Le 7 cose che non sapete su Sandro Tonali

di Silvia Sanmory |

Il pallone è una festa. Io posso anche essere pronto a giocare, ma la gente lo è? Con quello che sta succedendo?“.

Si dice che nell’arte, così come nella poesia e nella letteratura, la personalità è tutto.

Aggiungerei che non guasta tra i calciatori, anche se è una dote sovente rara, un bonus da monetizzare in campo, fondamentale nello spogliatoio, che crea condivisione con i tifosi; una personalità che da più parti è stata attribuita a Sandro Tonali, il ragazzino del Brescia che durante la stagione in corso, la sua prima in Serie A, ha stregato tutti, oltre che per le sue doti tecniche, per la disinvoltura da veterano, l’atteggiamento da leader senza spavalderia e l’equilibrio con cui ha affrontato il passaggio di Serie della sua squadra, elementi che stupiscono se si pensa che è un classe 2000.

E, sinceramente, vederlo accostato alla Juventus è piuttosto entusiasmante (se penso ad esempio ad una valida alternativa a Pjanic).

Idee chiare

Il baby “Genio”, come lo chiamano a Lodi, sua città natale, non ha paura di esporsi neppure su un tema delicato come lo stop al calcio per l’emergenza sanitaria del momento, in un’intervista di pochi giorni fa al “Corriere dello Sport”: “Festeggiare per un gol? Arrabbiarsi per una sconfitta? Con quello che sta succedendo? Non scherziamo. La mia famiglia è a Lodi, io vivo a Brescia; il calcio è una cosa, la vita vera un’altra e lo dice uno per il quale il calcio è tutto, un sogno che si sta avverando“.

Cuore rossonero (ma sempre scartato)

Tonali è un sostenitore del Milan, Gattuso il suo idolo sin da bambino per la “cattiveria” che metteva in campo (anche se oggi Sandro dichiara di essere ispirato da Modric). Curiosamente, nonostante Tonali ha tirato i primi calci nella “Lombardia Uno”, società affiliata con il Milan, il club rossonero non l’ha mai selezionato ai vari provini,  tempi in cui i talent scout preferivano giocatori forti nell’uno contro uno.

“Diciannovenne con la testa di un cinquantenne” (Cit.)

Parole di Roberto Boscaglia, il tecnico del Brescia che lo ha fatto esordire tra i professionisti. Idea condivisa anche da Davide Gatti, il suo primo allenatore nella già citata Lombardia Uno: “La differenza rispetto ai compagni era la maturità che aveva già a dieci anni, la serenità e la tranquillità nel giocare lo rendevano diverso da tutti, mai sopra le righe, uno che si divertiva semplicemente giocando“.

Paragone con Pirlo

Un paragone molto decantato ma un pò forzato (Pirlo è nato trequartista ma aveva la regia nel dna, Tonali pare più una mezzala completa) come ha ribadito lo stesso Sandro: “Non è un paragone adatto, avere somiglianze è una cosa ma poi in campo è tutto diverso, Pirlo aveva qualità pazzesche, non so chi riuscirà a raggiungerlo“.

Talento speciale

Parlano i dati statistici dell’ultima stagione: media di duelli vinti a partita: 6,5; assist vincenti: 5 (tredicesimo in classifica in Serie A); passaggi chiave 14 (17° in Serie A); media km percorsi: 11,284 (16° in classifica); under 20 più utilizzati: secondo nei Top 5 Campionati Europei.

La letterina a Santa Lucia

Mi puoi dire se diventerò un calciatore?“. In una letterina indirizzata a Santa Lucia (conservata dalla nonna Gina), tra richieste di Play Station e completi della squadra preferita, il piccolo Sandro esordiva con questo quesito. La risposta è arrivata, qualche anno dopo.

Dicono di lui

Per Tonali farei carte false. Diventerà uno dei centrali più forti del mondo. È un misto tra Pirlo e Gattuso ed ha tutto: un cambio di passo incredibile, è bravo tecnicamente e di testa, sempre lucido” (Francesco Totti)

Doti queste che tornerebbero utili al nostro Sarri…


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