Sarri a caccia di un’intuizione

di Nevio Capella |

Prima di cadere nella facile trappola della depressione da prima sconfitta stagionale (a metà dicembre) e lanciarsi alla ricerca di un colpevole declamando la lista delle cose che non vanno, occorre precisare che la partita di Roma è ruotata negativamente per la Juventus attorno ad almeno tre classici episodi da “sliding doors”.
In primis l’immancabile tocco della sfiga che ci priva di Bentancur, fino a quel momento migliore in campo per distacco, poi Dybala che sbaglia due volte, fallendo un rigore in movimento e ancora di più non scaricando il regalo degli avversari su Ronaldo meglio piazzato, e infine l’arbitro Fabbri che per motivi misteriosi non sancisce nemmeno con un misero calcio di punizione un intervento killer di Luiz Felipe che sembrava essere meritevole del rosso anche a chi non tifa Juve.

Siccome nessuna di queste tre porte ha girato a nostro favore ci siamo ritrovati a commentare la cocente sconfitta romana, con l’infermeria che nel frattempo ha aggiunto un nuovo uomo al suo già fitto roster.

Dal mio personalissimo punto di vista sono tre gli spunti su cui ragionare, a partire da un raffronto con la stagione scorsa, esercizio che ad onor del vero andrebbe sempre evitato, a maggior ragione quando si paragonano due contesti cosi diversi tra loro, ma che risulta interessante soprattutto se focalizzato su un dato specifico: quello dei gol subiti.

Un anno fa la Juventus era prima in classifica, con sette punti in più dei 36 attuali, aveva realizzato nove gol in più ma soprattutto ne aveva subiti ben dieci in meno, ed è questo un dato particolarmente inquietante in quanto rappresenta la vera novità rispetto alla tradizione bianconera di avere sempre una notevole solidità difensiva, a prescindere da quanto fosse proficuo il fatturato offensivo.
Unendo questo dato alla puntualità con cui si reiterano alcuni errori (su tutti il gol subito su palla alta e cross avversario sul secondo palo) è naturale che sorga più di qualche dubbio sulla funzionalità del pacchetto arretrato.

Altro aspetto che mi lascia perplesso è quello di alcuni giocatori che probabilmente necessiterebbero un cambio di posizione in campo, a partire da quel Bernardeschi su cui siamo quasi all’accanimento terapeutico insistendo a proporlo in un ruolo che, molto probabilmente, non potrà mai essere suo.
C’è poi Pjanic, protagonista di un inizio di stagione eccezionale ma sul quale nell’ultimo mese è diventato abituale un controllo asfissiante e sistematico degli avversari che ne limita il potenziale e il raggio d’azione, ma in questo caso specifico su tutto il reparto centrale pende una serie di interrogativi che rappresentano forse il problema principale da risolvere per Sarri.
Stesso discorso di calo di rendimento per Cuadrado, che nelle ultime uscite ha riproposto più di qualche dubbio sul fatto che possa essere stabilmente il terzino destro titolare a causa di alcuni errori dovuti forse ad eccesso di generosità ma che sono risultati decisivi, in negativo.

E allora unendo i vari puntini mi sono chiesto se questo non possa essere il momento in cui all’allenatore è richiesta la classica “mandrakata” che fa svoltare la stagione e di cui la nostra storia recente è piena.
Basti pensare ad Allegri che tre anni fa vira repentinamente su un 4-2-3-1 offensivo come non mai con cui arriverà a 45 minuti dalla Champions League e allo scudetto consecutivo numero sei, o a Conte che si inventa dal nulla la difesa a tre a e la mitologica BBC.
Andando più indietro nel tempo troviamo Marcello Lippi che ci stupì con Zambrotta reinventato terzino per dare spazio a Camoranesi, e Nedved riportato a nuova vita facendogli fare l’esterno di un centrocampo a quattro.

La parola passa a Sarri su cui incombe all’orizzonte anche il primo obiettivo stagionale rappresentato dalla Supercoppa Italiana che ci sarà contesa proprio dalla Lazio di Simone Inzaghi.