Questo Ronaldo te lo devi meritare

di Michael Crisci |

La storia porta con se altra storia, e allora capita che la Juve, nell’immensità del vuoto del Camp Nou, fermi l’imbattibilità interna europea del Barcellona che durava da più di 7 anni, che si guadagni un sorteggio più morbido, e che assista a qualcosa di paranormale. E no, non si parla della mezza girata di McKennie, ma della memorabile giocata d’interdizione attorno al minuto 80′ di Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro, quando il portoghese soffia il pallone a Messi, lanciato verso Buffon dopo un tunnel di pregio su Bonucci, corre sulla linea del calcio d’angolo e spazza il pallone il più lontano possibile.

Si, avete letto bene, quel Ronaldo, quello che oramai da più di un lustro ha praticamente finito di frequentare la metà campo difensiva. Stupisce, inorgoglisce, fa pensare. Sì, fa pensare anche il sottoscritto, che spesso non ha apprezzato alcuni atteggiamenti del numero 7, quasi tendenti allo snobismo verso tutto l’ambiente bianconero (vedi ultima trasferta a Benevento).

Ma è proprio da qui che parte il ragionamento che può spiegare quella giocata tanto bella quanto insperata. La Juve, fino alle 21.00 della giornata di Barcellona-Juve, era una squadra con gravi problemi a livello caratteriale. Un atteggiamento di timore e sufficienza ai limiti del provocatorio, che ha portato a sperperare punti preziosi in campionato.

Ronaldo, dalla fine della scorsa anomala stagione, prima con Dybala e poi con Morata, è assurto al ruolo di “sbrogliatore di matasse”, l’addetto al togliere le castagne dal fuoco ai compagni. Prende 30 milioni, se lo fa è il minimo, ma in realtà non è così semplice. La dipendenza dal portoghese, in questo inizio di stagione, ha assuefatto la squadra, che ha praticamente smesso di lottare, di dare tutto, affidandosi a Ronaldo, e perdendosi dunque in sua assenza.

Ronaldo si era leggermente stufato. Il secondo tempo con Ferencvaros, dopo la perla del primo tempo e l’assenza di reazione da parte del resto della squadra, la mancata convocazione in terra sannita, il derby giocato in versione “ciabatte”. Qualcuno potrebbe dire che con Morata dia di più che con Dybala, ma la realtà è che la pazienza ha un limite. Quando vedi che l’atteggiamento dei compagni è ai limiti del provocatorio, e hai un orgoglio ciclopico, può capitare che tu possa gettare la spugna.

E allora torniamo a quella giocata in interdizione, a quel recupero su Messi, bissato dall’altra parte della trequarti qualche minuto dopo, prima che uscisse con le mani sui fianchi a pochi minuti dalla fine (ah se ci fosse stato anche il pubblico…). Al perché lo ha fatto. No, non è la Champions, o Messi che lo hanno stimolato, si è semplicemente sentito in dovere di dare quel qualcosa in più perché questa volta i suoi compagni, che spesso hanno vissuto di rendita grazie alle sue giocate, se lo sono meritato; si, perché Ronaldo, questo Ronaldo, che a 35 anni la spiega ancora a chiunque, te lo devi meritare.

Do ut Des, con certe personalità non si tratta. E dunque si può solo sperare che i suoi compagni abbiano recepito il messaggio. Se stimolato a dovere, Ronaldo può diventare molto di più di un finalizzatore. Può diventare uomo squadra, leader, difensore aggiunto. E questo può fare la differenza per un gruppo, allenatore compreso, che deve ancora scoprire se stesso e trovare un’identità precisa. E che lo deve fare senza perdere l’obiettivo primario, che status e monte ingaggi impongono oramai da anni: vincere.


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