti”) oppure alla famosa frase del “ristorante di 100 euro” quando era ancora allenatore della Juve. Conte non è un piangina congenito, come si vuol far apparire. Le lamentele sulla rosa della propria squadra non è un caso che arrivino sempre dopo un risultato non positivo, in realtà altro non è che alleggerire la pressione nei confronti dei suoi giocatori. Quando l’Inter perde o pareggia non si parla mai della partita, ma del mercato, di Conte che borbotta, un modo come un altro per sviare tifosi e addetti ai lavori dai problemi. Le dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa pre Inter-Cagliari altro non confermano che questa tesi. Non vuol sentir parlare di obbligo di vittoria, ma vive per questa: vuol semplicemente alleggerire la pressione mediatica intorno alla squadra.

Due allenatori diversi, due società diverse. Da questi primi mesi si evince come entrambi si trovino al posto giusto, al momento giusto. O per lo meno che la Juve del post-Marotta sa insegnare bene cosa significa ricoprire un determinato ruolo, in un determinato club, restando saldamente al proprio posto.