L’inattesa (o quasi) piega degli eventi

di Mauro Bortone |

cristiano ronaldo

Ronaldo via dalla Juve. L’aereo di Mendes. L’agente a Torino. L’accordo col City di Guardiola. Anzi no, forse quello col Psg se parte Mbappé. Le percentuali di permanenza ridotte all’osso. È un bene, è un male. La delusione. Le parole. Il suo silenzio. L’arrivo di Raiola. Le ipotesi. Gli slot da extracomunitario in rosa. Sono ore di fermento quelle che vive il tifoso juventino, a un passo probabilmente dal saluto al campione che ha vestito i suoi colori.

Non c’è meraviglia assoluta, forse, perché certi malesseri e malumori erano emersi nel tempo e i segnali d’insofferenza offerti dal fuoriclasse portoghese non erano mancati. Ma fa specie che un’operazione di questo tipo, da tempo “percepita”, si arrivi a consumare negli ultimi giorni di mercato, quando le possibilità per impattare il colpo sono minori rispetto a un’intera sessione di mercato.

È l’inattesa (o quasi) piega degli eventi (di brizziana memoria e di momblaniana citazione) con cui dover fare i conti, al di là degli steccati ideologici tra tifosi che si dividono sul tema più marginale della questione, ovvero chi stia facendo di più una “cattiva figura” tra Juve e CR7. Il punto è altro: non solo recepire la ormai “scontata” (a sentire i cronisti di settore, sebbene di scontato non ci sia mai nulla in assoluto) partenza di CR7, ma colmarla in una situazione di emergenza, viste le tempistiche.

In questo contesto di veline, rilanci, brevi che si rincorrono su agenzie e social a ritmo frenetico, sfugge il motivo per cui, tra molti tifosi (soprattutto quelli juventini), stia facendo presa l’idea che la squadra sarebbe più forte perdendo il giocatore migliore. Servirebbe almeno in questo un po’ di coerenza, soprattutto se sono gli stessi che ritengono i campioni d’Italia in carica indeboliti per aver perso i migliori giocatori e l’allenatore (peraltro degnamente sostituiti in tempi brevissimi), mentre ancora in casa bianconera si brancola alla ricerca del profilo e della casella nel rettangolo di gioco da riempire.

È come se in un gioco perverso davvero si voglia continuare a sostenere che il problema di questi anni sia stato uno da oltre 100 gol in tre anni e non compagni di squadra spesso inadeguati al suo carisma e una società incapace (a più livelli) di metterlo nelle migliori condizioni per esprimere il suo talento. È il non voler ammettere che il portoghese abbia spesso tolto le castagne dal fuoco e predicato nel vuoto del deserto, perché soprattutto a centrocampo, in questi anni, dopo Cardiff, il talento si è desertificato. Anche domenica, subentrato dalla panchina e dopo settimane di parole, aveva messo il suo sigillo, elevandosi su tutti come fatto in un vecchio Sampdoria-Juventus: un gol annullato per fuorigioco di un lobo.

E spesso sono gli stessi tifosi che l’anno scorso volevano cambiare mezza squadra e oggi ritengono che vadano bene pure De Sciglio e Rugani in rosa, perché tanto “basta Allegri”, dimenticando che nessuno ha potere di fare miracoli. Lo insegna proprio la storia di Ronaldo in bianconero: non basta avere il fuoriclasse per superare i propri limiti. Fa specie che, in queste ore, ci sia chi appare più preoccupato dalla partenza possibile di Weston McKennie che da quella di un cinque volte pallone d’oro. È un mondo strano, dove peraltro ci si lamenta di un calciatore che “gioca poco per la squadra” ma lo si vuole sostituire con una punta che, quando giocava in Italia, veniva accusata dello stesso “difetto”. Ma questa è ancora tutta un’altra storia da scrivere.

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