Rugani, è ora di saltare sul treno

di Juventibus |

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Dal 14 Luglio, giorno in cui abbiamo avuto la certezza della perdita di Bonucci, tutti noi amanti della vecchia signora, abbiamo pensato a Rugani come suo sostituto naturale, Rugani come prossimo titolare inamovibile della nostra difesa, Rugani come unico antidoto per quella potente e cocente delusione. Numerosi furono in quei giorni i messaggi di incoraggiamento verso il giovane difensore, come a scacciare il dolore, come a sanare quella ferita, quel vuoto, con la sua naturale ribalta.

Tuttavia, questo passaggio di consegne non sembra ancora compiersi del tutto o almeno non alla velocità in cui il nostro cuore, più che la nostra ragione aveva immaginato questa estate. Rimpiazzare da un giorno all’altro un perno della difesa quale Bonucci, colui che nell’idea comune rappresentava ormai il futuro leader e capitano del gruppo (persino per il mister) non è sicuramente un’impresa di poco conto. Allegri sembra ancora volerci andare con molta calma, e gestire la crescita del ragazzo con molta precauzione.

Con il Barcellona poteva essere un’occasione importante per testare a grandi livelli la sua tenuta. In molti lo immaginavamo e volevamo titolare, invece anche questa volta il mister ha optato per l’usato sicuro. Quale sia la scelta giusta non è facile dirlo, per mia esperienza chi vede scelte facili e sicure nel calcio è spesso un venditore di fumo, difficile avere certezze in questo sport ed in questi casi, tutti possiamo sbagliare ed essere smentiti dagli eventi.

Su Allegri quel che è certo è che parlano i fatti, e non sto parlando delle vittorie, ma delle gestioni e dei giusti inserimenti dei nuovi negli 11 titolari. Morata il primo anno fu lanciato con molta pazienza ed i risultati e la crescita vertiginosa del ragazzo nella seconda parte di stagione gli diedero ragione. Stessa perfetta gestione fu fatta con Dybala un anno dopo ed in parte anche con Alex Sandro. La stagione scorsa persino un totem come Higuain o una certezza come Pjanic furono gestiti nel loro inserimento. Questa è la metodologia di Max ed i fatti fino ad ora sono assolutamente dalla sua parte.

Certo è che Rugani è alla sua terza stagione in bianconero, e dovrà arrivare prima o poi il momento in cui verrà tolto da quella “nuvoletta” di protezione e verrà avvolto invece di fiducia, con le conseguenti pesanti responsabilità.  Al suo primo anno Daniele effettuò una stagione in chiaroscuro, entrare in quella che era la difesa più forte d’Italia da quattro stagioni, con i mostri sacri che conosciamo e pensare di rilevarli era praticamente impossibile. La sua fu una giusta e razionale stagione di rodaggio, con 21 presenze totali. Una in particolare ci è rimasta negli occhi, quella del clamoroso 0-3 a san siro con l’Inter in Coppa Italia. Dove ci sembrò debole di testa più che nelle gambe. Quella sera le speranze di molti su di lui vacillarono, ma Daniele seppe rialzarsi con grande forza invece, a dimostrazioni che le esperienze in ogni caso ti fortificano o ti indicano la strada da seguire.

La stagione successiva se per i numeri non fu molto differente, una presenza in meno rispetto alla precedente, ci fece apprezzare un difensore maturato, più consapevole, più sicuro, più affidabile, ma il grande dubbio rimaneva e rimane. Mai testato su un lungo percorso e molto raramente in contesti importanti. Tre volte per la precisione, belle prestazioni con Roma e Napoli ed in particolare a Siviglia in champions league.

Ora siamo alla sua terza stagione, è vero il ragazzo ha ancora soli 23 anni, difficilmente si sono visti nella storia grandi baluardi difensivi a quell’età. Oddio per essere precisi, l’Italia, che è da sempre fucina di grandi difensori, ha visto i Nesta e i Cannavaro già titolari e leader di Lazio e Parma a quell’età,(squadre di un discreto livello europeo all’epoca) lo stesso Chiellini a 23 anni era già titolare alla Juventus, seppur quella molto rivoluzionaria del post Calciopoli. Ma non possiamo ragionare per slogan, “è troppo giovane” o per schemi prefissati, “serve esperienza”. Come diciamo spesso e come vediamo nel resto del mondo se un giocatore è bravo, gioca, e va fatto giocare, anche a 20anni. Da sempre lamentiamo dello stile italiano, quello di lanciare con troppa paura e precauzione i giovani.

Rugani fino ad adesso, ha quasi sempre fornito sensazioni importanti, ora ha probabilmente il fisiologico bisogno di confrontarsi nel lungo periodo, ha il fisiologico bisogno di confrontarsi anche con i più grandi. Con i Messi ed i Suarez, con i Ronaldo ed i Neymar, con i Madrid ed i Barcellona, sono quelle le avversarie che ti fanno crescere rapidamente, che ti donano forza e convinzione. Il tempo dei Chievo e dei Genoa dovremmo riuscire a metterlo alla spalle.

Un antico saggio una volta diceva: “I treni prima o poi arrivano… e quando accade bisogna saltarci sopra”.
Beh, Daniele Rugani sta attendendo il suo vero treno da non poco tempo ormai. E’ lì pronto, alla fermata, ha tutte le valigie in ordine ed al posto giusto, è esattamente dove vuole e dovrebbe essere, ma il suo treno sembra ancora non essere arrivato, o almeno non aver ancora spalancato del tutto le sue porte.

La difesa della Juventus ha perso Bonucci, ha un Barzagli con l’anagrafe sempre più impietosa ed un Chiellini ed un Benatia spesso alle prese con infortuni. Il suo Treno è, deve essere in arrivo. La squadra di Max Allegri ha più che mai bisogno di certezze nel reparto arretrato e queste aspettative cadono, devono cadere inevitabilmente su di lui.

Questa stagione ci dovrà per forza di cose fornire una risposta, in questa stagione Daniele dovrà definitivamente appropriarsi di se stesso, e se è in grado della difesa della Juventus. Tre anni in una grande squadra sono un tempo sufficiente per maturare e crescere, oltre si entrerebbe quasi nell’<<accanimento terapeutico>>. Un voler programmare e gestire un qualcosa che solo la naturalità delle cose può sciogliere. Non si può attendere in eterno, i fiori prima o poi devono sbocciare, ed i treni prima o poi arrivano… e bisogna saltarci sopra Daniele.

 

di Alexander Supertramp