Ronaldo out. Mandzukic tornerà dalle vacanze?

di Valeria Arena |

Le pause Nazionale sono rivelatrici.

È in quelle settimane di infinita attesa che ci si rende conto di quali siano le cose veramente importanti e quali le paure che non ci fanno prendere sonno la notte. E’ la lontananza che ci svela, nel caso in cui non ci fosse chiaro, di cosa non riusciamo a fare a meno e a cosa teniamo maggiormente.

È questo il motivo principale per cui, mentre scrivo di Mario Mandzukic, non posso fare a meno di pensare alla coscia di Ronaldo, all’entità del suo infortunio, al refresh del sito Juve in attesa del bollettino medico enigmatico, constatando che, da buona mandzuker, le mie priorità sono cambiate. Giustamente. Cosa c’entra lo strappo di Cristiano in Nazionale col futuro di Mario alla Juventus? Tutto e niente, per cui finiamola di scarabocchiare formazioni Champions epurate da CR7 e torniamo in noi.

Se esiste una cosa positiva in questo trambusto da stop Nazionale, è che Mandzukic può riposare, rifiatare, prendersi una pausa di riflessione da Allegri e cambiare aria. Fosse mai capissimo cos’è successo all’assist man personale di Ronaldo. Del resto, mentre da giorni continuiamo a inebriarci davanti alle giocate di Moise Kean, nella settimana dei Centennials, Allegri è lì che fa le prove davanti allo specchio ripetendo le risposte per la prossima conferenza stampa: «Kean è molto giovane, deve ancora imparare tanto, Mario sta bene, la squadra ha bisogno di lui, Ronaldo ha bisogno di lui». I veri inseparabili Millennials (quelli nati tra gli anni ’80 e la prima metà dei ‘90), Mario e CR7, che insieme fanno 67 anni.

Il calcio però non è (sempre) uno sport per vecchi, escludendo gli alieni delle sembianze e la portata di Cristiano o Pirlo o Iniesta, a un certo punto l’età viene a chiederti il conto. È inutile girarci intorno, è il giovane Moise che acchiappa gli sguardi, ruba le attenzioni, stimola progetti. Tranne se sei Allegri, sia chiaro. È successo a Del Piero, da entrambe le parti, è successo a Pogba e a Dybala, più recentemente, e a questa regola della vita sfuggi solo se nasci Roger Federer, che a 38 anni ruba sguardi e tornei ai suoi nipotini, e se sai andare via nell’attimo giusto, se indovini il tempismo, la cosa più difficile del mondo.

Non so se con Mandzukic si sia arrivati a questo punto, almeno nella Juve, ma quel che ho capito è che la mandzuker che è in me, fiuta odore fine, come molti sentono odore di fine quando annusano Allegri. Che poi è la stessa cosa più o meno, no?

Abbiamo ancora qualche settimana di tempo per capire se l’andamento degli ultimi anni in UCL ha deciso davvero il destino di molti giocatori e allenatori juventini e alla notizia del rinnovo di Mandzukic mi chiedo: il suo futuro è legato a quello di Allegri? O è legato alla Champions? Accetterebbe di essere allenato da un altro mister? Accetterebbe la panchina? Vuole chiudere la sua carriera alla Juve? Cosa ha deciso Agnelli? Ecco cosa combina la pausa Nazionale, diventi Amleto senza rendertene conto.

Lo so che state tutti lì a pensare a Ronaldo, che l’infortunio ha modificato le nostre priorità una volta per tutte, ma quando penso a noi mandzuker, mi viene sempre in mente Aldo che in Così è la vita, durante Italia-Norvegia, alla domanda sul calciatore preferito, «Baggio o Del Piero?», risponde: «Ma quale Baggio e Del Piero, soldatino Di Livio, l’idolo del braccio 6».

A ciascuno il suo.