Noi e Ronaldo, 9 mesi dopo

di Michael Crisci |

Ho sempre pensato che il momento migliore di Cristiano Ronaldo alla Juventus sarebbe stato l’inizio. Il 16 luglio, il giorno dello sbarco a Torino. Il giorno in cui milioni di tifosi, travolti dall’entusiasmo generale, hanno cominciato a idealizzare la sua stagione; quanti si saranno immaginati gol, giocate, momenti, situazioni. Anche perchè poi alla fine si sapeva sarebbe arrivato il giudizio del campo, freddo e inoppugnabile. Sapevamo che tutte le nostre aspettative, una volta partita la stagione, sarebbero appartenute al mondo dell’ignoto: sarà quello di Madrid? si adatterà? riuscirà nel miracolo?

Ricordo tutto di questa stagione tra le più strane che mi sia capitato di vivere; la conferenza stampa da leader carismatico, ricordo il gol a Villar, e il boato che generò, le prime tre partite in cui sembrava un pesce fuor d’acqua, il primo gol contro Sassuolo, così bello nella sua facilità, con il suo sguardo felice, mentre correva a raccogliere l’abbraccio della tribuna, consapevole di quanto fosse storico quel momento. Ricordo l’empatia sempre più crescente dopo le lacrime seguite all’ingiusta espulsione di Valencia

Poi quel gol contro lo United, che per qualche attimo ci ha fatto illudere che sarebbe stata una stagione europea memorabile; poi sono arrivate anche le prime stecche, le prime partite giocate a scartamento ridotto. Il gennaio non esaltante, e i primi mugugni, come quelli di Napoli. Il tutto per preparaci al momento più esaltante della stagione, la gara contro l’Atletico, in cui davvero abbiamo pensato che le nostre aspettative sarebbero state effettivamente realizzate. Poi la grande paura per l’infortunio, il recupero lampo per Amsterdam, e la serata del 16 aprile.

Esattamente 9 mesi dopo il suo arrivo a Torino, è successo tutto quello che temevamo, il destino ci ha ricacciato addosso con violenza tutte le nostre aspettative, disintegrando le nostre idealizzazioni. E ci sentiamo persi, smarriti e anche un po’ sbigottiti. Cerchiamo di capire cosa ci sia nella sua testa adesso, cerchiamo di capire come la pensa, come l’ha presa, se anche lui ora pensa quello che pensiamo noi

E nello sconforto generale, ritorno a quel 16 luglio, e mi ripeto che niente potrà sostituire come bellezza, come emozione, quelle 24 ore. Niente. Nessun giorno, della nostra storia con lui, sarà migliore di quello. Perchè da oggi in poi, ogni situazione con lui saprà già di vissuto, avrà perso ogni magia, e sarà diventata mera routine.

 


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