Ronaldo non ha segnato, ed è una buona notizia

di Leonardo Dorini |

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La Juve ha espugnato San Siro ponendo fine all’imbattibilità dei rossoneri, che però si sono battuti in maniera gagliarda ed indomita, nonostante le assenze.

A distanza di qualche giorno, tra gli spunti della gara che rimette in corsa i bianconeri, a patto di proseguire con le vittorie, c’è l’assunto: “Ronaldo non ha segnato, e questa è una buona notizia”, a maggior ragione se letta in contemporanea con l’assenza per infortunio dell’altro mattatore di questa prima parte di stagione, Alvaro Morata.

Dybala ha fatto i due assist per Chiesa e una buona partita, di lotta, di (tentativo di) possesso palla nella tonnara di un centrocampo con molti uomini addosso, anche se non è arrivato alla conclusione; Chiesa è stato l’MVP del match, ha fatto una doppietta e colpito un palo, per alcuni tratti è risultato devastante, imprendibile, svariando in entrambe le fasce del nostro attacco; Kulusevski è entrato bene, in un momento in cui c’erano spazi da sfruttare; sua l’azione del terzo gol e relativo assist; McKennie è tornato al gol, in quella che rischia ormai di diventare la sua “piastrella”, in area piccola (sottomisura, si diceva una volta).

La novità allora è che la Juve non è solo Morata e il “solito” Ronaldo: anche quando non ci sono, riusciamo ad andare in rete e a mettere a posto le cose (ci stavamo riuscendo anche con l’Atalanta, serata no di entrambi); questa cosa è riuscita anche ai padroni di casa, che hanno superato l’assenza di Ibra là davanti, ma non ai cugini dell’Inter, cui Romelu Lukaku sembra mancare come l’aria, quando non c’è.

Cristiano Ronaldo ha fatto una gara di sacrificio, forse in autotutela, non certo fra le sue migliori, ma non ci è parso affatto avulso dal gioco: ha portato palla, ha provato ad incidere ma senza riuscirci; anche se è andato poco al tiro, ha giocato, voleva segnare, lasciare il suo marchio su questa gara (e giustamente si è arrabbiato con Chiesa per un mancato assist), ma non è stato così.

Tutto questo non ci pare affatto una cattiva notizia: non dobbiamo affatto preoccuparci se per una volta il campione che ci fa svoltare non è il portoghese col numero 7, anzi; ci sono altri giocatori che possono e devono prendersi sulle spalle la squadra all’occorrenza, che trovano il modo di inserirsi nelle trame offensive, di sfruttare i momenti di debolezza dell’avversario. Questo era, a ben vedere, uno degli obiettivi che doveva porsi Mr. Pirlo, e credo che Milan-Juve (ma non solo) ci abbia messo su una buona strada.

Vedremo se questa tendenza proseguirà nelle prossime, decisive gare: serve l’apporto di tutti e c’è spazio per tutti. Tanto in gennaio saranno tutte delle piccole o grandi “finali”.