Rosicare per la Champions

di Davide Terruzzi |

“Juve, hai visto la Champions?” Nella settimana delle polemiche e nelle gare dei rutti, tra l’interesse generale abbastanza modesto, si sono disputate le andate dei quarti di finale della massima manifestazione europea. Sono sincero: tra impegni personali e quella delusione da tifoso per non esserci che ti spinge a non pensare più a quello che ti ha fatto male, non sono riuscito a vedere le partite in diretta, ma ho avuto poi la possibilità di guardarmi per intero le partite del Bayern e del Barça e la sintesi estese delle altre due. Affermare che la Juventus avrebbe potuto essere protagonista ha un po’ il sapore della rosicata: perché quelle squadre ci sono e noi no. Da tifoso rosico per non esserci. E non ho bisogno di vedere l’andamento dei quarti per sapere che la Juventus ha una dimensione europea tale da averla portata ai vertici. E certo, abbiamo battuto due volte il City, eliminato lo scorso anno il Real quando aveva in panchina un allenatore e non un ex-campione alle sue prime esperienze. E siamo quella squadra che a tre minuti dalla fine stava per eliminare il Bayern Monaco, nonostante le assenze. Quindi ho la certezza che la Juventus sarebbe potuta essere protagonista ai quarti: lo è stata l’anno scorso, lo è stata quest’anno. La squadra di Allegri riesce a giocarsela alla pari contro le corazzate europee grazie alla mentalità vincente, all’acceso agonismo, la concentrazione spinta e la sapienza tattica. Bayern e Barça, per fare i nomi delle due squadre più sognate, forti, hanno una rosa superiore e un numero maggiore di campioni in grado di fare la differenza (al netto delle decisioni arbitrali che sono fattori, anche decisivi, indipendenti e non controllabili da una squadra). E la differenza sta tutta qui: nei giocatori, quelli offensivi, in grado di incidere. Se ci si vuole mantenere ai massimi livelli, passare il girone come primo, avere la consapevolezza a inizio stagione di poter vincere l’Europa, la strada passa sempre dalla mentalità e dalla sapienza tattica, ma a questi ingredienti bisogna aggiungere un maggior numero di calciatori determinanti. E non è una questione di saper praticare un calcio più offensivo, più organizzato: in Europa gli avversari sono in grado di rompere i tuoi schemi (a meno che l’esecuzione sia perfetta, ma per farla servono interpreti all’altezza) ed è impensabile pensare di controllare le partite; le due squadre sopra citate si prendono dei rischi difensivi, concedono e si sono dimostrate giocabili. Quello che non paga è l’atteggiamento prudente, l’eccesso di tatticismo, il timore reverenziale: le partite si giocano, l’aggressività deve essere alta. Ci sarà tempo per tornare su questi argomenti: ora c’è il Milan, scudetto e coppa Italia da vincere.