Ronaldo, Dybala e quelle due immagini che spiegano tutto

di Massimo Zampini |

Con il calcio, come ha spiegato meglio di tutti Nick Hornby, si potrebbe raccontare ogni aspetto della nostra vita.

 

Conoscere questo sport vuol dire per esempio saper ragionare per stagioni e non per anni, consci che non bisogna mai disperarsi, perché a giugno si finisce ma ad agosto si è già pronti a ricominciare e chissà, magari sarà l’anno buono.

La speranza non muore mai, ogni estate si può resettare tutto e si può tornare a sognare.

 

Qui, purtroppo, da sette stagioni e mezzo le cose vanno in un certo modo, si finisce a giugno, si riparte ad agosto con tante speranze, poi però niente, quindi per trovarne di nuove bisogna aspettare il nuovo giugno e così via, il che aiuta a capire meglio come si è formato quel contesto tragicomico che raccontiamo settimanalmente.

 

Anche questa settimana ci ha accompagnato una serie di straordinarie dimostrazioni, che un giorno supponiamo verranno studiate da storici e sociologi per comprendere meglio come il medioevo sia arrivato ai nostri giorni.

Io metto a disposizione i miei articoli proprio a questo fine.

 

Così, dico a voi che ci leggete dal futuro, vi consiglio di cercare materiale sui commenti scritti nella settimana che andava dal 3 al 10 febbraio 2019 sulla cessione dell’onesto pedatore Sturaro (già nazionale e protagonista di semifinali di Champions) al Genoa, dopo anni in cui si assiste a valutazioni surreali di gente che non ha mai messo piede in serie A, solo per sistemare conti ben più traballanti.

Guardatevi poi quel titolone del più importante giornale di Napoli in cui si sdogana il termine “Scansuolo” (dai peggiori bar di paese ai quotidiani nazionali) per denigrare il Sassuolo come arrendevole sparring partner: se fate due controlli, scoprirete agilmente che a oggi, in tutta l’era Allegri, per ora il super Napoli ha battuto la Juve due volte (se vincerà tra un mese sarà la terza in cinque anni), una sola più dell’arrendevole Scansuolo, che ha decisamente meno mezzi e qualità.

Leggetevi le battutine amare e livorose verso il portiere avversario, che fa un errore nel rinvio, poi un miracolo su Ronaldo, poi prende tre gol e tanti tiri a 3 metri di distanza, e non hanno il coraggio di dirlo sul serio, che quello lo ha fatto apposta (non si sa bene cosa) ma non riescono a non alludere perché dentro la vivono male, perché ogni errore contro la Juve vuol dire altri possibili mesi di amarezze e allora diventa un nemico pure l’ottimo Consigli, pur ovviamente non responsabile della sconfitta di ieri.

 

Ma vale tutto, di questi tempi, fidatevi di me.

Ogni settimana le cose vanno peggio e, se un tempo ci si lamentava per un gol non visto in uno scontro diretto, oggi siamo alla disperazione per il prezzo di Sturaro o una mancata parata in un 3-0 a Sassuolo.

 

E’ anche la settimana del Festival, ma, come vi ha spiegato Nick Hornby, chi conosce il calcio sa già tanto della vita.

Così, chi segue il campionato ha già visto tutto, ma magari chi guarda Sanremo e non è appassionato del nostro sport preferito si sorprende di vedere le urla di giornalisti teoricamente imparziali e invece drammaticamente faziosi in sala stampa, il terzo che diventa primo, il secondo che si lamenta della mancata vittoria perché l’arbitro è schiavo del Palazzo e le regole vanno cambiate, l’invidia verso il vincitore, la volontà di delegittimarlo, e non conta se la canzone è bella o brutta, è comunque un furto (da noi chi vince non è mai chi ha meritato ma ha rubato, per definizione), il popolo crede sia stato deciso tutto da un complotto dei soliti noti e così via.

 

Già visto tutto, nulla di nuovo.

 

Però poi, uomini del futuro, sappiate che in questi anni c’è anche dell’altro.

C’è chi può gustarsi i titoli sulla crisi, la “crisetta”, dopo il terzo pareggio in ventidue partite di campionato, e poi godersi un tre a zero fuori casa con Khedira risorto, Szczesny sveglio e pronto (al netto dell’errore nel rinvio nel secondo tempo), Rugani e Caceres in crescita dopo un altro inizio troppo molle (soprattutto del primo), Pjanic in crescita, Ronaldo che arriva non si sa dove per saltare prima del portiere e – lui, l’egoista, quello che “non esulta ai gol dei compagni”, la primadonna, l’operazione meramente commerciale, il pensionato, il flop – in quell’attimo di gioia cambia l’esultanza conosciuta in tutto il mondo perché c’è da dedicare il gol al compagno in difficoltà, e allora ecco la felicità travestita da maschera di Dybala, poi tutti ad abbracciarsi e ripartire, perché Paulo entra, comincia a duettare con Cristiano, se la scambiano fino al limite al limite, Ronaldo – lui, l’egoista, quello che “non esulta ai gol dei compagni”, eccetera eccetera – fa l’ennesimo assist stagionale e segna Emre Can, appena entrato, perché alla festa dopo la crisi e la crisetta devono partecipare tutti.
E le immagini simbolo di giornata, della settimana, in fondo, perfino di questi anni, è giusto che siano quelle: quel titolo desolante del Mattino, per loro; Ronaldo che festeggia cambiando la sua esultanza per Dybala, per noi.

 

Guardate bene quelle due immagini. Da sette anni (anzi, stagioni) e mezzo, cari uomini del futuro, qui le cose vanno così.