Ronaldo ama la Champions: cronistoria dei suoi esordi

di Sabino Palermo |

Il lunedì prima dell’inizio della Champions League è un giorno particolare: fatto di speranze, sogni ed illusioni. Hanno tutte la stessa musica, che accarezza la voglia di un’altra stagione rincorrendo la Coppa dalle Grandi Orecchie.

Ronaldo si è sbloccato, ma l’avete sentito/visto/letto da qualsiasi parte e non è questo il sunto del discorso. Ora arriva l’Europa, terreno assai arido di soddisfazione per i bianconeri, e Cristiano è “un uomo in missione per conto di Agnelli”. Bisogna solo trovargli l’altro compagno per creare i Blues Brothers: in lizza lo spento Mandzukic, l’azzoppato Dybala e il condannato Douglas Costa. Più distante, vista anche la panchina, parte la Cappella Sistina Bernardeschi.

Il dottor dos Santos Aveiro, nelle ultime sei (e dico 6!) stagioni in Champions League è sempre andato a segno nella gara d’esordio. Tra l’altro, tanto per gradire, ha annichilito letteralmente Galatasaray e Shakthar (partita in cui ha raggiunto gli 80 gol in Champions e quota 499 in carriera, si parla di 3 anni fa ragazzi eh) con una tripletta.

L’anno scorso, invece, si è fermato solamente a due. CR2, titolerebbe la Gazzetta, e tanto basterebbe per risparmiarci tutte le frasi fatte “eh ora con Ronaldo se fallite ai Gironi siete dei falliti” e compagnia cantante. Gol 106 e 107 nella competizione, contro l’Apoel che sarebbe poi stato nuovamente travolto (0-6) dal Real Madrid al ritorno. Vi risparmio gli 11 rigori realizzati in Champions e gli 89 gol in 92 partite fino a quel momento: statistiche di ordinaria amministrazione.

Ecco a voi l’ultima immagine di Cristiano Ronaldo a secco all’esordio in Champions, frenato dall’irreprensibile retroguardia della Dinamo Zagabria il 15 settembre 2011. Difesa guidata dal vice-campione del mondo Vida, ora in forza al Beşiktaş, mentre in mezzo al campo padroneggiavano un giovanissimo Kovacic ed il laziale Badelj. Per la cronaca, il Real vinse 1-0 grazie alla rete di Angel Di Maria.

Era il Madrid di José Mourinho: quello che lasciava in panchina Higuain, il nostro Sami Khedira ed il prospetto (poi giocatore vero a Napoli) Callejon. Insomma, la Serie A ha pescato dalle riserve merengues di quell’annata. Sarà un bene o un male?

Tutto cominciò con le scuse al suo pubblico, quello bianco-verde dello Sporting Lisbona, che decise di zittire al minuto 62’ per regalare i 3 punti alla causa dei Red Devils di Sir Alex Ferguson. Fu l’inizio di una cavalcata intramontabile per la sua carriera (8 reti e miglior marcatore della competizione) per il Manchester United – che vinse quella Champions, la terza della sua storia, ai rigori contro il Chelsea – e soprattutto per entrare nella storia della Champions League.

Il precedente con un’altra spagnola, però, non è favorevole. L’unica volta (naturalmente con lo United) che CR7 ha incontrato ai Gironi – come prima gara – una squadra spagnola è stato nel lontano 2008-2009 ed era il Villarreal. Uno scialbo 0-0 all’Old Trafford per i campioni d’Europa in carica e prestazione anonima per il portoghese. Fu l’anno di Messi, in un circolo vizioso che poi sarebbe durato un decennio, che divenne capocannoniere (9 reti) della Champions e vinse davanti a Ronaldo e all’Olimpico di Roma la sua seconda Coppa Campioni con la maglia del Barcellona.

Barcellona che è stato banco di prova dei bianconeri l’anno scorso, dove gli uomini di Allegri furono travolti 3-0. Come esordio, direi, che ci sono stati dei momenti migliori. Proverà Cristiano a risollevare il morale alla “squadra delle finali perse” contro il Valencia. Anche perché l’ultima trasferta, con la maglia del Real, regalò parecchie soddisfazioni al portoghese: doppietta pregevole e 4-1 perentorio degli uomini di Zidane. Ritratto di una serata che gli juventini aspettano da tanto, saprà dipingere un altro capolavoro l’asso bianconero?