Ieri Ronaldo ha detto che: sono innamorato [11]

Inutile negarlo, dal 16 luglio la nostra vita è cambiata. Da quella data Ronaldo mi parla quasi ogni giorno. In questo diario cerco di riportare tutto quello che mi dice.

 

– Sono innamorato,

ha detto ieri Ronaldo tornando da Villar Perosa a Obereggen nel maso in cui stiamo trascorrendo gli ultimi giorni di vacanza. Aveva la borsa a tracolla con dentro la maglietta, i pantaloncini e i calzettoni da lavare a casa, e il libro che gli avevo fatto trovare nel bagaglio come sorpresa per il viaggio in autobus dalla Val d’Ega alla Val Chisone: “Un amore” di Dino Buzzati.

– Figurati noi di te, Cristiano.

– Dico sul serio amico. Devi sapere che prima della partita siamo andati nella villa di famiglia. John Elkann e Andrea Agnelli ci hanno parlato per pochi minuti mentre noi eravamo disposti a semicerchio davanti a loro. Non capivo tutto, ma la cosa più importante era l’atmosfera che si respirava. Ad esempio quando il presidente ha fatto i complimenti a Matuidi per la conquista del campionato del mondo, la squadra ha applaudito, ma con il cuore stretto pensando a Mandzukic.

– È tutto vero Ronaldo, lo so. Ho visto il filmato su Juventus Tv. Quel giardino, il vostro semicerchio sull’erba mi hanno fatto pensare a quell’episodio che racconto poco spesso: avevo pubblicato il mio primo romanzo, e visto che parlava anche della Juventus, che ricordava brevemente e con gli occhi di un bambino la tragedia dell’Heysel, avevo spedito il libro ad Andrea Agnelli, da poco presidente, lasciandomi trasportare da un certo tipo di ingenuità che all’epoca ancora mi apparteneva. Giorni dopo, mentre stavo lavorando in libreria, mi era giunto un messaggio di posta elettronica: era della Juventus. Una segretaria mi avvisava che nelle settimane seguenti avrei ricevuto per posta un pensiero del presidente. Non lo nego, avevo pensato grossolanamente a un abbonamento allo stadio per la stagione 2010-11. Invece, l’omaggio di Andrea era stato un biglietto scritto a mano nel quale mi ringraziava per il romanzo che aveva ricevuto, che gli avrebbe permesso di riprovare emozioni già vissute. Avevo incorniciato il biglietto. E soprattutto, avevo pensato che nel gesto di rispondere personalmente a uno scrittore sconosciuto, in fondo veniva sintetizzata la finezza del possedere uno stile unico. Erano anni difficili, ma saremmo tornati grandi. Ma Ronaldo scusa, stai dormendo? Ti ho annoiato?

– No, ho gli occhi chiusi per riguardare il primo gol che ho fatto con la maglia della Juventus. Era il settimo minuto.

Poi al tramonto siamo usciti per caminare lungo i sentieri. Abbiamo visto mucche, capre, due giovani seduti sopra una panchina. Lui sussurrava a lei:

– Ti amo.

Lei:

– Ok.

Ronaldo ha guardato il panorama sotto il silenzio verde di Bewallerhof e ha detto:

– Grazie per il libro di Buzzati.