Ronaldo, i dubbi dei tifosi vecchi scuola

di Giuseppe Gariffo |

Avere occasione di confronto, in famiglia, con uno juventino appartenente alla generazione precedente, mio papà, mi ha permesso di scoprire una realtà che non pensavo esistesse: quelli che per #ronaldoallajuve non hanno goduto, anzi hanno un po’ storto il naso. All’inizio pensavo fosse un caso isolato, invece in qualche giorno ho raccolto un piccolo campione di tifosi (tra servizi Tv e chiacchierate private) che avrebbero preferito non vedere CR7 in maglia bianconera. Quasi tutti appartengono alla stessa fascia di età, tra i sessanta- e i settanta-, quella che ha uno sguardo più “profondo” sulla storia bianconera e che probabilmente, associa al nome Juventus gli schemi più rigidi sedimentati in decenni di vicende e vittorie .

Mi sembrava incredibile come di fronte al giocatore più forte e più vincente della storia del calcio moderno, professionista irreprensibile, con statistiche impressionanti e all’apice della carriera, potessero prevalere schemi del tipo “la Juve non ha mai avuto primedonne… con un ingaggio del genere e tutte queste attenzioni sfascerà lo spogliatoio… i fuoriclasse la Juventus li ha sempre costruiti e mai presi belli e fatti… l’attenzione ai conti e al bilancio è sempre stato un tratto distintivo nobile per noi, adesso diranno ancora di più che vinciamo perché abbiamo più soldi… la Juve deve vincere perché è più forte come squadra, come nella sua storia, non perché ha un fenomeno che vince da solo… e comunque vedremo con i difensori italiani…”.

All’inizio tutte queste obiezioni mi facevano un po’ sorridere e cercavo (riuscendoci tra l’altro agevolmente e brillantemente, “ti piace vincere facile, Doc?“) di confutarle, anche ironicamente, una ad una. Poi ho preferito provare a capire quale ne fosse l’origine, da dove provenissero. E mi sono dato una spiegazione: per la prima volta la Juventus avrà, nel suo organico, un calciatore la cui fama sportiva, mediatica e perfino il palmares internazionale superano quello del club stesso. Basti vedere quante coppe continentali ed intercontinentali ha vinto Cristiano, quanti followers ha sui principali canali social, quanta popolarità ha nei continenti in cui il calcio si segue poco, e confrontarli con i numeri attuali di Juventus. Non era mai accaduto. Fino al 10 Luglio 2018, i più grandi campioni che hanno vissuto la casacca bianconera sono diventati tali solo dopo esser passati da Torino, o al massimo hanno legato la loro grandezza alle conquiste realizzate in maglia bianconera. Perfino gli ultimi due capitani, icone della storia del calcio italiano, sono stati sacrificati alla logica del “the show must go on” senza troppi fronzoli, il tecnico amato più intensamente dai tempi di Marcello Lippi sostituito in poche ore e senza grossi rimpianti. E’ accaduto un fatto nuovo, destabilizzante per chi è abituato a vedere la Juve in un certo modo “rassicurante”, sedimentando in uno status quo secolare le proprie certezze e le speranze (soddisfatte quasi sempre, va detto) di vittoria. Una rivoluzione copernicana del concetto aziendale (quello calcistico non credo affatto) di Juventus.

Sono certo, tuttavia, che queste piccole contestazioni verranno spazzate via in breve, per almeno tre motivi:

– L’ambizione. Alle prime vittorie pesanti firmate Ronaldo si inizierà ad allargare lo sguardo.  E’ un po’ come ricevere una promozione importante al lavoro. Magari da quel momento avrai meno tempo libero, starai meno ore a casa, viaggerai per lunghe ore in aereo e non basterà più la metro, il challenge sarà più alto e l’impegno richiesto proporzionale, ma le soddisfazioni economiche e professionali ripagheranno i sacrifici. La Juventus può diventare “di più” di quanto, già incommensurabilmente grande, è stata sin qui. E di questo passaggio Cristiano può essere strumento formidabile.

– L’intelligenza di Ronaldo. Il fenomeno portoghese ha già vissuto due passaggi al massimo livello in club profondamente differenti tra loro, ma entrambi enormi, come Manchester United e Real Madrid. In entrambe le esperienze è stato vincente ed amato dalle folle, valorizzando al massimo le proprie caratteristiche più congeniali a quelle del club di appartenenza. Come mirabilmente descritto da Luca Momblano qui, anche alla Juve Ronaldo potrà essere il Numero Uno, ma all’interno di logiche ben diverse da quelle a cui obbediva nella Casa Blanca, in primis quella del collettivo. Il modo in cui si è presentato, la semplicità con cui ha risposto alle domande (a partire dalla prima: “la Juve è stata una scelta facile, è una delle squadre più forti del mondo”), i successivi post, ci danno già una caparra del suo essere diverso dalla media anche fuori dal campo. Il suo ego ipertrofico non potrà di certo evaporare, ma saprà essere funzionale all’ambiente

– A parte rari casi, ben lontani dalla Juve, un club è dopotutto sempre di più di un calciatore. Per quanto possa essere enorme la storia del singolo. Quella di una squadra continua, si evolve, si riempie di storie, è un contenitore di passione e di avvenimenti che non può essere paragonato a una persona. Anzi, è proprio per essere più grande dopo CR7 che la dirigenza juventina ha compiuto questo passo storico e straordinario: per proiettarsi verso un futuro radioso in cui possa competere con le superpotenze europee. La Juve poi, per storia e continuità di proprietà, è il luogo di sport in cui meglio di ogni altro la tradizione ha garanzia di non essere dispersa. E, nostro malgrado, il concetto potrà presto confermarlo anche il Real Madrid, andando avanti nella sua storia gloriosa senza Cristiano Ronaldo: alzi la mano chi, ahinoi, non si aspetta di rivedere il nome delle merengue scritto nell’albo d’oro della Champions almeno una volta nei prossimi cinque anni…

Nel frattempo Cristiano godiamocelo noi, e senza troppi retropensieri.