Il parere di Sandro Sabatini: Allegri, Adani e il giornalismo senza giornalisti

di Giacomo Scutiero |

Dei due round Adani VS Allegri ha già raccontato bene il nostro Liviano. Accantoniamo la fattispecie e poniamo qualche domanda a chi di studi televisivi ne sa e molto.

 

Sandro, hai criticato parecchio quanto visto dopo Inter-Juve. Perché il botta e risposta Adani-Allegri ti ha alterato?
Mi ha alterato il primo, quello dopo Inter-Juve. Per tanti motivi, ma uno soprattutto: Adani ha mancato di rispetto ad Allegri e poi, di conseguenza, ai telespettatori. Ha provocato. E i provocatori mi piacciono, in televisione, se lo fanno di mestiere. Il lavoro di Adani invece è un altro: opinionista e commentatore. Né provocatore, né oracolo.

Dopo Juve-Torino, il tuo sentimento è mutato? Aggiungi altri pensieri?
Allegri e Adani non mi sono piaciuti dopo Juve-Torino perché non sono stati spontanei. E perché, per tentare di confutare le proprie idee, sono andati oltre le idee stesse. Le hanno travisate e tradite.
Mi spiego meglio: per un campionato e mezzo, il Cagliari di Allegri era la squadra che giocava meglio in tutta la serie A di dieci anni fa. E al tempo stesso otteneva risultati mai più ripetuti, in Sardegna. Quindi non gli credo quando, per spiegare una prestazione sotto tono, mette in contrapposizione bel calcio e risultato. Non è così e -se posso aggiungere un po’ provocatoriamente- lui lo insegna al 99% degli allenatori in circolazione. Adani invece esaspera la tattica, le formule, le teorie, le filosofie…Esaspera, quindi esagera. Il discorso sarebbe lungo. In sintesi: alla teoria va sposata la pratica.

 

Teoria e pratica…
Un esempio solo in apparenza surreale: Messi e Ronaldo, assieme, nella stessa squadra, per una stagione intera, non potrebbero giocare! Perché tutti e due vogliono disporre di 50-60 palloni a partita. E hai voglia a far schemi e tattiche per farli coesistere…Finirebbero per litigare e minacciarsi “O me o lui” a fine stagione.
Ecco, caro Adani: da bravo ex calciatore e opinionista, ricorda che il mestiere di allenatore nasconde tanti particolari, dinamiche e segreti (di spogliatoio, di campo o di società) che le lezioni tattiche possono spiegare solo superficialmente. E in modo molto approssimativo.

 

Fossi stato il conduttore, come ti saresti comportato?
Marco Cattaneo è bravissimo, preparato, educato, dotato di giusta ironia e con personalità adatta al ruolo di conduttore. Lo stimo così tanto che non so proprio cosa rispondere. O forse un unico particolare: avrei cercato di coinvolgere di più Paolo Condò, che è rimasto troppo defilato nella discussione.

 

Cosa pensi degli ex calciatori e degli ex protagonisti del calcio dominanti negli studi tv?
Alcuni fanno il compitino sfruttando il nome da ex calciatore, altri si evolvono e si preparano al meglio per “giocare” bene in tv, altri ancora non si notano proprio.

 

Quanto giornalismo c’è in quel che vedi?
Domanda troppo ampia, risposta vaga ma sincera: chiunque può criticare da fuori, ma sarei curioso di vedere all’opera, “dentro la tv”, tutti questi critici che popolano il web. Ed i social…

 

Chi è il non-giornalista che inviteresti sempre nel tuo studio? Perché?
Dipende da quale studio: per esempio, un post-partita è diverso da un talk-show lontano dall’evento. Me la cavo con una battuta: tra i non-giornalisti, inviterei sempre Matteo Salvini e Wanda Nara. Per due motivi semplicissimi. Primo: garantiscono ascolti altissimi. Secondo: qualsiasi cosa dicono, fanno sempre discutere.


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