-11 e Ronaldo è sano come un pesce

di Luca Momblano |

Meno undici. Venerdì, il sacro giorno dei fantacalcisti. Cari, carissimi, io personalmente vi ho abbandonati 20 anni fa. Per qualcosa di migliore, come è giusto che sia nelle necessità più frivole delle nostre esistenze. Per fortuna ne ho trovati subito altri sette pronti al grande salto. I cosiddetti fedelissimi. Anche Allegri è pronto, sul più bello, sulla soglia del cornicione, a provare il salto definitivo di livello? Sono sette i fedelissimi, o forse uno o due in meno? Non c’è molto tempo per riconquistare gli altri. Ne bastano quattordici, che poi è il segmento relativista ideale del calcio allegriano.

Ronaldo ovviamente fa capitolo a sé. Lo proiettano esattamente come la sua storia lo proietta: lui non è convinto che la Juve possa fare tre gol all’Atletico (il che potrebbe anche non bastare), bensì è convinto e costruito e preparato per andare a nanna l’11 marzo pensando che Ronaldo possa fare tre gol all’Atletico. È una differenza sostanziale, che il gruppo deve intendere. Napoli non esiste, l’Udinese è la figurina di Dino Galparoli, c’è una tappa intermedia da rispettare e non uno dei quattordici deve rovinare il disegno scientifico del nostro. Poi c’è l’avversario, se ci metteranno del loro gli si stringerà la mano e ci sarà un dopo. Che in questa stagione vale come quel momento in cui i deboli fanno finta di essere forti. Poi c’era la caviglia, che in realtà era il costato, che stringi stringi è stata una scelta scientifica. Nulla è per caso, per gente fatta così, quando la pressione sale. Dico solo che potevamo accorgercene anche prima.

In sintesi: Cristiano Ronaldo è sano come un pesce. Così come, non l’unico, era incavolato come un puma al termine della prima notte bianconera al Wanda al punto da doversi fare il viaggio di ritorno non al fianco dei compagni, ma in un sedile rinforzato a parte, al fianco delle omelie di Fabio Paratici.

E mentre trascorrono le giornate di avvicinamento, trovo parole sempre migliori di ottimismo e conforto. Maledetto l’inviato di RMCsport France che incontro nel pomeriggio, che mi racconta una differenza che riapre il vortice dei pensieri: “Sovente faccio la Juvé a bordocampò. Abbiamo i diritti per la Scempions. Spesso facciamo la camera dedicata. Bòn, quando dovevo seguire Tevèz o Vidàl mi girava la testa. Con Higuaìn già diverso. Ma adesso è proprio più noioso. Sarò qui a Torino per Juvé-Milàn, meno male che c’è Ronaldo“. Ho cambiato argomento – non so perché, ma iniziavo a innervosirmi – siamo finiti a Thuram, Blanc, Desailly e Lizarazu quartetto titolare imbattuto con la maglia della loro nazionale. E noi? Alla difesa ci pensiamo più? Sarà il 50% della riuscita o meno. Il rimanente è di colui, un po’ pesce e un po’ iena, che tutti vorrebbero allenare (e non esitano sfacciatamente a farlo sapere).