Ronaldo, il Re nella provincia dell’Impero

di Sandro Scarpa |

Cristiano Ronaldo vince il premio di miglior calciatore della Serie A 2018-19 al Galà AIC pochi minuti dopo la consegna del sesto Pallone d’Oro a Lionel Messi.

Il volto di Cristiano è sereno e timido, nel modo tutto suo che ha la persona più famosa al mondo e l’atleta con la mente d’acciaio di essere “timido” su un palco.

Non è entusiasta Cristiano di ricevere un Premio provinciale, nella notte in cui l’Altro lo sorpassa in quella corsa effimera e arbitraria, eppure il Premio Individuale più importante ed iconico, in uno sport di squadra in cui i due, Leo e Cristiano, sono su un altro pianeta da un decennio.

Il premio a Messi è iniquo come nel 2010 (che spettava a Iniesta o Snejder) o come quello a CR7 nel 2013 (Ribery/Muller). Leo e CR7 furono stratosferici anche senza trofei internazionali, come il 2019 di Messi. Ma se Leo non merita il gradino più alto -più di lui Van DijkAlisson– anche CR7 non merita di essere sul podio, come probabilmente nemmeno il Premio AIC.

E’ venuto alla Juve, ha giocato ottime gare, segnato molti (non caterve) gol. Non c’era bisogno di farlo in un 2019 con torneo già vinto o una coppia HD così in forma ora. Ha segnato e fatto segnare in CL (ManU a/r, Valencia, Ajax) e giocato UNA sola MAGISTRALE gara vinta, dominata e illuminata da solo, Juve-Atletico 3-0.

Se il Pallone d’Oro andasse al Migliore, Messi ne avrebbe 10, se andasse al più Forte nei Momenti decisivi Cristiano ne avrebbe più di 10 Ma è un premio giornalistico che premia un giocatore forte, famoso, bravo e chiacchierato e Messi lo vince con un 2019 inferiore rispetto al 2018 di un Ronaldo che dominò la Champions segnando poi un tris alla Spagna (altro che Modric!).

Ora Cristiano è sotto. Via dal Real, senza ritorno in Premier, né la pensione in MLS o Cina aveva due scelte: Juve o Bayern. Ha scelto il Club, la Storia, il Presidente, lo Stadium, le finali Champions. Accolto, coccolato, protetto ed esaltato dalla Juve e dal sistema calcio italiano (con qualche capziosa reazione antijuve a prescindere).

Cr7 è soddisfatto, moderatamente: “Liga Italiana”, il Migliore per compagni e rivali, “Supercoppa” e “Giuventus” ai suoi piedi. Ma si è accorto del gap con quell’Impero, suo per anni: lo “scippo” di un Modric disastroso a fine 2018, i media mondiali che lo rincorrono solo per i guai penali, fiscali, i gestacci, i tartufi e le sostituzioni, e non per le notti europee.

La squadra se l’è “fatta sotto” con l’Ajax, che aveva eliminato il Real, ma che il “suo” Real avrebbe schiantato, fino all’ennesimo trionfo. Aveva Allegri, esperto e vincente, ma poco “europeo”, compagni bravi ma non eccellenti. E’ stato “rassicurato” in estate: ci riproveremo per la Champions, ti riporteremo e ci riporterai lassù!

Però Cristiano riflette. E’ in calo, ha problemi, tutelato e lasciato in campo, ma anche sostituito due volte. C’è un Mister bravo che ha vinto in Europa, ma non è Zidane, né Ancelotti o Mou o Pep. Ha ritrovato Higuain e Dybala che si sfidano e provano ad esaltarlo, ma non “lavorano” per lui, anzi, gli rubano la scena ed entrambi in Europa nei momenti decisivi “se la sono fatta sotto”.

C’è de Ligt, pallone d’oro U21,  che lui stesso ha invitato a Torino, eppure se si guarda alle spalle non ci sono Modric e Kroos ma (ancora!) Matuidi e Khedira e, per una volta, in nazionale con Fernandes, Silva e Felix ha gente più tecnica di Bentancur o Bernardeschi che dovrebbero servirlo. E riflette.

Corricchia Cristiano sentendosi lontano dal cuore dell’Impero, che è a Barcellona, Madrid, Manchester, Liverpool. Corricchia con Verona e Spal più che con Getafe o West Ham, si attarda in fuorigioco, mette la gamba solo nei finali, solo se è il caso, magari a Milano, un po’ al Wanda.

L’Autunno è la stagione minore per Cristiano e in questo ci sono i suoi picchi più bassi: i 5 in pagella, 0 gol all’Atletico, golletto (del 3-0 al Bayer) in UCL, 60 punizioni senza gol, a secco con Inter, Milan. Unica immagine “vincente” il rigore al Genoa in maglia fluo, gara minore. Mentre in Nazionale va di triplette e record.

CR7 ha capito che in un momento decadente della sua carriera ha scelto una Lega decadente e provinciale e un club dominante e rampante in piena rivoluzione tattica, ma non ancora tecnica. E’ il momento più duro e decisivo, non deve più dominare, illuminare, soggiogare le gare, ma ritrovare il piacere di essere terminale e stoccatore. Ritrovare l’ambizione e la forza psico-fisica di essere al centro della scena, sotto la luce del palcoscenico, così come sotto la pioggia dei tosti campi italiani, a rincorrere il rivale più duro per la Juve degli ultimi anni.

Ti aspettiamo, sempre, Cristiano.