Sarri analizza, Conte casca nella trappola. Una polemica creata ad arte

di Giancarlo Liviano D Arcangelo |

È inutile. Ormai è stata abolita la realtà oggettiva.

Ciò che conta per chiunque, commentatori o tifosi, o su qualsiasi piattaforma, che sia il proprio Twitter o le colonne di un quotidiano, è in tutta evidenza, soltanto fare rumore, e incastonare ciò che accade in una tesi precostituita. Vale per i temi fondamentali della vita quotidiana, e vale, va da sé, pur sul calcio. E restando proprio nell’ambito della cosa più importante delle cose non importanti, non si spiega altrimenti la polemica completamente artificiosa è creata a regola d’arte tra Maurizio Sarri e Antonio Conte, che occupa l’agenda setting da 36 ore.

Il meccanismo è ormai efficientissimo. Ogni infinitesimale occasione è buona per un processo. Le cosiddette lamentele di Sarri sono in realtà soltanto una normalissima analisi rispetto a quello che è accaduto in campo dopo la trasferta della Juve a Firenze, analisi a seguito di una domanda precisa ricevuta da Sarri in conferenza stampa: “Come mai un calo indietro rispetto alla prestazione con il Napoli?” Sarri, dopo aver sottolineato la prestazione negativa della squadra sul piano tecnico e sul piano tattico, dopo e aver specificato che è necessario lavorare e preparare molto meglio le partite in vista del proseguo della stagione, ha poi risposto in maniera dettagliata al giornalista, entrando nel merito di valutazioni che sono assolutamente legittime per chi svolge un lavoro e deve valutarlo. Sarri è un perfezionista. Chi prepara le partite con dovizia di attenzione ai particolari, e provando a portare la squadra al limite massimo del rendimento secondo un sistema di gioco che conosce da anni, ha tutto il diritto di leggere azioni del contesto elementi in grado di influire sul rendimento finale. L’importante è che il contesto non diventi un alibi, metamorfosi che in questo caso non è assolutamente accaduto.

Chiunque abbia ascoltato in diretta (o in differita attraverso i video) le dichiarazioni di Sarri, se in buona fede, non può non aver compreso che nelle parole dell’allenatore della Juve non era contemplato assolutamente il lamento, né, men che meno, la voglia di attribuire alle questioni ambientali (caldo, terreno di gioco, umidità o maglia bianca visto che si è parlato anche di quello) la colpa di un risultato diverso dalla vittoria (ormai onta inestinguibile secondo l’esercito di inquisitori juventini). Inoltre, nel modo più assoluto, nessun riferimento è arrivato da Sarri ai favoritismi verso chi giocava la sera, né a disparità di trattamento sul piano del calendario. A partire dl tono di voce, dalla mimica, dalla rilassatezza con cui Sarri si è espresso, è del tutto evidente mancasse qualsiasi accenno alla polemica.

Ed ecco perché, possiamo dirlo con fermezza, sorprende l’ingenuità con cui Antonio Conte in maniera assolutamente inusitata per un professionista del suo livello, è caduto in una trappola. A onor del vero bisogna riconoscere che l’intervento di Sarri è stato completamente travisato dal “giornalista” che poi lo ha riportato a Conte, per altro del tutto in malafede. Al puro scopo di creare polemica, citando un riferimento letterale ma inventato sul vantaggio interista di giocare alle 20:45.

Conte c’è cascato in pieno. Ha riposto in maniera molto aggressiva e sciocca, chiamando in causa temi incongrui come “i bilanci e gli stati patrimoniali” senza avere neanche il sospetto lontano che qualcuno lo volesse strumentalizzare.

Noi juventini lo abbiamo avuto sulla nostra panchina, e sappiamo bene quanto Conte ami il terreno dello scontro totale. Un approccio che se ben utilizzato può servire a compattare l’ambiente e a creare le condizioni per i miracoli sportivi: fame, abnegazione, concentrazione massima intorno alla propria squadra, ingredienti in grado di portare il gruppo, la società l’intero universo della squadra che lui allena al 120% del rendimento.

Intendiamoci: Conte non aspettava altro che l’occasione di mettere le mani avanti e riferirsi a quanto l’avversario che è chiamato a sconfiggere sia più che mai quello più forte: ma mai come in questo caso però la sua uscita è apparsa goffa, da basso capopopolo, per due motivi: in primo luogo, anche nell’abuso di retorica “del nemico” il mister salentino dovrebbe avere più rispetto di sé stesso, quando si riferisce al suo passato juventino. La Juventus resta la società che lo ha reso uomo, calciatore, campione, capitano e allenatore vincente. E poi perché a credere a bocca aperta alle parole di un giornalista non si fa mai una bella figura.

Consigliamo a Conte, d’ora in avanti, di rispondere per le rime solo a dichiarazioni che ha sentito con le sue orecchie. E al tempo stesso di non sminuire il suo passato e la società che, ripetiamo, lo ha reso uomo, calciatore, campione, capitano e allenatore vincente. Se ne sarà capace, provi a sfidare e battere la Juventus sul campo. Se dovesse riuscirci con rispetto e lealtà, saremo i primi a riconoscerlo.