Rugani, Bonucci e De Ligt: il buono, il brutto e il cattivo

di Giulio Gori |

Osservato speciale: Matthijs De Ligt. Neppure vent’anni, in pratica un bambino per il ruolo di difensore centrale, e già oggetto delle attenzioni di tutta Europa. Il difensore dell’Ajax mercoledì sera ad Amsterdam è stato al centro delle attenzioni di molti osservatori. L’occasione era ghiotta: vederlo all’opera sul banco di prova più duro, il faccia a faccia con Cristiano Ronaldo. E alla fine del test si può dire che il giovanissimo De Ligt se l’è cavata egregiamente, anche se a dire il vero, per lui, la prova non è stata delle più complesse.

 

 
La Juventus ha crossato poco dal fondo, ha giocato pochissime seconde palle con rapidità e quindi solo in rare occasioni ha messo a dura prova i centrali dell’Ajax: pochi uno contro uno, quasi mai inferiorità da gestire, complice un atteggiamento prudente dei bianconeri, ma anche un Mandzukic fuori partita. Per questo De Ligt ha potuto dare sfoggio quasi soltanto di due delle migliori doti del repertorio: i piedi gentili, entrambi, e le qualità nel gioco aereo nelle quali combina una buona altezza con una struttura fisica importante. A molti ha impressionato come il centrale abbia surclassato Cristiano Ronaldo sulle palle alte che arrivavano dalla difesa della Juve. Ma a dire il vero, se la differenza è stata evidente, il portoghese non dà mai il meglio di sé quando è costretto a staccare spalle alla porta: costretto a posizionarsi prima dell’arrivo del pallone, non può sfruttare il suo clamoroso terzo tempo, lasciando spesso ai difensori il vantaggio di arrivare da dietro con la rincorsa.

 

 

 
De Ligt è stato suo malgrado protagonista del gol subito: non perché abbia responsabilità, non ne ha alcuna, ma perché è stata proprio la sua assenza forzata a creare il buco in mezzo all’area. Lui correttamente scappa verso il primo palo per coprire l’inserimento di Bentancur. Ronaldo arriva da dietro e si infila nello spazio lasciato vuoto, che né terzino, né centrocampisti vanno ad occupare. Lasciando alla Juve un gol facilissimo. Quel che ha invece colpito in positivo del centrale olandese è la sua relativa velocità, lui che è spesso descritto come lento. Di certo, sui tre metri non è un fulmine di guerra, ma in allungo mercoledì ha sorpreso: sia su Bernardeschi, nel primo tempo, quando ha usato il fisico, in particolare la spalla, per ritornare in scivolata sull’italiano. Sia nella ripresa in uno scatto uno contro uno con il velocissimo Cristiano Ronaldo, in cui ha dimostrato di non essere affatto fermo.

 
Troppo poco, però, per valutare una partita così come probante. L’Ajax ha tenuto molto palla, rendendo la vita facile ai suoi difensori (compreso il modesto Blind… figlio di ben altro padre). Così, l’acclamato protagonista si è fatto rubare la scena da un altro difensore, proprio quello che invece era considerato la vittima predestinata della partita: Daniele Rugani è stato semplicemente perfetto, in un incontro difficilissimo. L’Ajax ha giocato per tutti i 93 minuti puntando a fare densità sul lato forte, far collassare la linea difensiva bianconera e andando al tiro con la propria seconda linea, a ridosso dell’area. Rugani, di fronte a avversari che toglievano punti di riferimento, come un piccolo sciame di mosche, ha saputo giocare con intelligenza sulle uscite: il suo attaccante, di volta in volta, di spettanza era sempre marcato al momento della ricezione (non altrettanto si può dire per Bonucci, che nei primi venti minuti è rimasto prudentemente incollato sulla linea). Ma Rugani ha anche sempre coperto le (pur poca) profondità mettendosi correttamente a zona ogni volta che si trovava alle spalle del marcatore, tirando fuori anche un paio di anticipi di notevole qualità e pulizia.

 

 

 

 

Paradossalmente, Bonucci è stato invece il difensore più in ansia: un po’ perché la nuova posizione a sinistra ha permesso a quelli dell’Ajax di portarlo più volte a lanciare col piede debole. Un po’ perché appunto nei primi minuti ha lasciato troppo spazio agli attaccanti avversari, preoccupandosi di non scomporre la linea. Poi anche il numero 19 ha registrato i suoi movimenti. Due le possibilità: o Allegri l’ha richiamato a maggiore aggressività, oppure l’atteggiamento iniziale era dovuto solo a una scarsa fiducia nella copertura da parte del giovane compagno di reparto. Ma una volta visto che Rugani era in palla e si è sentito con le spalle coperte ha cominciato a giocare a calcio.

 

 

 

 

Quello che «non ha carattere», ha fatto una partita da incorniciare. Quello che pensa male, si è dovuto ricredere. Quello che doveva impressionare il mondo, ha fatto bella figura, ma il mondo non l’ha spaccato. Sembra quasi Sergio Leone. E ricordate chi vinceva tra il buono, il brutto e il cattivo?