Il tracollo di San Siro nasce a maggio 2019

di Aulo Cossu |

La sconfitta di ieri, da definirsi senza mezzi termini tracollo (con il primo e unico tiro nello specchio all’86°), si configura con il punto di arrivo di un processo di involuzione e di snaturamento dell’essenza stessa della Juve (iniziato nel maggio 2019) che purtroppo ci riporta ai tempi dello “Smile” di Monsieur Blanc, e prima ancora al “calcio Champagne” di un bresciano fattosi profeta del bel gioco nei primissimi anni ’90.  .

La Juve di ieri sera non era la nostra Juve, quella rocciosa, granitica e tosta nella tradizione dei Trapattoni, dei Lippi, dei Conte e degli Allegri, bensì una squadra scombiccherata, con limiti tecnici e tattici evidenti, e priva di qualsiasi anima in vari soggetti, strapagati e per nulla inclini a inseguire l’0avversario che correva il triplo e aveva dieci volte più voglia.

Il mismatch Vidal/Rabiot (a proposito, Arturo,  malgrado le apparenze, ha confermato di essere uno di noi; il bacio alla maglia, insieme alla eroica prestazione del vecchio guerriero Chiellini sono le uniche cose belle della serata) costituisce la plastica estrinsecazione di quanto sopra.

Il tracollo di San Siro giunge circa un mese dopo l’inopinata sconfitta interna con la Fiorentina, la cui cifra tecnica e agonistica è stata ben riassunta dallo 0-6 subìto ieri: una squadretta da limiti della zona retrocessione, che allo Stadium ha banchettato; e giunge proprio il giorno in cui Marione nostro arriva a Milano per firmare con i rossoneri.

E quindi inutile girarci attorno: i guasti sono iniziati nel maggio 2019, quando invece di prendere Simone Inzaghi (che sarebbe stato perfettamente coerente con la nostra Storia) qualcuno (io non ho ancora ben capito chi, ma non credo il Presidente) decisero di tornare ai tempi dello Smile e del bresciano, ingaggiando il più grande bluff degli ultimi dieci anni, reduce da un lamentoso nulla in Italia (forse gli va concesso un entusiasmante 6-0 al Benevento) e da una vittoria in Europa League in Inghilterra esclusivo frutto della autogestione dei giocatori.

Marione messo fuori rosa, Emre Can lo stesso e poi svenduto, il sorriso dopo la sconfitta al san Paolo, l’indegna partita a Lione, e infine l’orrido mese di luglio, spremendo i giocatori come limoni senza dare loro la benché minima parvenza di squadra, di grinta e di attaccamento alla maglia, perennemente rimontati una volta in vantaggio e incapaci di sopportare il pressing alto degli avversari. E quindi il giusto esonero, però con annesso onere da 12 milioni netti per due anni, che ha costretto la società ad assumere un allenatore low cost alla prima esperienza. Del quale ieri il 3-5-2 contiano ha disposto a piacimento, avendo di fronte una linea di centrocampo che definire friabile è fare un complimento, e alla quale Pirlo ha messo mano rigorosamente dopo aver preso il secondo gol (subito con azione da tre passaggi, compreso il portiere avversario).

L’onda lunga del sarrismo, spinto da Adani e compagnia, ha solo iniziato a fare guasti. Pensiamo ad acciuffare il quarto posto, che il resto non fa per questa squadra, devastata dall’ennesimo falso profeta.


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