Ronaldo fuoriclasse atipico: dove metterlo in campo

di Sabino Palermo |

Da un’idea di Carlo Ancelotti (cit.). Questo articolo può cominciare con il padre dell’idea che ha rivoluzionato la carriera di Cristiano Ronaldo (e di conseguenza il calcio europeo). Il portoghese là davanti, e attorno tutti gli altri. Partendo largo da sinistra “aveva compiti difensivi e meno libertà in area di rigore”, perciò da centravanti avrebbe potuto pensare soltanto a fare gol. Ora l’antico dilemma se lo porta con sè Maurizio Sarri, costretto a plasmare la sua Juventus sull’atipicità dell’asso lusitano.

CRISTIANO E ALTRI DIECI – CR7 è tornato ai suoi livelli, ovvero altissimi, e ha trascinare la Juventus in uno dei periodi più difficili della gestione Sarri. Dopo l’inizio scintillante, in cui l’intera squadra sembrava “rinascere” sotto i dettami del nuovo allenatore (come non ricordarsi di Pjanic, Higuain e Bonucci di inizio stagione?), in questo momento bianconero soltanto i risultati stanno dando qualche gioia a tifosi e dirigenza. Nel momento migliore di Cristiano (in rete per 10 gare consecutive, in generale 24 gol in 29 presenze totali), la Juventus si è smarrita nel possesso palla e nella ricerca esasperata del gioco tra le linee. Quel gioco che, invece, ha esaltato l’individualità di Cristiano oscurando un po’ il resto dello spartito.

PARTENDO DA SINISTRA… – Nel 4-3-3 di inizio stagione, dopo la partenza di Mandzukic (fondamentale l’anno scorso per movimenti e libertà d’espressione di Cristiano, il portoghese partiva sempre da sinistra, accentrandosi e provando la conclusione a ripetizione. Higuain o Dybala, al centro e arretrati a dar manforte alla manovra, avevano sprazzi di classe per poter duettare con CR7 ed arrivare in porta. L’altro del trio, uno tra Douglas, Bernardeschi e Ramsey era l’elemento di indecisione che poteva trasformare Sarri in “genio” o “scemo del villaggio”. Da sinistra insomma, l’area doveva riempirsi ma…non lo faceva mai.

CONCLUDENDO AL CENTRO… – Con la novità del trequartista, nonostante le difficoltà a trovare il terzo tenore, la Juve aveva ritrovato pericolosità in attacco (sempre piuttosto sterile) e soprattutto affinità con la vena realizzativa di Cristiano. Sia Dybala sia Higuain, snaturandosi (ma non troppo), erano al servizio del portoghese: assist, duetti e fraseggi in area. Sembrava che il gol fosse sempre nell’aria e perciò Sarri, nonostante gli esperimenti falliti – Berna e Ramsey -, continuava a mettere il +1 dietro le punte. Con le linee centrali intasate, non era facile trovare le punte, ma il tempo di gioco di CR7 diventava l’assolo di chitarra in uno spartito monotono: sapeva soltanto segnare, da ogni posizione, e contro qualunque avversario.

E LA JUVE DI SARRI? – La soluzione al “problema” Cristiano era arrivata, anche in modo inaspettato e veeemente. Ma si è aperta una voragine nelle sicurezze bianconere, ancorate al vecchio modulo e all’ampiezza di gioco, e non ancora abituate a destreggiarsi tra le linee in maniera efficace. Quando la Juve non va, o non è al massimo, il motore è ingolfato e si creano difficoltà, sia in difesa sia in attacco. E la domanda sorge spontanea: bisogna insistere con Ronaldo così accentratore di gioco? La risposta, ovvia, è sì ma…dove la mettiamo la Juve di Sarri nello scacchiere italiano ed europeo?