Salvate il soldato Joao Cancelo

di Giulio Gori |

Cancelo sì, Cancelo no? I rumors del mercato, per quanto non affidabili, danno il portoghese in partenza, mentre accostano alla Juve i nomi (alcuni dei quali improbabili) di diversi esterni. Se la società voglia davvero chiudere l’esperienza col terzino ex Inter e Valencia non lo sappiamo. Ma i mal di pancia e i dubbi sembrano reali. Joao Cancelo, all’inizio della stagione appena conclusa, è apparso a tratti un acquisto ancora più importante e decisivo di quello di Cristiano Ronaldo. La sua qualità tecnica ha dato immediatamente ossigeno al gioco della Juventus, aumentando in modo evidente le transizioni offensive e l’efficacia delle rifiniture. Palla a terra, fraseggio breve, smarcamento, dribbling e anche ottime qualità di corsa indispensabili per un terzino. A fronte del miglioramento che il portoghese ha saputo imprimere al complessivo sistema di gioco della Juventus, gli sono state giustamente perdonate alcune leggerezze difensive, che tradivano più una carenza in termini di concentrazione che dei limiti, per la verità non
ci sono, nelle sue qualità difensive.

Nella seconda parte della stagione, però, Cancelo è sembrato molto meno in condizione. A partire dalla disastrosa partita contro l’Atalanta in Coppa Italia, per arrivare ai due pessimi incontri di Champions disputati con l’Ajax, per finire con alcune delle ultime uscite in cui, subentrato negli ultimi minuti, è sembrato in sciopero bianco. In molti hanno puntato l’indice contro il «catenacciaro» Allegri, colpevole di preferirgli spesso il più prudente De Sciglio, per ragioni di ideologia calcistica. Ma i limiti manifestati dal portoghese (che sono stati evidenti a prescindere da Allegri) non sembrano di natura tattica, né tecnica. Cancelo è sembrato talvolta non esserci con la testa: giocate forzate in posizioni di campo basse e pericolose, ricerca dell’arabesco di fronte all’alternativa di una giocata semplice e più efficace, forse addirittura incapacità di gestire la pressione di incontri importanti.

Insomma, alla luce di quel che si è visto in campo, le rivolte dei tifosi contro Allegri sono sembrate sproporzionate. Ma da qui a pensare di vendere Cancelo ce ne corre. Anche perché i nomi dei suoi possibili sostituti non sembrano alla sua altezza: per dirne due, Trippier ha un gran calcio e un gran cross, ma non ha assolutamente le sue doti di palleggio, Hisaj non ha nulla del portoghese e difende anche molto peggio. Il mercato dei terzini è complesso, perché quelli bravi sono merce rara. E su un ragazzo di 25 anni, che ha le doti del fuoriclasse, si può e si deve lavorare per migliorarne la testa, per renderlo più solido, continuo, concreto, essenziale.

Dall’esterno di uno spogliatoio spesso sfuggono le ragioni che possono portare a decidere una separazione. Ma l’opportunità di provare a trasformare un ragazzo dotatissimo in un giocatore vero non capita spesso. Cancelo non è ancora un giocatore vero, ma ha le stigmate del fenomeno. Cancelo deve rimanere. Magari deve fare ancora tanta gavetta, magari deve ingoiare di nuovo tante panchine (con buona pace di chi strilla sui social), ma la Juventus ha la responsabilità di provarci di nuovo. Sono occasioni che non capitano spesso.


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