Ronaldo, quel bacio degli Dei che vale più di tutto

di Valeria Arena |

Lo scorso mercoledì è andata in scena la regola più ingiusta e meschina, almeno per noi comuni mortali, che possa esistere; e no, non è quella per cui se sei amico di una donna non ci combinerai mai niente, per altro già smentita scientificamente da tutte le università della galassia e dalla vita, ma quella per cui gli esseri umani si dividono in due grossi macro gruppi, quelli baciati dagli Dei e tutti gli altri.

Non è difficile individuare chi in questa Juve sia stato benedetto dall’Olimpo, ma se proprio non riuscite a farvi un’idea, proverò a indicarvelo io col mio ditino: si tratta di colui a cui non solo è perdonato tutto, ma che effettivamente può permettersi qualunque cosa e che all’anagrafe figura sotto il nome di Cristiano Ronaldo, la palla da demolizione dell’uno-vale-uno, almeno nel calcio.

D’altra parte, siamo quello che facciamo e siamo quello che abbiamo costruito nel corso della nostra vita e carriera, che ci piaccia o no, il che vuol dire che Ronaldo può anche permettersi di cannare prestazioni e partite che poi risolverà – ma pure se non le risolvesse, sarebbe uguale e gli vorremmo bene lo stesso – mentre Rugani, giustamente, non può neanche concedersi cinque minuti di distrazione, figuriamoci poi se i cinque minuti diventano 90.

E pure se ci hanno raccontato questa amorevole e ingenua storiella per cui ogni giocatore è uguale all’altro, la verità dei fatti è che esistono errori e sbagli che possiamo dimenticare facilmente e ci sono strafalcioni francamente imperdonabili. Eccolo il meraviglioso e ingiusto bacio degli Dei. Nel calcio come nella vita.

Siamo quello che facciamo e non quello che diciamo, il che vuol dire che Ronaldo può pure andare in giro a ciarlare di quanto il campionato sia meno stimolante di Champions e Nazionale, ma nessuno crederà al fatto, soprattutto osservando bene la sua carriera e il suo palmares, che non sia interessato a riempire quella bacheca con quanti più trofei possibili, così come nessuno crederà al suo disinteresse nei confronti dei premi individuali solo perché ogni tanto sta lì a ripeterci quanto sia importante il lavoro di squadra e l’apporto dei compagni. Insomma, Ronnie, ti abbiamo sgamato, ma ti amiamo anche per questo, perché fingi così bene di essere uguale a tutti gli altri.

E va bene che le deviazioni della vita si decidono nei microsecondi e che se quel rigore fosse stato sbagliato, forse la rabbia e la delusione avrebbero preso stupidamente il sopravvento sull’intera carriera di Cristiano, ma a chi altro vi sareste affidati in quei minuti di recupero, in cui molti avevano già allertato il proprio psicoterapeuta, se non  all’uomo che un anno e mezzo fa, risvegliandosi da un letargo durato una partita, ci buttò fuori dalla Champions col sangue freddo di un serial killer?

Per altro, gli assassini seriali fanno proprio così, spariscono e mi mimetizzano tra la folla per lunghi periodi di tempo in attesa di attuare quel piano perfetto su cui hanno lavorato assiduamente.

Insomma, sta tutto lì, in quello in cui ci siamo concessi e concediamo agli altri. Che poi è anche il motivo per cui Bonucci è tornato nonostante lo sgabello e quel mezzo tradimento e Conte sta da un’altra parte nonostante la fuga. Errori perdonabili e tradimenti intollerabili che ci dicono molto di più di qualunque intervista o confronto pubblico.

Poi ci sta la benedizione del cielo, ma su quello francamente possiamo fare poco e niente. Non a caso apparteniamo al secondo gruppo.


JUVENTIBUS LIVE