Ronaldo-Messi finirà in volata, la Juve faccia il suo

di Gianluca Garro |

La rovesciata di Juve-Real Madrid. La punizione di Barcellona-Liverpool. Nel 2018 e nel 2019 i due gol simbolo della stagione, almeno in Champions League sono stati segnati ancora una volta dai duellanti di un intero decennio. 

I due gol in un certo modo descrivono le sfumature dei due grandi talenti del nostro tempo. I simboli di un’era calcistica

La rovesciata infatti è soprattutto un grande gesto atletico, lo sprigionarsi di una forza elastica fuori dal comune, soprattutto per l’altezza raggiunta dal piede calciante del portoghese. La punizione è magia del piede, l’incontro tra il pallone e l’arto che crea qualcosa che sarebbe stato impossibile da immaginare prima dell’avvento del calcio. La perfetta sintesi tra un’estremità del corpo umano e un attrezzo. I due gesti tecnici ci portano ad identificare i due fuoriclasse. 

Cristiano è il self made man dell’Olimpo calcistico. Non che non fosse dotato della magia pallonara anche lui. Naturalmente lo è e lo è stato fin da bambino. Ma lui costruisce quotidianamente il suo essere straordinario con una strategia e con un esercizio continuo. Si fa da solo, letteralmente. Sia fisicamente che mentalmente. Perché ci vuole tanta testa, tanta intelligenza, tanta determinazione per essere CR7. Uno sforzo naturalmente non fine a sè stesso ma messo a disposizione della squadra. 

Messi è un talento soprannaturale però messo a disposizione della squadra. E’ in questo che non è Maradona, che invece “faceva” la squadra. Però Messi nel calcio di punizione del primo maggio 2019 ha messo tutto il suo “dono” di predestinato dalla natura, dal fato o dal Padreterno a seconda del credo di ciascuno. Non che non faccia nulla per allenare il suo fisico. Lo fa ma mettendo a disposizione di “Eupalla”, cioè la dea del calcio (termine coniato dal genio Gianni Brera) tutto quello che ha. Ad una velocità supersonica. Altro grande dono dell’argentino. 

I due quindi sono dei dioscuri. Diversi ma complementari. Per questo potrebbero, avrebbero potutogiocare insieme. Peccato. 

Ma questi sono concetti risaputi ormai, per cercare di trovare qualcosa di nuovo dobbiamo rivolgerci al futuro. Come finirà il duello? Chi sarà il vero e definitivo GOAT (Greatest of all times, esagerando un po’)? 

Utilizzando una metafora ciclistica, ci troviamo ad una fuga a due, quelle tipiche delle corse che assegnano il titolo mondiale ogni anno. 

Quando in due scappano e il gruppo non li prende più e tutto si fa avvincente. Ci si comincia a chiedere chi sia più bravo in volata, chi sappia sorprendere l’avversario con uno scatto a poche centinaia di metri dal traguardo. A chi sia più potente, chi sia più furbo. 

I numeri sono simili: in poche settimane entrambi a 600 gol nei club, entrambi con Champions varie da esporre (5 Cristiano, 3 Leo), Liga e Serie A di cui vantarsi. Scarpe d’oro varie. Entrambi anche con anni alle spalle in cui qualcosa va storto, vedi la figuraccia di Leo e di tutto il Barça l’anno scorso a Roma o la disfatta di Cristiano contro i giovani terribili dell’Ajax di quest’anno con la Juve. Entrambi sempre in lotta, anche con le maglie delle rispettive nazionali. 

Forse la cosa che veramente distingue i due sono le scelte di appartenenza ai Club. Bandiera d’altri tempi Messi, Girovago di lusso Cristiano. Che però ha lasciato ovunque sia andato solchi difficili da riempire. 

Come potranno i club di appartenenza (visto che ormai il “cammino” dei due nelle rispettive nazionali è quasi alla fine) influenzare gli esiti del duello? Il Barça è sempre il Barça, una squadra che al netto di periodi di difficoltà permetterà a Leo di esprimersi sempre al suo livello nelle manifestazioni più importanti. Perché Leo è il Barça e viceversa, una fusione perfetta.

Il punto è la Juve. Crescerà abbastanza da permettere a Cristiano che «non può fare miracoli», di arrivare a traguardi per lui scontati fino a poco tempo fa, cioè le semifinali di Champions, pur confermandosi sempre nel campionato nazionale? 

Questo è un punto interessante: la Juve potrà farlo se la crescita certificata e annunciata più volte dal Presidente Agnelli continuerà. Se non ci saranno scossoni negativi sul bilancio (come alcuni affermano, senza peraltro specificare cifre, termini e valutazioni certificate…), se la crescita commerciale sui mercati americano e asiatico, spinta dall’effetto CR7, non si arresterà, contribuendo all’aumento del fatturato e se il settore tecnico della Società saprà, con un mercato adeguato, rinnovarsi e adeguarsi agli standard tipici delle semifinali di Champions. 

Il calcio è un gioco di squadra, ma avere il top assoluto come CR7 aiuta, e si è visto negli ottavi e nei quarti di quest’anno in cui ha segnato solo lui. Una “sentenza”. Ultimi esempi – solo apparentemente in tono minore – le partitelle contro Inter e Torino, e relative esecuzioni.

E’ forse su questo che deve ragionare la Juve, ci vuole un rafforzamento a centrocampo e all’attacco, e va pensata ancora meglio la coabitazione di Cristiano con gli altri compagni. La Juve può, ha, diremmo, le potenzialità per far vincere la volata a Cristiano. Per far mettere la “ruota della sua bici” davanti a quella di Leo. Tanti, pessimisti, non ci credono, soprattutto se non cambierà la guida tecnica. Noi confidiamo in Andrea Agnelli. Altrimenti sarà bello, finché sarà durato


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