La Juve a fine stagione dovrà fare un passo oltre Cristiano Ronaldo

di Valerio Vitali |

La Juve a fine stagione dovrà fare un passo oltre Cristiano Ronaldo. Il titolo è forte, così come le argomentazioni che ne conseguono. Va fatto su questo tema pero’ una premessa: qualsiasi addetto ai lavori in casa bianconera rifarebbe tutto da capo, da quel luglio 2018. Analizzando quelle che sono state le prime tre campagne europeo con al fianco il più forte della storia della Champions League, si puo’ affermare senza incorrere in alcun errore che questa edizione non è paragonabile alle prime due. Quel salto in barriera spalle alla porta, alzando le gambe per far passare il pallone del 2-2, passato come “l’errore che ci è costato la qualificazione” non è pero’ l’unico in due partite dove le responsabilità vanno condivise con tutti, da Bentancur a Szczesny passando per Demiral e compagnia cantante.

Se infatti prima di quest’anno è stato solamente lui a trascinare a suon di gol la Juventus nella fase ad eliminazione diretta, non si puo’ dire altrettanto in questa. Impacciato, fuori dal gioco e con poca intensità ieri sera, così come nel match d’andata in Portogallo. Bisogna fare i conti con la realtà senza acquisire status alcuno per partito preso. Nessun “pro” o “contro” Cristiano Ronaldo, ma una mera considerazione della realtà, con la quale fare i conti senza astrattismi vari. Nel suo essere impalpabile, fuori dagli schemi, con la sua continua voglia di avere il pallone sui piedi, ormai CR7 sembra un corpo estraneo all’interno dei dettami di gioco di questa squadra, non in Serie A, ma in Champions, quando il livello della competizione ti impone per forza di cose di adeguarti a certi ritmi, di incidere in certe dinamiche.

E’ stato evidente in Juve – Porto la mancanza di incisività in questo senso di Cristiano. Pochi, pochissimi sprint, pochi se non nulli i movimenti senza palla e a questo livello non te lo puoi permettere. Giocare da fermo e sperare in un tiro da fuori o un calcio piazzato sono davvero poca cosa per il livello agonistico che delinea l’inadeguatezza o meno per poter competere in questi appuntamenti. Il “semidio” di Madrid o dei primi due anni Champions con la maglia della Juve non è quello che si è riproposto in questo 2021 europeo tutt’altro che da ricordare.

Il rammarico più grande di questo terzo millennio bianconero (sempre all’interno di un discorso circoscritto all’Europa) è non averlo “sfruttato” al pieno delle sue potenzialità. Sprecato nel gioco a “contropiede” con Allegri, lontano dall’idea di calcio di Sarri, fuori forma con Pirlo. Tre modi diversi, ma con il medesimo risultato. Spunti su cui riflettere, decisioni da intraprendere. Il goleador da 1-2 gol e la potenza di fuoco che sapeva esprimere (vedasi purtroppo quel Juve-Real 0-3 di cui tutti ancora oggi abbiamo memoria) sembra essersi smarrito. Ieri, così come a Oporto. Ed è un dato di fatto, non una critica a priori.

La Juventus a questo punto è in grado di tracciare una linea ben definita dell’esperienza CR7 in bianconero? E se sì, quali sono i pesi da porre sui due piatti della bilancia? Uno su tutti le vittorie, che da sempre sono l’unica cosa che conta. Due scudetti, sì, vinti da protagonista, altrettanto. Ma a 37 anni (per intenderci la prossima Champions, non quella attuale) puo’ ancora incidere in gran misura come nel recente passato? La Serie A, con un Ibrahimovic ancora dominante a 39 anni fa propendere la risposta verso il sì, ma in Europa i ritmi e la coralità di gioco impongono altro. Un “altro” che è un calderone di punti all’ordine del giorno (non oggi ma a fine stagione) che la dirigenza è obbligata a prendere in considerazione, continuando quel processo di rinnovamento che era stato annunciato a gran voce nell’agosto scorso.

Andare “oltre Ronaldo” comporterebbe anche una maggiore responsabilità per tutti gli altri componenti della rosa (e dell’ambiente tutto). Un adagiarsi sulle sue giocate interpellando quasi messianicamente una sua giocata per risolvere situazioni spinose. Lo ha fatto in questi ottavi di finale paradossalmente l’ultimo arrivato: Federico Chiesa. La squadra in questi ultimi due anni e mezzo, soprattutto a livello internazionale, ha dato a tutti questa terribile sensazione di livellamento mentale. Un processo di deresponsabilizzazione che pero’ deve terminare, volente o nolente, il prossimo maggio. Insomma, “fare un passo oltre Cristiano Ronaldo” serve a tutti, così come come serve riflettere sui modi errati di chi gli è stato attorno, di non averlo servito o utilizzato al meglio delle sue possibilità. Perché uno come lui, a Torino, difficilmente ripasserà per i prossimi decenni.