Ronaldo è della Juve

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Quella del 5 novembre 2013, ai tifosi della Juventus parve una notte di Champions League, pur prestigiosa, come tante altre. Certo, allo Juventus Stadium, al cospetto di una Vecchia Signora alla caccia disperata di punti qualificazione, si presentò il Real Madrid dei nuovi galattici, ma non sembravano esserci i presupposti perchè quella data, in apparenza senza particolari significati, restasse scolpita nella storia. Sensazione più che condivisibile, che a distanza di poco meno di 5 anni, però, viene impetuosamente spazzata via dalla forza brutale dell’attualità del mercato pallonaro, perchè quell’anonima notte autunnale segnò il primo passaggio nel teatro bianconero di Cristiano Ronaldo Dos Santos Aveiro, o se preferite CR7. Persino superfluo ricordare il fatto che il fuoriclasse portoghese lasciò il proprio sigillo sul match con una rete: filtrante di Benzema per tagliar fuori Barzagli, piattone destro aperto, esecuzione morbida a giro, ciuff. Buffon è battuto e Ronaldo potè esclamare per la prima volta nel capoluogo piemontese, da avversario, “estoy aqui”. Un gol come tanti altri, il numero 58 della sua carriera in Champions League.

Da quella sera ne sono arrivati addirittura altri 62, per un totale di 120 (leader ogni epoca della speciale classifica). Una cifra da brividi, straordinaria se ponderata anche solo tra le bacchette dritte del suo valore assoluto, che assume un peso specifico ancor più incredibile se parametrata sui numeri della rosa bianconera della scorsa stagione. Sommando tutte le reti siglate in carriera, nella massima competizione europea, dagli elementi a disposizione di Max Allegri nella passata campagna continentale, infatti, l’ammontare complessivo non scollina quota 100. Nonostante la presenza nel gruppo juventino di numerosi giocatori di primo livello, si può dunque percepire con effetto immediato quale possa essere l’impatto sulla Zebra, in termini realizzativi, del ragazzo proveniente dall’isola di Madeira.

Un condensato eletttrico di tecnica individuale sublime, esuberanza fisica con pochi eguali nel mondo dello sport e mestiere, in grado di scaricare scosse folgoranti per i portieri avversari ad un ritmo insostenibile per qualsiasi altra punta mai apparsa sulla scena planetaria. Magari non (per ora?) il più grande giocatore di sempre in senso lato, ma probabilmente l’attaccante più completo della storia del calcio. Il campionario di soluzioni offensive di cui dispone il sei volte campione d’Europa (tra club e nazionale) è sconfinato e forse ancora in parte inesplorato.

L’assunto degli ultimi 15 anni di Champions League è che Ronaldo segna sempre, in qualsiasi modo pensabile ed immaginabile, e lo sa bene proprio la Juventus. Sette partite contro i bianconeri, dieci gol, ciascuno diverso dall’altro: in rovesciata, di testa, scartando il portiere, scavalcandolo dolcemente con un destro morbido, su rigore, di rapina. Insomma, le sfide contro la Vecchia Signora sono una sorta di microcosmo della carriera europea di Ronaldo. O forse, più che una carriera, una vera e proprio epopea, iniziata a Manchester, sponda United, una notte di undici anni fa.

La prima vittima? La Roma di Spalletti. I giallorossi arrivarono ad Old Trafford, per il ritorno dei quarti 2007, forti del 2-1 dell’Olimpico, ma su di loro si abbattè la furia incontenibile dei Red Devils, corroborata dalla doppietta di CR7: accelereazione e destro fulminante appena dentro l’area e poi una zampata da rapace d’area. Poi il timbro di testa al Milan, nel turno successivo, per un tris d’apertura tutto italiano (è fermo a quota 18 contro le rappresentanti della serie A), per non fermarsi più. Nei primi anni mise in mostra con costanza una delle armi più devastanti del repertorio: il colpo di testa, in tutte le sue salse. In tuffo (contro lo Sporting, a casa sua), svettando in cielo con terzi tempi imperiali (nella finale di Mosca contro il Chelsea o all’Olimpico contro la Roma). Non l’unica, perchè poi ci sono le punizioni. Le due di Zurigo con cui si presenta al Real Madrid, le maledette di Marsiglia, quelle furbe a Milan e Wolfsburg. Senza dimenticare i micidiali tiri dalla distanza (come quello leggendario ad Oporto) ed un altro marchio di fabbrica come l’accellerazione bruciante sull’esterno, e la sterzata con il tacco all’altezza del vertice dell’area di rigore per disorientare il difensore e liberarsi per il tiro a giro sul secondo palo (un’esecuzione sbattuta in faccia a Dinamo Kiev e Roma). Il tutto sublimato dalla sorprendente capacità di battere a rete indifferentemente con il destro ed il sinistro, e corroborato dal formidabile set di movimenti di cui dispone in area di rigore (messo in mostra senza pietà in Galles).

Il miglior attaccante della storia è a Torino per continuare la propria epopea del gol, e magari scrivere altri gloriosi capitoli bianconeri. Del resto, nel corso degli anni ha imparato pure a segnare a raffica in quegli ultimi atti che tanto hanno fatto patire la Vecchia Signora. Arriva anche, e forse soprattutto, per CR7, Cambiare la Regola.