Ronaldo è già Juventino, Chiellini è già Capitano

Sarà che avevo ancora in mente il Frosinone-Juve di due anni fa, sarà che non siamo ancora al meglio e la partita di Valencia era stata molto più dispendiosa (come energie fisiche e mentali) di quanto potesse sembrare, sarà che la Gazzetta aveva definito il Frosinone imbarazzante e dunque sancito la certa vittoria dei bianconeri, ma ero assolutamente convinto che la partita di ieri sera non sarebbe stata semplice.

Squadra apparentemente “scarsa”,  in crisi, reduce da una batosta, chiusa, straconcentrata, la Juve con tutto da perdere e i giornali già pronti con in bozza la favola della squadra che guadagna un terzo del solo Ronaldo ma riesce a fermarlo e quindi Davide e Golia, l’umiltà contro l’arroganza, dov’è finito lo stile Juve (che non c’entra nulla ma ci sta sempre bene e suscita sempre parecchia indignazione)?

Invece fortunatamente la sblocca quello che ci prova, gliela salvano sulla linea, tira sul portiere, poi alto, poi di tacco, insomma quello che pur non ancora al meglio ha più voglia di tutti, il più desideroso di strappare tre punti a Frosinone, come se fosse il più importante successo della sua carriera.

E poi Bernardeschi, che ogni settimana cresce quanto gli altri crescono in un anno. Cancelo entra e offre 20 minuti di qualità, Emre Can pare già il padrone del centrocampo e allora anche in una partita non brillante e in una giornata difficile (con Mandzukic decisamente in giornata no, per esempio) prendiamoci i lati positivi, per una vittoria di cui non ci si deve affatto vergognare. E’ da sempre in partite come queste che la Juve fa la differenza rispetto alle altre, riuscendo a vincere anche quando sono già in bozza gli articoli di cui sopra sui buoni che fermano i cattivi.

Ed è da Juve l’intervista su Sky a Giorgio Chiellini, che ha un solo obiettivo in testa sin dalle prime parole. Elogia Cristiano e Bernardeschi, ma oggi questo non gli interessa. Ha in mente altro e appena trova un varco si inserisce e parte nell’esaltazione dell’uomo più in difficoltà di questo inizio, perché “Paulo ha fatto una grande partita, è stato fondamentale, troppo importante, è decisivo se gioca 1 minuto o 90 o 30 perché quest’anno ci alterneremo tutti, per voi se fa 2 gol voto otto, oggi 5, per noi non è così. Dybala entra a 10 minuti dalla fine a Parma per un centrocampista, all’inizio non capisco, ma poi ci ha fatto respirare, se l’atteggiamento è questo per noi è ancora più importante degli 8 gol in 5 partite dell’anno scorso” e così via, senza che nessuno gli avesse chiesto mezza parola su di lui”.

E così, mentre il Napoli vola, la Roma crolla e altrove si discute solo di VAR (bello quando si è primi, brutto quando si è indietro, ok se non utilizzato per un fallaccio, malvagio se non utilizzato per un fallo di mano, molto grave se viene abbandonato e poi di nuovo molto grave se viene correttamente utilizzato per annullare due gol irregolari perché “allora vogliono fermarci”, perché altrove funziona così), noi siamo lì in silenzio con i nostri punti, le nostre vittorie sofferte, le nostre interviste in cui ci chiedono dei gol e delle vittorie ma a noi quello non interessa perché oggi conta esaltare l’uomo in difficoltà.

E così, in una grigia giornata a Frosinone in cui a un tratto stiamo per maledire tutti e soprattutto quei due punti buttati, alla fine ci ricordiamo chi siamo in campo, con la felicità infinita di un campione che ha vinto talvolta qualcosa di più importante, e fuori. E mentre altrove si vedono complotti arbitrali, mediatici e finanziari, l’importante è non riconoscere meriti “a quelli là”, noi ci spieghiamo ancora meglio questi 7 anni, in cui sono andati via Buffon, Del Piero, Marchisio, Conte e altri simboli, ma lo spirito è rimasto immutabile e, pur nostalgici verso i grandi di questi anni, sappiamo che non c’è migliore garanzia di restare ancora a lungo quelli che siamo da un bel po’.