Ieri Ronaldo ha detto che: mai visto un atleta così [10]

Inutile negarlo, dal 16 luglio la nostra vita è cambiata. Da quella data Ronaldo mi parla quasi ogni giorno. In questo diario cerco di riportare tutto quello che mi dice.

 

Non avevo mai visto una donna affrontare con una bicicletta Graziella i tornanti che portano alla località di Obereggen, frazione di Ega posta ad un’altitudine di 1550 metri rispetto al livello del mare.  E neppure Ronaldo aveva mai osservato qualcosa di simile, nonostante fosse uno abituato agli allenamenti feroci fin da quando era ragazzo, tanto da costringere Douglas Costa ad ammettere:
– È impossibile tenere il ritmo di Cristiano in allenamento. Arriviamo lì e lui si sta già allenando, andiamo via e continua ad allenarsi. Non ho mai visto un atleta così.
Nemmeno noi a dirla tutta avevamo mai visto un’atleta così, intendo la donna in bicicletta, capace di ascendere con una Graziella lungo le curve che altri ciclisti aggredivano invece con più attrezzate biciclette da corsa, sorpassando con facilità la donna svantaggiata che comunque provava a salire, salvo poi scendere dal sellino esausta, rossa in volto, per spingere a mano le due ruote con le dita posizionate al centro del manubrio.
– Perché quella signora sale con quella vecchia bicicletta?
– Non so Ronaldo. Sarà una pazza. Oppure in Alto Adige hanno abitudini diverse.
Per Cristiano tuttavia la mia spiegazione non era sufficiente, così abbiamo cercato il più vicino noleggiatore di biciclette per sfidare anche noi la splendida montagna. Io ho preso una mountain bike, Ronaldo ha preteso una Graziella. Ci siamo messi a spingere sui pedali con l’obiettivo di raggiungere quella donna e chiederle una spiegazione. Poco alla volta, abbiamo recuperato lo svantaggio. Arrivati alla grande tenda indiana Tipi costruita ai piedi del muro argento del Latemar, la ciclista ostinata sembrava aspettarci, fumando una sigaretta. Le abbiamo chiesto i motivi di quella tenacia, di quel coraggio, di quella follia. Lei ci ha detto:
– Giovanotti, comunemente si pensa che si possa scegliere la vita e il genere di vita che più ci compete, ma è difficile per tutti sottrarsi all’impero della nascita, e a quello più urgente del dolore.