Sarri lo ha capito, nel dubbio “rigore contro la Juve”

di Juventibus |

Di Gianlorenzo Muraca

Allenare la Juventus significa accettare le polemiche anche quando manchino i presupposti per aizzarle, rassegnarsi ai veleni anche laddove non vi siano elementi per sprigionarli.

Lo ha ormai imparato bene Maurizio Sarri, a cui, da buon amante dei numeri, non sarà di certo sfuggito una curiosa statistica: la Juve è la squadra che ha giocato più palloni nell’area avversaria, quella che ha subito meno palloni giocati nella propria e, nondimeno, è al terzo posto nella classifica dei rigori a sfavore, con ben 9 penalty concessi, dietro a Brescia (10) e Lecce (12). Ai piedi di questa particolare classifica troviamo Napoli e Lazio con 5 rigori subiti ed Atalanta e Inter con 4.

Curioso, vero? Non è tutto. Il nostro mister non avrà fatto fatica a notare che anche i suoi dati personali siano drasticamente mutati con il passaggio in bianconero. In tre anni di Napoli, soltanto 11 rigori fischiati a sfavore (in campionato). Siamo già a quota 9, invece, in sole 30 gare con la Juve.

Come ben sappiamo, tuttavia, in Italia i numeri lasciano il tempo che trovano, perché sono scomodi e inoppugnabili. Si preferisce dar spazio a quel mediocre contesto di odio e di marcio, a cui da tempo siamo abituati e in cui il calcio e lo sport passano in secondo piano.

Ed anche ieri, con tre falli e tre cartellini nel primo tempo, un rigore contro, un giallo per (dubbia) simulazione a Dybala che salterà il Milan e un sonoro 4-1, c’è chi ha avuto il coraggio di parlar del contatto Cuadrado-Belotti.

Perché il livello medio del tifo italiano è questo e bisogna prenderne atto, nella consapevolezza di starne sempre al di sopra e di lasciar parlare il campo, fino alla fine.