Sarri come Lippi, io voglio crederci

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Giulio Bucciante 

Il 16 giugno 2019, poco dopo pranzo, è avvenuto il tanto desiderato ed atteso annuncio del nuovo allenatore della Juventus. Maurizio Sarri. Ecco, non è stato il massimo scegliere quello come orario, sai quanti pranzi andati di traverso da Torino alla Sicilia. Io fortunatamente non avevo mangiato molto, quindi il boccone è stato più digeribile, ma pur sempre è stato un boccone amaro almeno al momento. Metabolizzata la notizia, preso un caffè, mi sono soffermato a fissare il muro e a pensare. Il cervello mi è andato direttamente in un periodo storico ben preciso per noi juventini.

 

Era l’estate del 1994, io ero un bambino che aveva già scelto i colori che l’avrebbero accompagnato per tutta la vita, e un signore di Viareggio, appena conclusa la sua avventura sulla panchina del Napoli viene chiamato a Torino, per sostituire il Trap, alla corte della tanto odiata Triade (Moggi-Giraudo-Bettega, che dio li benedica!). Una vera e propria rivoluzione, dal modo di giocare ai giocatori sostituiti. Mi ricordo mio padre, spiazzato dalla scelta della societaria un po’ come molti, si girò verso di me e mi disse: “Ho fiducia in quei tre, se l’hanno scelto avranno visto in lui qualcosa che noi tifosi non ancora riusciamo a vedere, ma che presto scopriremo!”. Mai furono più azzeccate quelle parole. Quel signore sarebbe rimasto nella storia della Juve, e anche dell’Italia, ma soprattutto nei cuori degli juventini come me. Insieme a lui solo Del Piero, dopo tutto il resto.

Inutile negarlo, all’inizio, nessuno avrebbe giocato un euro sulla sua riuscita sulla panchina sabauda. Nessuno avrebbe puntato un euro su quel signore spesso in tuta, un po’ burbero e inseparabile dal suo sigaro (rigorosamente toscano). Pronti via il primo anno, dopo nove anni di digiuno, vince lo scudetto, il ventitreesimo, e perde in finale di Coppa UEFA con il Parma (fortissimo). La stagione successiva, mi vengono le lacrime mentre scrivo, arriva in finale di champions a Roma e batte l’Ajax ai calci di rigore (la champions mancava da 11 anni). Da li, fino al 1998, vince tutto quello che una squadra possa vincere e porta la Juve a giocare altre due finali di champions (si avete capito bene, tre di fila), perse una senza spiegazione alcuna (c’era un rigore ad inizio partita su Deschamps) e l’altra con un gol in fuorigioco (enorme) di Mijatovic. Dopo una breve parentesi all’Inter, in cui capisce che il DNA Juve in Italia è inclonabile (a buon intenditore poche parole), ritorna alla corte della triade e ci regala lo scudetto che festeggeremo ogni anno fino alla fine dei nostri giorni (5 MAGGIO).

Non so cosa sarà per Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus, so solo che se la storia si dovesse ripetere anche i bambini di oggi potranno capire cosa quel signore di Viareggio abbia rappresentato per la Juve.
In bocca al lupo Mister Sarri e si ricordi, ALLA JUVE VINCERE NON E’ IMPORTANTE, E’ L’UNICA COSA CHE CONTA.

FINO ALLA FINE.

P.S: il signore di Viareggio non l’ho nominato perché non ha bisogno di presentazioni.


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